Emirati Arabi Uniti, Israele, USA: colloqui a circa un anno dagli accordi di Abramo

Pubblicato il 14 ottobre 2021 alle 17:03 in Emirati Arabi Uniti Israele USA e Canada

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Washington ha ospitato, il 13 ottobre, un incontro trilaterale che ha visto riuniti i ministri degli Esteri di Israele ed Emirati Arabi Uniti (UAE), rispettivamente Yair Lapid e Abdullah bin Zayed al-Nahyan, con il Segretario di Stato degli USA, Antony Blinken. In tale occasione, le parti hanno stabilito di creare due gruppi di lavoro, il primo riguardante la “coesistenza religiosa” e il secondo per discutere di dossier legati a energia e risorse idriche.

A riferirlo è stato il capo della diplomazia emiratino a margine dei colloqui, affermando altresì che presto si recherà in visita a Tel Aviv, su invito del suo omologo israeliano. Abu Dhabi, ha affermato al-Nahyan, è soddisfatta delle crescenti relazioni instaurate con Israele e di quanto stabilito sino ad ora. “Stiamo costruendo ponti tra due mondi”, ha affermato il ministro emiratino, secondo cui gli incontri tra UAE ed Israele avranno un impatto positivo per l’intera regione mediorientale, mentre il percorso intrapreso sta dando i suoi frutti. Motivo per cui, non solo vale la pena investirvi, ma anche correre dei rischi. A tal proposito, al-Nahyan ha ringraziato gli Stati Uniti per gli sforzi profusi nel “costruire ponti tra due Paesi di successo”, con riferimento agli accordi di Abramo, siglati, il 15 settembre 2020, proprio alla Casa Bianca e incoraggiati dalla precedente amministrazione statunitense, guidata da Donald Trump. Per al-Nahyan, tale intesa rappresenta un catalizzatore per promuovere la pace nell’intera regione mediorientale.

L’incontro del 13 ottobre è stato occasione per discutere degli ultimi sviluppi a livello regionale e internazionale e per passare in rassegna i risultati raggiunti a circa un anno di distanza dalla firma degli accordi di normalizzazione, oltre che dei modi per consolidare ulteriormente la cooperazione bilaterale in settori di mutuo interesse e per trovare soluzioni sostenibili che garantiscano sicurezza e stabilità. In tale quadro, al-Nahyan ha altresì affermato che non si può parlare di pace in Medio Oriente senza un dialogo tra israeliani e palestinesi. Motivo per cui, gli UAE hanno accolto con favore i contatti intrapresi dalle due parti nelle ultime settimane e continueranno a incoraggiarli.

Il ministro emiratino ha fatto riferimento anche alla guerra civile in Yemen, dove i ribelli Houthi sono stati accusati di essere gli artefici della situazione attuale. “Gli Houthi sono riusciti a rafforzare sempre più la loro presenza in maniera simile a quella di Hezbollah. Vogliamo porre fine a questa disputa e lavorare con la comunità internazionale su un piano per garantire la ricostruzione dello Yemen. Non vogliamo vedere in Yemen una situazione simile a quella del Sud del Libano”, ha affermato al-Nahyan.

Da parte sua, Lapid ha evidenziato come la relazione del suo Paese con gli Emirati sia basata sul partenariato e sull’amicizia e, insieme, le due parti sono impegnate a contrastare violenza e terrorismo e a promuovere la tolleranza. “Israele e gli Emirati Arabi Uniti sono diventati partner sulla base di valori comuni. Stiamo scrivendo un nuovo capitolo della storia, basato sulla speranza”, sono state le parole di Lapid, secondo cui la partnership israelo-emiratina si basa su coesistenza, prosperità economica e sulla lotta al terrorismo e all’estremismo. Israele, inoltre, desidera rendere gli accordi di pace una fonte di ispirazione per altre nazioni. Gli USA, invece, hanno ribadito il proprio sostegno agli accordi siglati lo scorso anno, mettendo in luce la necessità di collaborare per offrire un futuro migliore ai popoli del Medio Oriente e garantire la convivenza pacifica tra loro. Per Blinken, la diplomazia rimarrà il mezzo migliore per porre fine a tutti i conflitti.

Non sono stati diffusi particolari dettagli sui gruppi di lavoro tripartiti che si occuperanno di coesistenza religiosa, acqua ed energia. Ad ogni modo, da settembre 2020, sono diversi i progressi registrati a livello diplomatico ed economico da Israele e gli Emirati. In tale quadro si inserisce l’accordo siglato da Lapid e il suo omologo emiratino durante i colloqui del 29 giugno, in materia di cooperazione economica e commerciale. Poi, il 13 luglio, Israele e gli UAE hanno siglato il primo accordo relativo al settore agricolo. In particolare, il ministro dell’Agricoltura israeliano, Oded Forer, e il ministro della sicurezza alimentare e idrica degli Emirati Arabi Uniti, Mariam al-Muhairi, hanno firmato un’intesa che consentirà alle parti di cooperare nell’ambito della ricerca e dell’innovazione nel settore agricolo, oltre che in materia di commercio e sicurezza alimentare. Tra le iniziative previste, vi sono lo sviluppo di prodotti da poter coltivare in aree desertiche e piani per la gestione delle risorse idriche.

Si stima che gli scambi commerciali tra Israele e UAE abbiano raggiunto un valore di oltre 354 milioni di dollari. Alcune delle intese siglate nell’ultimo anno tra i due Paesi riguardano anche l’ambito energetico. In tale quadro, il 20 ottobre 2020, la società di gasdotti israeliana Eilat Ashkelon Pipeline Company (EAPC) aveva dichiarato di aver firmato un accordo preliminare per favorire il trasporto di petrolio dagli Emirati Arabi Uniti all’Europa, attraverso un gasdotto che collega la città di Elat, sul Mar Rosso, e il porto di Ascalona, situato sulla costa mediterranea. 

Oltre agli Emirati Arabi Uniti, anche il Bahrein, il Marocco, il Sudan e il Bhutan hanno raggiunto accordi di normalizzazione con Tel Aviv, riconoscendo, in tal modo, la sovranità dello Stato di Israele. Il primo ad aver agito in tal senso era stato l’Egitto, nel 1979, e poi la Giordania, nel 1994. Per gli UAE, la decisione di normalizzare le relazioni con Israele ha “infranto la barriera psicologica” e rappresenta “la via da seguire” per portare la pace nella regione mediorientale. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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