L’ASEAN pronta a fare pressione sui militari del Myanmar

Pubblicato il 15 ottobre 2021 alle 18:57 in Asia Myanmar

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I ministri degli Esteri dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN) hanno deciso di non invitare il leader del governo militare del Myanmar ad un vertice annuale per essersi rifiutato di permettere all’inviato del blocco, Erywan Yusof, di incontrare la leader del governo civile deposto il primo febbraio scorso, Aung San Suu Kyi.

La notizia è stata rivelata ad Associated Press da un diplomatico dell’ASEAN dopo una riunione di emergenza del gruppo del 15 ottobre. La mossa dell’ASEAN potrebbe essere la presa di posizione più marcata e di contrasto presa dal blocco contro i militari del Myanmar dal primo febbraio scorso. I membri dell’ASEAN sono stati sottoposti ad un’intensa pressione internazionale affinché esortassero il Myanmar, che fa parte del gruppo di dieci Nazioni, a fermare la violenza nata nel Paese a seguito della presa di potere da parte dei militari. Il 4 agosto scorso, l’ASEAN aveva nominato il secondo ministro degli Esteri del Brunei Erywan come suo inviato speciale per mediare nella crisi birmana. Erywan ha annullato un viaggio in Myanmar dopo essere stato informato che non avrebbe potuto incontrare Suu Kyi e altri membri dell’esecutivo deposto, il 13 ottobre.

La ministra degli Esteri indonesiana, Retno Marsudi, ha riferito su Twitter che non ci sono stati “progressi significativi” verso la risoluzione della crisi birmana, aggiungendo che, il 15 ottobre, l’Indonesia ha affermato che il Myanmar non dovrebbe essere rappresentato a livello politico fino a quando non ripristinerà la sua democrazia attraverso un processo inclusivo. Erywan, che ha ospitato l’incontro del 15 ottobre, avrebbe poi annunciato che non vi fosse consenso tra i membri dell’ASEAN per invitare il generale Min Aun Hlaing al vertice del 26-28 ottobre, secondo quanto riferito da un diplomatico del Sud-Est asiatico ad Associated Press. Il funzionario, che ha parlato a condizione di anonimato, ha affermato che Erywan rimanderà la sua visita in Myanmar a dopo il vertice di fine ottobre. Sempre secondo le stesse fonti, il ministro degli Esteri del Myanmar, Wunna Maung Lwin, si sarebbe opposto a tale decisione  e avrebbe ribadito che Erywan non può incontrare Suu Kyi e l’ex presidente Win Myint perché entrambi sono sottoposti a procedimenti legali.

Come sottolineato da Associated Press, consentire a Min Aung Hlaing di partecipare al vertice dell’ASEAN, che si svolgerà tramite video, potrebbe essere percepito come un riconoscimento dei militari. Tra i leader mondiali che dovrebbero partecipare al vertice c’è poi il presidente statunitense Joe Biden, che ha condannato quanto fatto dai militari in Myanmar e autorizzato sanzioni contro i generali. Australia, Canada, Nuova Zelanda, Norvegia, Corea del Sud, Unione europea, Stati Uniti e Regno Unito hanno rilasciato separatamente una dichiarazione congiunta di sostegno all’inviato dell’ASEAN. I Paesi hanno esortato il Myanmar a impegnarsi in modo costruttivo con Erywan e a fornirgli l’accesso a tutte le parti.

La decisione di escludere il leader militare del Myanmar è la decisione più risoluta adottata finora dell’ASEAN, che è stata ostacolata dalla sua politica di non interferenza negli affari interni dei Paesi membri e dal suo processo decisionale consensuale. Tuttavia, alcuni Paesi membri, tra cui Malesia e Filippine, ritengono che l’azione sia giustificata perché i gravi disordini in Myanmar potrebbero innescare instabilità a livello regionale.

Il Myanmar versa in una situazione di crisi interna da quando l’Esercito ha preso il potere il primo febbraio scorso, dopo aver arrestato, la leader del governo civile che è stato rovesciato, Aung San Suu Kyi, l’allora presidente, Win Myint, e altre figure di primo piano dell’esecutivo. I poteri legislativi, esecutivi e giudiziari sono stati trasferiti al comandante in capo delle forze armate, Min Aung Hlaing, mentre il generale Myint Swe è stato nominato presidente ad interim del Paese. L’Esercito ha giustificato le proprie azioni denunciando frodi elettorali avvenute durante le elezioni dell’8 novembre 2020, che avevano decretato vincitore con l’83% dei voti la Lega nazionale per la Democrazia (NDL), il partito allora al governo con a capo Aung San Suu Kyi. Tali votazioni sono state annullate e l’Esercito ha promesso nuove elezioni entro agosto 2023. Intanto, il primo agosto, è stato nominato un nuovo governo provvisorio di cui Min Aung Hlaing è primo ministro e che ha sostituito il Consiglio di amministrazione di Stato che aveva fino ad allora guidato il Paese, effettuando un passaggio da un consiglio militare ad un governo transitorio.

In risposta a tali eventi, dal 6 febbraio, sono nati sia un movimento di disobbedienza civile, con il quale molti dipendenti pubblici hanno lasciato il proprio impiego, sia proteste della popolazione, che l’Esercito ha represso con la violenza. In secondo luogo, l’Esercito ha ripreso a combattere contro diverse milizie etniche presenti da decenni in Myanmar, le quali si sono avvicinate ai manifestanti fornendo loro anche addestramento militare. I combattimenti nelle aree periferiche del Paese stanno generando centinaia di migliaia di sfollati. Infine, il 16 aprile scorso, più membri del Parlamento birmano deposti, alcuni leader delle proteste e altri rappresentanti di alcune minoranze etniche del Paese hanno istituito il governo di unità nazionale (GUN), che, dal 5 maggio scorso, ha un corpo armato noto come Forza di difesa del popolo. Il GUN e le sue milizie sono stati classificati come un gruppo terroristico l’8 maggio scorso. Il 7 settembre scorso, il presidente ad interim del GUN, Duwa Lashi La, ha dichiarato lo stato di emergenza e ha lanciato una “guerra difensiva”.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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