Italia, caso Regeni: al via il processo sui 4 agenti di sicurezza egiziani

Pubblicato il 14 ottobre 2021 alle 11:32 in Egitto Italia

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Si apre oggi, giovedì 14 ottobre, a Roma, il processo contro i quattro alti esponenti delle forze di sicurezza egiziane indagati per l’omicidio del giovane ricercatore italiano, Giulio Regeni. Il 28enne era scomparso al Cairo il 25 gennaio 2016. Nove giorni dopo, il suo corpo è stato ritrovato sul ciglio di un’autostrada della capitale egiziana con chiari segni di tortura addosso.

I pubblici ministeri italiani presentano il caso in una stanza del carcere di Rebibbia. Ad essere accusati sono tre membri della National Security Agency (NSA) egiziana e un ufficiale della polizia investigativa del Cairo. Il generale Tariq Sabir, il colonnello Usham Helmi e il colonnello Athar Kamel Mohamed Ibrahim sono accusati di rapimento, mentre il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif è accusato anche di “gravi danni fisici” e “omicidio aggravato”. Tutti sono processati in contumacia. Un’udienza si può svolgere senza la presenza di un sospettato se prove sufficienti dimostrano che le autorità hanno fatto tutto il possibile per notificargli le accuse. La procura italiana ha più volte chiesto la residenza legale dei quattro imputati, ma l’Egitto non ha mai assecondato la richiesta. Gli avvocati difensori nominati dal tribunale avevano in precedenza sostenuto che il processo non dovesse andare avanti in quanto non era certo che gli indagati fossero a conoscenza del procedimento giudiziario. L’obiezione è stata respinta a maggio dal giudice dell’udienza preliminare, il quale, tra le altre cose, aveva affermato che la copertura mediatica sul caso era stata tale che la notizia aveva sicuramente raggiunto gli indagati. Il giudice dell’Alta Corte dovrà ora fare una nuova valutazione sulla stessa questione. “Questa fase è fondamentale in quanto dimostrerà se l’Egitto ha impedito lo svolgimento del processo non collaborando”, ha rivelato ad Al Jazeera una fonte vicina al caso.

Nel frattempo, i media italiani hanno riferito, mercoledì 13 ottobre, che l’ufficio del presidente del Consiglio diventerà parte civile del processo e hanno sottolineato che i quattro premier in carica dalla morte di Regeni saranno chiamati a testimoniare. L’avvocato della famiglia Regeni, Alessandra Ballerini, avrebbe altresì annunciato l’intenzione di richiedere la testimonianza del presidente egiziano, Abdel Fattah el-Sisi.

Il ragazzo era un dottorando dell’Università di Cambridge che stava svolgendo una ricerca sui sindacati indipendenti dell’Egitto. Questi ultimi erano stati tra i protagonisti della rivoluzione del 2011 che aveva costretto alle dimissioni l’allora presidente Hosni Mubarak. I pubblici ministeri italiani sostengono che Regeni sia stato seguito per 40 giorni prima della sua scomparsa. Il ricercatore sarebbe finito sotto i riflettori dell’NSA quando entrò in contatto con Mohammed Abdullah, leader del sindacato dei venditori ambulanti, per una questione che riguardava la sovvenzione di 10.000 sterline messe a disposizione da un’organizzazione non governativa britannica, la fondazione Antipode. Questi risultati sono emersi, lo scorso dicembre, quando i pm italiani, Michele Prestipino e Sergio Coloaiocco, hanno presentato una prova che è stata definita “inequivocabile” dei fatti accaduti.

Un dipendente dell’NSA, nell’agenzia da 15 anni, era tra i cinque testimoni chiave a cui hanno fatto riferimento nel loro rapporto i pubblici ministeri. L’uomo ha raccontato di aver visto il ricercatore italiano nella stanza numero 13 dell’ufficio di Lazougly. La vecchia villa era il luogo in cui venivano solitamente portati gli stranieri sospettati di complottare contro la sicurezza nazionale egiziana. “Quando sono entrato nella stanza 13, ho notato catene di ferro usate per legare le persone, il ragazzo era mezzo nudo, la parte superiore del suo corpo aveva segni di tortura e delirava”, ha detto l’ufficiale ai pm italiani. Dopo che i quattro agenti egiziani sono stati identificati e accusati, almeno altre 10 persone si sono rivolte alla procura. Tra tutte le testimonianze ricevute, tre sono state ritenute attendibili e ufficialmente aggiunte al caso. È la prima volta che membri della National Security Agency vengono ritenuti responsabili. “Le forze di sicurezza si sentono invincibili, sentono che non possono essere toccate”, ha detto ad Al Jazeera Hussein Baoumi, un ricercatore che si occupa di Egitto per Amnesty International. “Il processo invia un messaggio molto importante, ovvero quello che non sono immuni e che saranno ritenuti responsabili”, ha aggiunto.

I pubblici ministeri italiani si sono ripetutamente lamentati dei loro omologhi egiziani e li hanno accusati di mancata collaborazione. In Egitto, nessuno è stato ritenuto responsabile e gli esperti legali ritengono improbabile l’eventualità che i colpevoli finiscano dietro le sbarre poiché Roma e Il Cairo non condividono un trattato di estradizione. Nel marzo 2016, le autorità egiziane hanno affermato che le forze di sicurezza avevano ucciso, in una sparatoria, cinque membri di una banda criminale sospettata di essere in possesso di alcuni effetti personali del ricercatore. I funzionari italiani, tuttavia, hanno denunciato la mossa, definendola un insabbiamento. Quando, due anni dopo, è stato comunicato che cinque membri dell’apparato di sicurezza egiziano erano stati messi sotto inchiesta, Il Cairo ha interrotto la collaborazione con Roma. Alla fine, l’Italia ha accusato quattro agenti. A dicembre, il procuratore egiziano, Hamada al-Sawi, ha annunciato la chiusura temporanea delle indagini, affermando che Il Cairo non avrebbe intentato un procedimento penale “perché l’autore risulta sconosciuto”.

Diversi gruppi per la difesa dei diritti umani hanno a lungo accusato il governo di al-Sisi di attuare un’ampia repressione del dissenso, giudicandolo altresì coinvolto nella tortura dei prigionieri politici. Il Cairo nega tali accuse. In un rapporto pubblicato nel 2020, la Commissione egiziana per i diritti e le libertà ha documentato 2.723 casi di “sparizione forzata” dal 2013.

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Chiara Gentili

di Redazione

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