Bangladesh: proteste violente nella capitale

Pubblicato il 15 ottobre 2021 alle 17:58 in Asia Bangladesh

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Migliaia di manifestanti nella capitale del Bangladesh Dhaka si sono scontrati con la polizia, il 15 ottobre, durante proteste per la diffusione sui social media di immagini ritraenti il Corano ritenute offensive. Le forze di sicurezza hanno usato gas lacrimogeni e manganelli contro i manifestanti.

La polizia bengalese ha detto che le proteste di strada sono iniziate dopo le preghiere del venerdì nella moschea Baitul Mukarram, nel centro di Dhaka. I manifestanti si sono riuniti per protestare contro le immagini emerse in precedenza sui social media di una copia del Corano ai piedi di una statua in un tempio indù, nel Bangladesh orientale. I manifestanti hanno scandito slogan anti-India e hanno criticato il primo ministro Sheikh Hasina, che i critici accusano di essere vicino a Nuova Delhi.

 Il vice commissario della polizia metropolitana di Dhaka, Sajjad Hossain, ha affermato che diverse persone sono rimaste ferite dopo che la polizia ha caricato con manganelli e gas lacrimogeni per disperdere la folla che stava tentando di sfondare una barricata della polizia. Non è ancora chiaro in quanti siano rimasti feriti negli scontri, mentre almeno tre dei manifestanti sono stati arrestati per essere interrogati.

Gli scontri nella capitale sono arrivati a seguito di episodi di vandalismo segnalati in vari templi indù in altre parti del Paese, a maggioranza musulmana. In Bangladesh, circa il 9% degli oltre 160 milioni di persone sono indù. L’aumento delle tensioni contro tale comunità è arrivato mentre la minoranza indù celebrava l’ultimo giorno della festa religiosa Durga Puja.

Le autorità del Bangladesh hanno ordinato un’indagine sull’immagine del libro sacro dell’Islam collocata nel tempio, mentre Hasina ha messo in guardia contro qualsiasi tentativo di turbare l’armonia comunitaria nel Paese. Tuttavia, le organizzazioni indù hanno affermato che gli attacchi sono continuati in altre parti del Paese, dove decine di indù sono stati feriti e le loro statue nei templi sono state vandalizzate o rovesciate. Da mercoledì, almeno 100 persone sono state arrestate in tutto il Paese per presunti attacchi a templi indù, hanno detto le autorità.

Proteste simili a quelle del 15 ottobre avevano interessato il Bangladesh in occasione della visita del primo ministro indiano nonché leader del partito nazionalista-induista Bharatiya Janata Party (BJP), Narendra Modi, dal 26 al 27 marzo scorsi. In tal caso, le proteste erano state organizzate dal gruppo religioso musulmano conservatore Hefazat-e-Islam, che ha una diffusa rete di influenza a livello nazionale. Il tour di due giorni di Modi era stato il suo primo viaggio all’estero da quando è iniziata la pandemia di coronavirus e aveva concluso i 10 giorni di celebrazioni a Dacca per i cinquant’anni di indipendenza nazionale. L’India ha aiutato il Bangladesh ad ottenere l’indipendenza dal Pakistan attraverso una guerra di nove mesi, nel 1971. Da allora, Dacca e Nuova Delhi hanno condiviso stretti legami.

Modi è stato però accusato da più bengalesi di aver di aver perpetrato numerose azioni di repressione nei confronti delle persone di fede musulmana in India. In generale, tra le iniziative maggiormente criticate a tal proposito vi sono stati la revoca dell’autonomia della regione a maggioranza musulmana del Jammu e Kashmir, sotto il controllo dell’India, il 5 agosto 2019, e l’emendamento alla ì legge sulla cittadinanza indiana, ovvero il Citizenship Amendment Act (CAA), l’11 novembre dello stesso anno. Con quest’ultimo in particolare, ai migranti irregolari appartenenti alle minoranze religiose Hindu, Sikh, Buddiste, Jain, Parsi e Cristiane, in fuga da Pakistan, Bangladesh ed Afghanistan, dove sono perseguitati, è stato consentito ottenere con maggior facilità la cittadinanza indiana. L’unica fede esclusa dall’emendamento è stata quella musulmana, che in India conta un totale di circa 180 milioni di fedeli e che hanno accusato Modi di aver così interrotto la secolare tradizione di tolleranza indiana, mostrando un pregiudizio verso i cittadini musulmani.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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