Myanmar: i militari escludono un incontro ASEAN-Suu Kyi

Pubblicato il 14 ottobre 2021 alle 11:54 in Asia Myanmar

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il governo militare del Myanmar ha acconsentito, il 13 ottobre, ad una visita nel Paese dell’inviato speciale dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN), Erywan Yusof, ma non gli consentirà di incontrare la leader del governo civile deposto il primo febbraio scorso, Aung San Suu Kyi.

La notizia è stata diffusa dal portavoce del governo militare, Zaw Min Tun. Quest’ultimo ha poi aggiunto che, al momento, vi è un ritardo nell’approvazione da parte delle Nazioni Unite della nomina dell’ambasciatore all’Onu del governo militare. Per il portavoce, tale situazione sarebbe politicamente motivata e le Nazioni Unite e altri Paesi e organizzazioni “dovrebbero evitare i doppi standard quando sono impegnati in affari internazionali”. Rispetto alla detenzione e ai processi a cui è stata sottoposta Suu Kyi, il portavoce ha insistito sul fatto che il sistema giudiziario del Myanmar fosse equo e indipendente e che avrebbe gestito di conseguenza il caso della ex-leader, aggiungendo che il capo della giustizia era stato nominato dal precedente governo.

Le osservazioni del portavoce si collocano in un momento in cui la comunità internazionale sta facendo pressioni sui militari birmani affinché approvino un piano in cinque punti concordato al vertice regionale di Jakarta, in Indonesia, del 24 aprile scorso, tra l’ASEAN e le autorità militari birmane. In tale occasione, l’Associazione aveva cercato di contribuire alla fine dei disordini interni al Myanmar instaurando un dialogo con la giunta militare al potere, sebbene tale scelta avesse attirato le critiche degli oppositori secondo i quali dialogare con il generale a capo delle forze armate, Min Aung Hlaing, avrebbe legittimato la presa di potere militare. Intanto, l’attuazione del piano è in ritardo e, a tal proposito, l’inviato speciale dell’ASEAN per il Myanmar ha affermato che l’inazione della giunta equivarrebbe a fare marcia indietro, aggiungendo che alcuni Paesi membri starebbero valutando l’esclusione di Min Aung Hlaing da un vertice dell’ASEAN previsto entro la fine del mese di ottobre 2021.

Il Myanmar versa in una situazione di crisi interna da quando l’Esercito ha preso il potere il primo febbraio scorso, dopo aver arrestato, la leader del governo civile che è stato rovesciato, Aung San Suu Kyi, l’allora presidente, Win Myint, e altre figure di primo piano dell’esecutivo. I poteri legislativi, esecutivi e giudiziari sono stati trasferiti al comandante in capo delle forze armate, Min Aung Hlaing, mentre il generale Myint Swe è stato nominato presidente ad interim del Paese. L’Esercito ha giustificato le proprie azioni denunciando frodi elettorali avvenute durante le elezioni dell’8 novembre 2020, che avevano decretato vincitore con l’83% dei voti la Lega nazionale per la Democrazia (NDL), il partito allora al governo con a capo Aung San Suu Kyi. Tali votazioni sono state annullate e l’Esercito ha promesso nuove elezioni entro agosto 2023. Intanto, il primo agosto, è stato nominato un nuovo governo provvisorio di cui Min Aung Hlaing è primo ministro e che ha sostituito il Consiglio di amministrazione di Stato che aveva fino ad allora guidato il Paese, effettuando un passaggio da un consiglio militare ad un governo transitorio.

In risposta a tali eventi, dal 6 febbraio, sono nati sia un movimento di disobbedienza civile, con il quale molti dipendenti pubblici hanno lasciato il proprio impiego, sia proteste della popolazione, che l’Esercito ha represso con la violenza. In secondo luogo, l’Esercito ha ripreso a combattere contro diverse milizie etniche presenti da decenni in Myanmar, le quali si sono avvicinate ai manifestanti fornendo loro anche addestramento militare. I combattimenti nelle aree periferiche del Paese stanno generando centinaia di migliaia di sfollati. Infine, il 16 aprile scorso, più membri del Parlamento birmano deposti, alcuni leader delle proteste e altri rappresentanti di alcune minoranze etniche del Paese hanno istituito il governo di unità nazionale (GUN), che, dal 5 maggio scorso, ha un corpo armato noto come Forza di difesa del popolo. Il GUN e le sue milizie sono stati classificati come un gruppo terroristico l’8 maggio scorso. Il 7 settembre scorso, il presidente ad interim del GUN, Duwa Lashi La, ha dichiarato lo stato di emergenza e ha lanciato una “guerra difensiva”.

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.