UE, crisi migratoria: convocati gli ambasciatori di Lettonia, Polonia e Lituania

Pubblicato il 14 ottobre 2021 alle 19:34 in Bielorussia Europa Polonia Repubbliche Baltiche

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Mentre l’esecutivo dell’Unione Europea ha convocato, il 14 ottobre, gli ambasciatori di Polonia, Lituania e Lettonia per discutere dei migranti rimasti bloccati al confine con la Bielorussia, Varsavia ha indetto un vertice con l’incaricato agli Affari Esteri della Bielorussia, Alexander Chesnovsky, per affrontare l’aggravarsi della crisi migratoria.

La Commissione Europea ha richiamato, giovedì 14 ottobre, gli inviati degli Stati membri di Polonia, Lituania e Lettonia per discutere della crisi migratoria al confine con la Bielorussia e degli immigrati rimasti bloccati nel limbo frontaliero. Nel dettaglio, il commissario europeo per gli Affari Interni, Ylva Johansson, ha indetto un incontro a Bruxelles con gli ambasciatori dei tre Paesi per discutere della gravità della situazione. Johansson si è detta “estremamente preoccupata” degli ultimi sviluppi lungo i confini che gli Stati europei condividono con la Bielorussia, soprattutto perché decine di persone, tra cui bambini, sarebbero rimaste bloccate poiché non autorizzate ad accedere ai Paesi.

Intanto, lo stesso giovedì, il Ministero degli Esteri della Polonia ha convocato l’incaricato agli Affari Esteri della Bielorussia per discutere della crisi migratoria, aggravatasi a partire dal mese di agosto. Secondo quanto riferito dal suddetto Dipartimento, il funzionario di Minsk è stato convocato perché Varsavia intendeva affrontare il “deterioramento della situazione al confine polacco-bielorusso”, dove le attività di “rappresaglia” perpetrate da Minsk rappresentano una grande “minaccia” per il Paese. Inoltre, la Polonia ha altresì sottolineato di essersi offerta, in più occasioni, di supportare la Bielorussia attraverso aiuti umanitari per gestire la crisi. Tuttavia, dall’altra parte, Minsk ha definito la mossa una “retorica populista” e ha declinato i sostegni, accusando la Polonia di “spingere” i migranti con bambini oltre il confine.

Gli ultimi sviluppi si collocano nel quadro dei recenti disordini che hanno coinvolto, l’8 ottobre, le autorità frontaliere di Varsavia e di Minsk. In tale data, la Polonia ha accusato le Forze bielorusse di aver aperto il fuoco contro le proprie divisioni. “Una pattuglia dei servizi bielorussi ha sparato colpi d’arma da fuoco verso i soldati dell’Esercito polacco, impegnati nelle operazioni di pattugliamento del confine”, avviate al fine di normalizzare la crisi migratoria. Stando ai dati delle autorità frontaliere polacche, a partire dal primo ottobre, il Paese ha registrato più di 3.000 di attraversamento illegale del confine da parte di migranti di origini Medio-Orientali che sarebbero passati attraverso il territorio della Bielorussia, la quale continua ad essere accusata di servirsi dell’arma migratoria per esercitare pressioni sull’Unione Europea (UE). Nel mese di settembre, inoltre, le suddette autorità hanno segnalato un totale di 7.535 tentativi di attraversamento illegale, a fronte dei 120 tentativi registrati nell’arco del 2020. 

Tuttavia, la situazione ha iniziato ad aggravarsi a partire dal mese di agosto, quando  LituaniaLettonia e Polonia hanno segnalato un brusco aumento di immigrati irregolari provenienti dal confine con la Bielorussia. In totale, da agosto a settembre, sono stati registrati oltre 14.000 tentativi di attraversamento illegale. Questo ha portato i tre Paesi a rafforzare le recinzioni lungo la frontiera, a dispiegare militari e a indire lo stato di emergenza. I timori di Vilnius, Riga e Varsavia sono culminati nel primo vertice multilaterale, tenutosi nella capitale polacca il 13 settembre.  Si è trattato di un summit senza precedenti, indetto per discutere della risposta da adottare per contrastare le “minacce convenzionali e ibride” di Mosca e Minsk. Inoltre, sul tavolo dei negoziati, svoltosi alla presenza dei ministri degli Esteri e della Difesa dei Paesi, è stato posto il rafforzamento della capacità di deterrenza e di difesa delle Repubbliche Baltiche e della Polonia, nonché le ultime sfide alla sicurezza regionale, come la crisi migratoria.

Il primo Paese ad annunciare lo Stato di emergenza è stata la Lituania, il 2 luglio. Secondo quanto riferito dalle guardie di frontiera lituane, il numero di immigrati clandestini nel Paese è aumentato di oltre 10 volte rispetto allo stesso periodo nel 2020. A partire dal primo gennaio 2021, la Vilnius ha posto in stato di fermo oltre 4.000 migranti, catturati lungo il confine con la Bielorussia. A seguire, anche la Lettonia è stata costretta ad adottare analoghe misure, introducendo, il 10 agosto, lo stato di emergenza, che sarà in vigore fino al 10 novembre prossimo. Successivamente, il presidente di Varsavia, Andrzej Duda, ha introdotto,  il 2 settembre, lo stato di emergenza. Tale misura restrittiva avrà una durata di minimo 30 giorni e interesserà 115 insediamenti nella regione di Podlaskiee e 68 in quella di Lubelskie, al confine con la Bielorussia, accusata di servirsi dell’immigrazione illegale ed alimentarla per esercitare pressioni contro l’Unione Europea e le sanzioni del 21 giugno.

Il recente incremento è legato alle contromisure adottate dal presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, per rispondere alle sanzioni che l’Unione Europea aveva imposto contro il regime di Minsk per il dirottamento del volo Ryanair del 23 maggio. Tale episodio aveva portato all’arresto dell’attivista e giornalista Roman Protasevich. Lukashenko aveva dichiarato che la Bielorussia non avrebbe più contribuito ad aiutare l’Unione Europea nella lotta all’immigrazione clandestina a causa dell’interferenza di Bruxelles in quelli che sarebbero “affari interni” del Paese. Il presidente della Lituania, commentando la crisi, ha definito i migranti “un’arma politica del regime bielorusso”.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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