Yemen, Ma’rib: ancora avvertimenti per gli abitanti di Abadiya

Pubblicato il 13 ottobre 2021 alle 9:57 in Medio Oriente Yemen

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Il governo yemenita ha lanciato un nuovo appello, chiedendo alla comunità internazionale di intervenire per frenare una possibile catastrofe umanitaria ad al-Abadiya, distretto situato nel Sud del governatorato di Ma’rib. Questo è quanto espresso in una lettera inviata, nella sera del 12 ottobre, al Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, e al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Tale distretto è stato posto sotto assedio dalle milizie Houthi dal 21 settembre, dopo che le forze governative, con il sostegno della coalizione a guida saudita, hanno respinto gli attacchi del gruppo, desideroso di prenderne il controllo. I ribelli sciiti, oltre a condurre 2.523 bombardamenti “indiscriminati”, per mezzo di missili balistici, droni carichi di esplosivo e artiglieria pesante, contro aree residenziali, sono stati accusati di aver impedito l’ingresso di beni di prima necessità, medicinali inclusi, e ostacolato l’evacuazione di feriti. Sono circa 135 le vittime registrate dal governo, tra cui 31 donne e 17 bambini, mentre 3.278 civili risultano essere stati arrestati o rapiti.

Ad oggi, secondo quanto riferito dal governo yemenita, le scorte di medicinali e forniture mediche sono terminate. Le apparecchiature sono ferme nell’unico ospedale del distretto, a causa dell’esaurimento di gasolio e della completa interruzione di corrente. Ciò mette in pericolo la vita di circa 5.300 famiglie, per un totale di 35.000 civili, e fa temere una “imminente catastrofe umanitaria”.

A tal proposito, il ministro dell’Informazione yemenita, Moammar al-Eryani, ha riferito che gli attentati degli Houthi contro i quartieri residenziali di al-Abadiya hanno provocato il ferimento di circa 160 civili, tra cui anche donne e bambini. Gli ospedali locali, ha raccontato al-Eryani, non sono stati in grado di fornire l’assistenza necessaria né di evacuare i feriti in altre aree a causa dell’assedio. Lo stesso ministro si è detto sorpreso per quello che è stato definito un “silenzio vergognoso” da parte della comunità internazionale, delle Nazioni Unite, degli inviati dell’Oni e degli Stati Uniti di fronte ai “crimini di guerra” e al “genocidio” commessi dagli Houthi contro i civili di Abadiya. Motivo per cui, la comunità internazionale è stata esortata a condannare quanto accade nel distretto, dove migliaia di civili vengono privati dei mezzi di sussistenza di cui necessitano.

L’assedio ad al-Abadiya si colloca nel più ampio quadro dell’offensiva a Ma’rib, lanciata dai ribelli Houthi nel mese di febbraio scorso. Ad oggi, gli scontri via terra e gli attacchi aerei continuano su più assi, prevalentemente a Sud e ad Ovest. L’obiettivo del gruppo sciita è conquistare una regione, situata a circa 120 chilometri a Est di Sana’a, ricca di risorse petrolifere, altresì sede del Ministero della Difesa yemenita, la quale riveste una rilevanza strategica, in quanto costituisce una porta d’accesso verso Sana’a, che consentirebbe ai ribelli di consolidare in parte i progetti auspicati nel Nord dello Yemen. Alla luce di ciò, il governatorato è considerato dal gruppo sciita una “carta vincente” da ottenere prima di avviare eventuali negoziati di pace, e alcuni credono che Ma’rib continuerà a svolgere un ruolo decisivo nel determinare le sorti del conflitto. Fino ad ora, non sono stati registrati risultati significativi, ma il gruppo sciita continua a mostrare determinazione anche di fronte alle perdite provocate dall’esercito yemenita. Quest’ultimo è coadiuvato sia da gruppi di resistenza locali sia dalle forze aeree della coalizione a guida saudita, le quali lanciano raid contro le postazioni e i nascondigli degli Houthi.

Di fronte a tale scenario, il conflitto civile in Yemen, che ha avuto inizio a seguito del colpo di Stato degli Houthi del 21 settembre 2014, non può dirsi concluso. Secondo quanto riferito, il 12 ottobre, dal Ministero della Pianificazione e della Cooperazione internazionale, i sette anni di guerra hanno provocato perdite pari a circa 90 miliardi di dollari, sia per il prodotto interno lordo del Paese sia in termini di distruzione di infrastrutture. Parallelamente, la valuta locale, il riyal, ha perso circa il 180% del proprio valore rispetto alle valute estere, il che ha provocato un forte aumento dei prezzi, un peggioramento del tenore di vita e una diminuzione del reddito medio pro capite di circa il 60%. L’Onu, poi, stima che 20,7 milioni di cittadini yemeniti hanno bisogno di assistenza umanitaria, mentre più della metà della popolazione soffre di insicurezza alimentare. Parallelamente, circa 5 milioni di yemeniti sono sulla soglia della fame, secondo quanto dichiarato, l’11 ottobre, dal rappresentante e coordinatore umanitario delle Nazioni Unite in Yemen, David Grisley.

Ad affrontarsi sui fronti di combattimento in Yemen vi sono, da un lato, i ribelli sciiti, sostenuti da Teheran, e, dall’altro lato, le forze legate al governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale. Dal 26 marzo 2015, l’esercito filogovernativo è coadiuvato da una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita, formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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