India, Kashmir: 22 morti in due settimane

Pubblicato il 15 ottobre 2021 alle 16:56 in Asia India

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La polizia indiana ha reso noto che alcuni sospetti ribelli hanno ucciso un ufficiale dell’Esercito indiano e un soldato, durante una caccia all’uomo nel Kashmir controllato dall’India, il 14 ottobre. Con le ultime 2 morti, il totale delle persone decedute nelle violenze che hanno interessato il Kashmir nelle ultime due settimane è salito a 22.

I 2 soldati uccisi il 15 ottobre stavano inseguendo alcuni ribelli in un’area boschiva nel Kashmir meridionale, Mendhar, quando è scoppiato uno scontro a fuoco. La caccia all’uomo nella regione era stata intensificata dopo l’uccisione di 5 militari, l’11 ottobre, in una sparatoria avvenuta in un passo di montagna vicino alla Linea di controllo (LoC), un confine de facto nel Kashmir tra la parte indiana e quella pakistana istituito dall’Onu di fronte alle tensioni nate dalle rivendicazioni concorrenti di India e Pakistan sul Kashmir.

L’aumento delle violenze nel Kashmir si colloca in concomitanza con un’ondata di arresti che avrebbero interessato oltre 700 persone eseguiti dopo che,  il 5 ottobre, un gruppo di aggressori aveva sparato separatamente a 3 civili di diverse etnie uccidendoli. Tali omicidi hanno innescato una paura diffusa tra le comunità minoritarie, con molte famiglie indù e sikh che hanno scelto di lasciare la valle del Kashmir. 

Nelle ultime due settimane, la polizia ha dichiarato di aver ucciso 8 sospetti ribelli e in totale le persone morte sono state 22.La famiglia di uno dei sospetti morti ha negato che il giovane avesse alcun legame con i recenti attacchi, affermando che era stato arrestato dai soldati e ucciso in un episodio organizzato mentre era in custodia.

Il Kashmir è una regione asiatica a maggioranza musulmana, situata tra l’India, il Pakistan e la Cina che, al momento, ne amministrano aree distinte. In particolare, la parte centro-meridionale, il Jammu e Kashmir, è amministrata dall’India, lo Azad Kashmir e il Gilgit-Baltistan, le porzioni Nord-occidentali, sono sotto la giurisdizione del Pakistan, mentre la zona Nord-orientale, Aksai Chin, è sotto il controllo della Cina. Tale ripartizione non è però riconosciuta dagli attori in gioco e Nuova Delhi e Islamabad rivendicano la propria sovranità l’una sulle parti dell’altra. Le parti si sono spesso accusate l’un l’altra di aver di aver violato il cessate il fuoco del 2003. Al contempo, dal 1989, nella parte indiana ci sono gruppi ribelli che lottano per l’indipendenza del territorio o per unirsi al Pakistan, accusato dall’India di armare i militanti.

In tale contesto, il 5 agosto 2019, l’esecutivo indiano guidato dal premier Narendra Modi, a capo del partito nazionalista-induista BJP, aveva suddiviso il territorio del Kashmir sotto la propria giurisdizione in due zone amministrate federalmente dall’India, il Jammu e Kashmir e il Ladakh. Così facendo erano stati revocati gli articoli 370 e 35A della Costituzione indiana che sancivano i diritti all’autonomia di cui godeva la regione, ovvero su tutte le questioni interne, tranne difesa, comunicazione e affari esteri. Di conseguenza, lo status speciale della regione era stato revocato e la sua costituzione separata era stata annullata. 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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