Siria: attacco di Israele contro Palmira, almeno 4 vittime

Pubblicato il 14 ottobre 2021 alle 8:22 in Israele Siria

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Almeno un soldato siriano e altri 3 combattenti di gruppi filoiraniani sono rimasti vittima di un attacco aereo, presumibilmente condotto da Israele, nei pressi della città di Palmira, situata nel governatorato di Homs, nella Siria centrale.

Il bombardamento, secondo quanto riportato da fonti militari locali all’agenzia di stampa filogovernativa SANA e all’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), è stato perpetrato alle 23:34 circa della sera del 13 ottobre. Ad essere prese di mira sono state diverse postazioni appartenenti a gruppi armati affiliati a Teheran, oltre a una torre di comunicazione, situate nei pressi della base aerea T4, a Est di Palmira. Secondo quanto specificato dal SOHR, gli aerei israeliani sono stati visti sorvolare il triangolo al confine tra Iraq, Siria e Giordania, nei pressi della base di al-Tanf, prima di perpetrare il raid. Tra le vittime, 3 combattenti erano membri di fazioni filoiraniane, ma la loro nazionalità non è stata specificata. Al contempo, altri 7 uomini sono rimasti feriti, di cui 3 soldati dell’esercito siriano legato al presidente Bashar al-Assad, mentre sono stati registrati danni materiali in un centro di addestramento e una base per droni.

L’episodio del 13 ottobre giunge a pochi giorni di distanza da un attacco simile, condotto, nella sera dell’8 ottobre, contro la medesima base, altresì nota come Tiyas. In tal caso, due combattenti affiliati a Teheran hanno perso la vita, mentre altri 6 soldati di Damasco risultano essere stati feriti. Stando a quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, la base aerea T-4 comprende 54 hangar, una pista principale e due piste secondarie, ciascuna lunga circa 3 chilometri. L’aeroporto contiene diversi tipi di velivoli, tra cui “Mig-29”, “Mig-27” e “Sukhoi-35”, oltre a squadroni di aerei di diversa tipologia, da “Mig-25 a “Su-22” e “Su-24”. Vi è, poi, uno squadrone di riserva composto da 24 velivoli, oltre a radar a corta frequenza montati su auto e circa 136 veicoli militari, compresi carri armati T-82. L’aeroporto è di importanza strategica per la sua vicinanza all’Iraq. Si pensa che dallo scoppio della guerra civile siriana del 2011, il governo di Damasco e l’alleato iraniano abbiano utilizzato la base per lanciare attacchi militari contro i gruppi di opposizione in diverse regioni della Siria. Alcune fonti, poi, hanno rivelato che Teheran ha depositato droni nella medesima base.

Nelle ultime settimane, le postazioni di Teheran situate nei territori siriani sono state più volte prese di mira, l’ultima volta l’11 ottobre. Tali attacchi non sono stati mai rivendicati, ma alcuni credono che dietro possano esservi Israele o la coalizione internazionale anti-ISIS a guida statunitense. Risale, invece, alla notte tra il 2 e il 3 settembre uno degli ultimi attacchi in Siria attribuiti a Israele. In tale occasione, i missili del “nemico israeliano” sono stati in gran parte intercettati e abbattuti prima che colpissero gli obiettivi designati, nelle vicinanze di Damasco. Si pensa che il raid di Israele fosse diretto verso postazioni militari appartenenti all’esercito siriano ma impiegate da milizie filoiraniane per fabbricare armi, nelle aree periferiche di Barzeh e Jamaraya, sedi di “centri di ricerca”.

Israele, dal canto suo, raramente conferma i propri attacchi in Siria. Dall’inizio del 2021, sono stati registrati circa 19 episodi simili, che hanno provocato il ferimento o la distruzione di più di 41 obiettivi, inclusi edifici, depositi di armi e munizioni, postazioni militari e centri di produzione di armamenti. Nel 2020, invece, era stato l’esercito israeliano a riferire di aver bombardato circa 50 obiettivi siriani. In realtà, è dal 2011 che Israele è considerato l’autore di attacchi aerei in Siria, volti a prendere di mira i suoi principali nemici nella regione mediorientale, Iran ed Hezbollah in primis. Negli ultimi mesi, le operazioni attribuite a Israele hanno mirato a colpire soprattutto le milizie filoiraniane, stanziate nella Siria orientale, meridionale e Nord-occidentale, oltre che nei sobborghi intorno a Damasco. 

A detta di Israele, Teheran starebbe provando a intensificare la propria presenza in Siria creando una base permanente, sebbene le operazioni israeliane abbiano contribuito a limitare l’influenza del nemico iraniano. Inoltre, fonti di intelligence regionali hanno dichiarato che i gruppi armati filoiraniani, tra cui le Quds Force, hanno rafforzato la propria presenza nei dintorni di Sayeda Zainab, nel Sud di Damasco, dove si pensa siano state create diverse basi sotterranee. Funzionari militari siriani e dell’intelligence occidentale hanno poi affermato che in cima alla lista dei target di Israele vi sono le infrastrutture che potrebbero consentire all’Iran di produrre missili a guida di precisione sul territorio siriano, erodendo il vantaggio militare regionale di Israele.

Secondo le informazioni fornite dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani è la città di al-Mayadin, nel Nord-Est della Siria, ad ospitare la maggiore concentrazione di combattenti filoiraniani, a tal punto da essere considerata una “colonia dell’Iran”. In tale quadro, il 5 settembre, il SOHR, con sede a Londra, ha monitorato l’arrivo di circa 39 autocisterne cariche di petrolio, poi dirette verso il Libano, dopo essere passate per le aree controllate da gruppi filoiraniani. Prima ancora, il 31 agosto, una spedizione di missili terra-terra a medio raggio è giunta a circa 200 chilometri da al-Bukamal, al confine amministrativo del governatorato di Raqqa, definita anch’essa una colonia iraniana impiegata da Teheran per immagazzinare armi. Oltre ai missili, sono stati visti entrare anche quasi 50 camion carichi di benzina attraverso il valico ufficiale di al-Bukamal, sotto gli auspici della Quarta Divisione, l’ala iraniana all’interno dell’esercito siriano. Dall’inizio di maggio 2021, i gruppi filoiraniani hanno allestito, nella regione, basi per installare piattaforme di lancio di missili, probabilmente da impiegare per colpire le Syrian Democratic Forces (SDF) e le truppe della Coalizione anti-ISIS a Est del fiume Eufrate. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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