Afghanistan: attacco contro una moschea sciita a Kandahar

Pubblicato il 15 ottobre 2021 alle 12:56 in Afghanistan Asia

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Un’esplosione all’interno della moschea sciita Bibi Fatima, nella città meridionale di Kandahar, in Afghanistan, ha causato la morte di almeno 35 persone, mentre più di 60 sarebbero state ferite, il 15 ottobre. Al momento, non c’è ancora stata alcuna rivendicazione di responsabilità e il numero di feriti e vittime potrebbe salire.

L’attacco è avvenuto nella più grande moschea per fedeli sciiti della città di Kandahar durante le preghiere del venerdì. Un ex membro del consiglio provinciale, Nematullah Wafa, in un primo momento, aveva affermato che almeno 7 morti e 13 feriti erano stati estratti dal luogo dell’esplosione. Il portavoce dei talebani Bilal Karimi aveva poi confermato l’accaduto aggiungendo che è in corso un’indagine ma senza fornire ulteriori dettagli. Le forze speciali talebane sono arrivate alla moschea per mettere in sicurezza il sito ed è stato rilasciato un appello è stato ai residenti per donare il sangue per le vittime.

Un testimone ha detto all’agenzia di stampa AFP, citata da Al-Jazeera English, di aver sentito tre esplosioni, una alla porta principale della moschea, un’altra in una zona meridionale e una terza dove si lavano i fedeli. Fonti ospedaliere hanno poi riferito ad Al-Jazeera di aver ricevuto molti pazienti e che, visto il loro aumento, si teme un alto numero di vittime. Le fotografie pubblicate dai giornalisti sui social media hanno mostrato molte persone apparentemente morte o gravemente ferite sul pavimento insanguinato della moschea.

L’incidente è avvenuto una settimana dopo che decine di persone sono state uccise e più di 100 sono rimaste ferite a seguito di un’esplosione in una moschea sciita nella città Nord-orientale di Kunduz, durante la preghiera di venerdì 8 ottobre. L’attentato era stato rivendicato dallo Stato Islamico Khorasan (IS-K), che ha intensificato gli attacchi dopo la vittoria dei talebani sul governo appoggiato dall’Occidente a Kabul, il 15 agosto scorso. Prima dell’8 ottobre, tra gli altri attacchi perpetrati dall’IS-K vi sono stati quello contro una moschera di Kabul del 3 ottobre, in cui erano presenti alcuni funzionari talebani, che avevano partecipato alle celebrazioni funebri della madre del vice ministro Zabihullah Mujahid. Anche in tal caso, IS-K aveva rivendicato la responsabilità dei fatti, analogamente a quanto fatto rispetto alle quattro esplosioni che avevano colpito la capitale della provincia di Nangarhar, Jalalabad, il 18 settembre. A tale proposito, è importante specificare che la città di Jalalabad è uno dei luoghi dove lo Stato Islamico è maggiormente attivo in Afghanistan. Tuttavia, l’organizzazione sembra in grado di effettuare operazioni anche nella capitale, poiché i militanti affiliati allo Stato Islamico avevano rivendicato anche l’attentato del 26 agosto presso l’aeroporto di Kabul, effettuato mentre le forze armate della NATO stavano concludendo l’evacuazione delle truppe straniere dall’Afghanistan. L’attacco suicida aveva causato la morte di almeno 175 persone, tra cui 13 soldati statunitensi. 

L’IS-K è nata nel 2015 nella parte Nord-orientale del Paese. Si ritiene che tale sezione sia stata fondata da ex membri dei talebani pakistani e si sia diffusa nelle zone rurali dell’Afghanistan, soprattutto nella provincia di Kunar, dove si registra una maggiore presenza di musulmani salafiti, lo stesso ramo dell’Islam sunnita dello Stato Islamico. Questi si sono sempre identificati come una minoranza tra i talebani. Secondo gli esperti, l’IS-K si è riorganizzato in una rete di micro-cellule difficile da eradicare e rappresenta una grave minaccia per la stabilità del Paese e della regione.

In Afghanistan, il 15 agosto, i talebani si sono insediati nella capitale afghana Kabul, annunciando la rinascita dell’Emirato islamico e la fine della guerra in Afghanistan. Nel giro di poche settimane, il gruppo ha preso il controllo sul Paese conquistando gran parte dei suoi capoluoghi provinciali, spesso senza incontrare resistenza. Una volta che i talebani sono giunti alle porte di Kabul, il 15 agosto, il presidente dell’Afghanistan, Ashraf Ghani, ha lasciato il Paese per recarsi negli Emirati Arabi Uniti.  Il successivo 31 luglio, poi, le truppe statunitensi hanno concluso il loro ritiro dall’Afghanistan. Il 7 settembre, i talebani hanno annunciato un nuovo governo ad interim per l’Afghanistan, con il mullah Mohammad Hassan Akhund come primo ministro e il mullah Abdul Ghani Baradar, co-fondatore del gruppo, come suo vice.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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