Libia: un piano in quattro fasi per il ritiro dei mercenari

Pubblicato il 14 ottobre 2021 alle 12:02 in Africa Libia

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Dopo che il Comitato militare congiunto 5+5, l’8 ottobre, ha annunciato di aver raggiunto un accordo per il ritiro “graduale ed equilibrato” di forze e mercenari stranieri dalla Libia, fonti libiche hanno diffuso la notizia di un possibile piano da attuarsi in quattro fasi.

In particolare, l’emittente libica 218tv ha diffuso i dettagli di un piano elaborato dal Comitato stesso nel corso di un incontro, della durata di tre giorni, svoltosi a Ginevra a partire dal 6 ottobre. Tale meeting si è tenuto sotto l’egida della Missione di Sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL), alla presenza del suo inviato, Jan Kubis.

Secondo quanto rivelato da fonti a conoscenza del piano, in una prima fase è previsto il ritiro, dalle linee di contatto, delle forze straniere legate alle due parti belligeranti libiche, l’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar, e l’esercito del precedente governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA). Tali forze dovranno recarsi presso punti specifici in due determinate città libiche, così da stabilire la fiducia tra le parti e dare prova della “buona volontà” di liberare la Libia dai mercenari ed impegnarsi nella realizzazione dell’accordo di cessate il fuoco, siglato a Ginevra il 23 ottobre 2020.

Solo in un secondo momento interverranno osservatori internazionali, i quali, sotto supervisione internazionale, saranno chiamati ad interagire con osservatori locali per attuare il piano stabilito a Ginevra e consentire una “evacuazione graduale, equilibrata e simultanea” delle forze e mercenari stranieri. Tale punto, ha specificato 218tv, è stato concordato all’unanimità dai membri del Comitato militare e inviato, tramite telegramma, alle Nazioni Unite e al Consiglio di Sicurezza. In tale quadro, era stato il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, a parlare, più volte, del dispiegamento di una squadra di 10 osservatori in Libia, i quali collaboreranno con il Comitato militare congiunto 5+5 per garantire il rispetto dell’accordo di cessate il fuoco e la realizzazione delle sue clausole. Stando a quanto specificato, la squadra avrà sede a Tripoli e, successivamente, una volta completate le disposizioni in materia di sicurezza e inviato supporto logistico, vi saranno fino a 60 osservatori a Sirte. Tale punto è stato ribadito anche a margine dei colloqui del 6 ottobre. Nello specifico, Guterres ha affermato, che la squadra contribuirà a “creare le condizioni necessarie per la corretta attuazione del piano d’azione”.

Circa il piano di ritiro dei mercenari, la terza fase include un processo di monitoraggio del numero effettivo di forze e combattenti stranieri e la relativa documentazione da parte degli osservatori internazionali, i quali non dovranno più basarsi su stime. In tal modo, si potrà proseguire con la fuoriuscita dei gruppi armati. Infine, nella quarta e ultima fase, i mercenari verranno fatti uscire dalla Libia in lotti successivi, secondo un calendario specifico, i cui dettagli, però, non sono stati ancora rivelati. A tal proposito, fonti militari e di sicurezza vicine al Comitato hanno rivelato a Sky News Arabia che il ritiro dovrebbe essere completato entro il 2023, mentre si potrebbe iniziare ad attuare il piano già dal mese prossimo, a seguito di ulteriori incontri e consultazioni. 

Allontanare forze e mercenari stranieri rappresenta uno dei prerequisiti volti a garantire la corretta prosecuzione del cammino politico della Libia e del processo di transizione democratica intrapreso. Si tratta di una clausola stabilita con l’accordo di cessate il fuoco del 23 ottobre 2020, in base alla quale i combattenti stranieri avrebbero dovuto lasciare i territori libici entro 90 giorni dalla firma dell’intesa. La scadenza, tuttavia, non è stata mai rispettata e, secondo le stime delle Nazioni Unite, circa 20.000 combattenti stranieri hanno continuato a sostare nel Paese Nord-africano. Circa il Comitato militare congiunto 5+5, si tratta di un organismo formato a seguito della Conferenza di Berlino del 19 gennaio 2020 e che include delegati delle due parti belligeranti che si sono affrontate sui fronti di combattimento libici, l’esercito legato al GNA e l’Esercito Nazionale Libico.

Nel frattempo, l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR) ha riportato, il 5 ottobre, che un primo aereo con circa 300 combattenti siriani è atterrato in Turchia, e da lì i mercenari sono stati trasferiti in Siria. Successivamente, fonti del quotidiano al-Arabiya hanno rivelato che altri 90 combattenti di origine siriana si sono diretti in Turchia, nella sera del 6 ottobre, dopo essersi imbarcati su un aereo di una compagnia libica presso l’aeroporto di Mitiga, situato a circa 5 chilometri a Est di Tripoli.

Ammonta a circa 7.000 il numero di combattenti siriani inviati dalla Turchia in Libia per affiancare l’esercito di Tripoli nel corso del conflitto. Questi sono perlopiù militanti delle divisioni di Sultan Murad, un gruppo armato di ribelli attivo nella guerra civile siriana, supportato dalla Turchia e allineato con l’opposizione siriana, di Suleyman Shah e di al-Mu’tasim, una fazione affiliata all’Esercito Siriano Libero, una forza armata che mira a rovesciare il presidente siriano, Bashar al-Assad. Ankara, a detta dell’Osservatorio, ha garantito a questi mercenari passaporto turco, incentivi e uno stipendio mensile pari a circa 2.000 dollari. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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