Russia: Nord Stream 2 quasi operativo, gli USA rinunciano a nuove sanzioni

Pubblicato il 14 ottobre 2021 alle 12:14 in Germania Russia USA e Canada

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Il vice primo ministro della Federazione Russa, Alexander Novak, ha annunciato, giovedì 14 ottobre, che il gasdotto russo-tedesco Nord Stream 2 è stato completato e sarà messo in funzione “entro pochi giorni”. Nel frattempo, l’amministrazione presidenziale degli USA ha dichiarato che non intende imporre nuove sanzioni contro il gasdotto, provocando malcontento tra i principali oppositori.

A riportare le dichiarazioni rilasciate dal Novak, il medesimo giovedì, è stata l’agenzia di stampa russa Interfax. Secondo quanto reso noto dal vicepremier, la messa in funzione del progetto infrastrutturale è strettamente correlata all’approvazione del regolatore tedesco. Considerando che, al momento, sono in corso le operazioni di riempimento dei tubi, Nord Stream 2 sarà operativo per pompare gas verso l’Europa “non appena l’ente tedesco rilascerà le certificazioni e i permessi”, ha continuato Novak. In tale quadro, è opportuno ricordare che Nord Stream 2 AG, la principale società impegnata nella costruzione del gasdotto, aveva annunciato l’inizio delle procedure di riempimento della prima stringa del gasdotto qualche giorno prima, il 4 ottobre.

Il regolatore tedesco, altresì noto come Federal Grid Agency, aveva ricevuto la documentazione da approvare l’8 settembre. Secondo la normativa di Berlino, la procedura di verifica e di approvazione dei documenti, che devono dimostrarsi conformi alle direttive dell’Unione Europea (UE), potrebbe richiedere fino a quattro mesi. Successivamente, i materiali saranno sottoposti all’esame della Commissione Europea, ragion per cui Novak ha affermato, il 14 ottobre, che la messa in funzione del gasdotto “dipende dall’Europa”. Di conseguenza, entro l’8 gennaio, la Federal Grid Agency dovrà fornire alla Nord Stream 2 AG una risposta concreta. Qualora il gasdotto entrasse in funzione senza previa approvazione, l’ente sarà soggetto a sanzioni.

Intanto, il medesimo 14 ottobre, la testata statunitense Politico ha riferito, citando fonti proprie, che la Casa Bianca non intende imporre una nuova ondata di sanzioni contro Nord Stream 2 AG e il suo amministratore delegato, Matthias Warning. Dall’altra parte, il Congresso statunitense, soprattutto il senatore texano Ted Cruz, continua a rimanere contrario al gasdotto, condannando la scelta di non applicare nuove sanzioni. Nel dettaglio, al fine di esercitare pressioni sull’amministrazione del presidente, Joe Biden, per spingerla ad imporre nuove misure restrittive, il senatore Cruz starebbe ritardando di proposito la nomina di più di una decina di candidati del Dipartimento di Stato. Anche un’altra testata degli USA, The New York Times, aveva riferito, il 2 ottobre, che la nomina di un totale di 59 ambasciatori era in fase di stallo per via dei ritardi provocati da Cruz. Questo ha portato l’amministrazione presidenziale ad avviare un dialogo con il senatore, sebbene i colloqui non abbiano prodotto esiti positivi, ha riferito il quotidiano USA citando fonti.

In tale contesto, è importante ricordare che gli Stati Uniti si sono a lungo opposti alla messa in opera del progetto, soprattutto attraverso meccanismi sanzionatori. Da parte sua, Washington ha sempre temuto che, una volta concluso il gasdotto, il blocco europeo sarebbe diventato fortemente dipendente dalla Russia dal punto di vista energetico. Un altro fattore che spiega i numerosi tentativi USA di interrompere il progetto è il Gas Naturale Liquefatto (GNL). Washington sperava di poter penetrare nel mercato europeo con il proprio GNL, sostituendo così il gas di Mosca. Tuttavia, nonostante il GNL possa essere meno inquinante rispetto al normale gas, il prezzo non è tanto competitivo quanto quello del gas russo. Pertanto, gli USA non sono riusciti a prendere il posto della Federazione.

Nonostante ciò, il 20 maggio, Biden aveva annunciato la rinuncia a nuove misure punitive, sia perché il gasdotto era ormai completato al 99%, sia per non compromettere le relazioni bilaterali con la Germania. Tale decisione aveva poi portato Berlino e Washington, il 21 luglio, a concordare un accordo per garantire che Mosca non si sarebbe servita del gasdotto per fare leva sull’Europa e per perpetrare la sua politica “aggressiva” contro l’Ucraina. Tuttavia, il 22 luglio, Kiev e Varsavia avevano sottolineato che le loro preoccupazioni in merito al Nord Stream 2 non erano diminuite con il nuovo accordo USA-Germania.

Il Nord Stream è uno dei più grandi gasdotti al mondo. Il primo progetto prese forma nel 1997, quando la russa Gazprom e la Neste, una compagnia petrolifera finlandese, costituirono la North Transgas Oy. L’8 novembre 2011, la Merkel inaugurò il Nord Stream 1 insieme all’ex presidente della Federazione Russa, Dmitrij Medvedev, e l’ex primo ministro francese, François Fillon. Quindi, nell’ottobre 2012, la Russia valutò un ampliamento della cubatura di gas da trasportare in Europa, così si avviò il progetto Nord Stream 2. Ora in fase di completamento, la lunghezza prevista per il gasdotto è di 1.230 chilometri e il percorso che seguirà è analogo a quello del gasdotto Nord Stream 1: partirà dalle coste della Russia, attraverserà il Mar Baltico, fino a giungere alla Germania. Nello specifico, il Nord Stream 2 attraverserà le Zone Economiche Esclusive (ZEE) di 5 Paesi, quali Russia, Germania, Danimarca, Finlandia e Svezia e permetterà alla Russia di raddoppiare i volumi di gas trasportati, arrivando a 110 miliardi di metri cubi di gas all’anno.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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