Etiopia: si intensifica l’operazione governativa nel Tigray e nelle regioni circostanti

Pubblicato il 14 ottobre 2021 alle 12:49 in Africa Etiopia

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Un’offensiva aerea e terrestre condotta dalle truppe etiopi e dai loro alleati contro le forze ribelli della regione settentrionale del Tigray si sta intensificando, con un bilancio di vittime “sconcertante”. Queste le dichiarazioni del portavoce delle milizie tigrine, Getachew Reda, il quale ha riferito all’agenzia di stampa Reuters, durante una conversazione telefonica, che l’esercito etiope e le sue forze alleate starebbero combattendo su diversi fronti, sia nella regione di Amhara che in quella di Afar, vicine al Tigray. Il portavoce delle truppe di Addis Abeba non ha ancora risposto alle richieste di commento avanzate dall’agenzia. Finora, l’esercito e il governo etiope non hanno confermato l’avvio di una nuova offensiva, che, secondo il TPLF, sarebbe iniziata con attacchi aerei intorno all’11 ottobre.

“C’è una lotta in corso e il numero delle vittime è sbalorditivo”, ha dichiarato Reda, aggiungendo di non poter fornire dettagli sul numero di morti o feriti. Il portavoce ha specificato che i combattimenti sono concentrati vicino alla città di Weldiya, ad Amhara, e nelle aree di Haro e Chifra, nella regione di Afar. Reuters ha precisato di non aver potuto verificare in maniera indipendente la situazione sul campo né di aver potuto calcolare il numero delle vittime perché l’accesso alla zona è bloccato ai giornalisti e gran parte delle connessioni telefoniche sono state interrotte.

I nuovi combattimenti rischiano di destabilizzare ulteriormente la sicurezza della nazione del Corno d’Africa e di far precipitare il Tigray nella carestia. Secondo quanto riferito da diversi operatori umanitari, che hanno citato le testimonianze dei locali, i militari eritrei, la cui presenza in Etiopia, al fianco dell’esercito di Addis Abeba, era stata condannata da più parti per via di sospetti crimini a danno dei civili, sarebbero ancora nel Paese e starebbero tuttora prendendo parte al conflitto. Secondo fonti del posto, citate da Reuters, le forze eritree si starebbero scontrando contro i tigrini soprattutto a Berhale, nella regione di Afar. Il Dipartimento di Stato USA ha dichiarato, martedì 12 ottobre, che sta valutando l’uso di sanzioni economiche per colpire gli attori responsabili della violenza in Etiopia. I confini del Tigray sono circondati da militari e le Nazioni Unite affermano che il governo sta bloccando gli aiuti alimentari a centinaia di migliaia di persone affamate, un’accusa che le autorità negano. Il capo dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha dichiarato, mercoledì 13 ottobre, che nel Tigray oltre il 90% della popolazione ha bisogno di aiuti alimentari e che circa 400.000 persone vivono in condizioni di carestia, secondo le ultime analisi dell’ONU. “Stiamo assistendo a tassi di malnutrizione acuta, con livelli paragonabili a quelli che abbiamo visto all’inizio della carestia in Somalia nel 2011”, ha detto Ghebreyesus. In quel disastro morirono circa 260.000 persone. Il capo dell’OMS ha aggiunto che, da luglio, non arrivano più forniture mediche nel Tigray. “Solo una parte delle strutture sanitarie del Tigray rimane operativa a causa della mancanza di energia e attrezzature. Le persone con malattie croniche muoiono per mancanza di cibo e medicine”, ha detto Ghebreyesus durante una conferenza stampa a Ginevra.

L’operazione dell’esercito federale etiope nella regione del Tigray era iniziata, il 4 novembre 2020, dopo che il TPLF era stato ritenuto responsabile di aver attaccato una base militare delle forze governative a Dansha, con l’obiettivo di rubare l’equipaggiamento militare in essa contenuto. Abiy aveva accusato il TPLF di tradimento e terrorismo e aveva avviato una campagna militare per riportare l’ordine nella regione. L’offensiva era stata dichiarata conclusa il 29 novembre 2020, con la conquista della capitale regionale, Mekelle. Tuttavia, i combattimenti sono continuati nella parte centrale e meridionale del Tigray. In tale quadro, anche l’Eritrea ha inviato i suoi uomini a sostegno delle forze di Abiy. 

I combattenti tigrini non si sono fermati e, qualche mese dopo, hanno ripreso il controllo di gran parte del territorio della regione settentrionale del Tigray, dopo aver riconquistato la capitale regionale, Mekelle. L’operazione militare del governo federale ha subito un duro colpo a causa della controffensiva tigrina e, nella serata del 28 giugno, l’esecutivo di Addis Abeba si è trovato costretto ad annunciare un cessate il fuoco unilaterale e immediato. La mossa ha segnato una pausa nel conflitto civile, che andava avanti da quasi otto mesi. Il TPLF, tuttavia, ha definito la tregua “uno scherzo” e i combattimenti non si sono ancora arrestati.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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