La Libia: un “cadavere” con debiti da 100 miliardi di dinari

Pubblicato il 13 ottobre 2021 alle 17:54 in Africa Libia

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Il primo ministro libico ad interim , Abdulhamid Dabaiba, ha riferito che vi sono attori in Libia, di cui non è stata svelata l’identità, che stanno cercando di dividere il Paese. Da parte sua, ha chiarito Dabaiba, l’esecutivo eletto a febbraio si è assunto le proprie responsabilità e sta provando ad assolvere la missione assegnatagli.

Le parole del capo del governo di unità nazionale provvisorio sono giunte oggi, mercoledì 13 ottobre, nel corso di una visita a Zintan, nel Nord-Ovest della Libia, volta a verificare, insieme ad altri ministri e funzionari governativi, le condizioni della città e identificare le problematiche da affrontare.

Al momento della nomina della squadra governativa, il 5 febbraio scorso, la Libia era un “cadavere”, ha affermato Dabaiba, chiarendo che, i progetti in settori quali elettricità e infrastrutture erano fermi. “Abbiamo accettato la missione in un momento in cui i debiti del Paese, accumulati dai precedenti governi, superavano i 100 miliardi di dinari”, ha aggiunto il premier ad interim, parlando di una “situazione difficile”.

Nella medesima occasione, Dabaiba ha poi promesso di stanziare fondi per Zintan, già a partire dal 14 ottobre, dopo che, il 12 ottobre, sono stati avviati i lavori di asfaltatura della strada di Ain Zara. Tale progetto, ha assicurato il premier, verrà completato e il morale dei cittadini risollevato. Nel suo discorso, Dabaiba ha poi lanciato accuse contro chi starebbe portando avanti “grandi cospirazioni”, a danno dell’unità libica. Tuttavia, ciò non verrà consentito, in quanto “non è possibile permettere lo scoppio di una nuova guerra in Libia e compromettere l’unità del Paese”.

Il discorso di Dabaiba si inserisce nel quadro di tensioni interne agli organismi legislativi ed esecutivi libici, che hanno portato il vice primo ministro, Hussein al-Qatrani, il 10 ottobre scorso, ad affermare che l’istituzione di un governo parallelo a Est è un’ipotesi “reale e vicina”. Dabaiba, è stato accusato da ministri e funzionari della Cirenaica di non riuscire a gestire le divergenze a livello politico e di non aver rispettato clausole dell’accordo politico del 2015 e i principi guida della road map stabilita a Tunisi a novembre 2020, il cui obiettivo è, tra gli altri, garantire l’unificazione delle istituzioni.

Risale, invece, al 21 settembre un voto di sfiducia contro l’esecutivo libico. In tale data, 89 deputati della Camera dei rappresentanti con sede a Tobruk, su un totale di 113 presenti, hanno approvato una mozione di sfiducia contro il governo di unità nazionale provvisorio. La mossa ha fatto seguito alla richiesta avanzata, il 13 settembre, da 45 parlamentari, che hanno chiesto le dimissioni dell’esecutivo a guida Dabaiba, accusato di aver fallito nei compiti affidatigli, tra cui l’unificazione delle istituzioni statali, un’equa distribuzione della ricchezza libica e la fornitura di servizi adeguati, soprattutto sanitari. Tuttavia, la mozione di sfiducia non ha portato alle dimissioni dell’esecutivo ed è stato lo stesso portavoce del Parlamento, Abdullah Blihaq, a specificare che il governo Dabaiba sarebbe rimasto ancora in carica, in qualità di esecutivo “custode”.

Ad ogni modo, tali tensioni interne suscitano la preoccupazione di chi crede che queste possano far ritardare le elezioni e il più ampio processo di transizione democratica. A tal proposito, il 12 ottobre, l’Alto Consiglio di Stato, l’organo consultivo legato al precedente governo di Tripoli, ha esortato la Commissione elettorale a non approvare le leggi per le elezioni presidenziali e legislative già elaborate dalla Camera dei Rappresentanti di Tobruk. Quest’ultima, in particolare, è stata accusata di aver agito unilateralmente, senza rispettare la dichiarazione costituzionale e gli accordi presi nel quadro del percorso politico libico, che prevedono una cooperazione e consultazione tra la Camera dei Rappresentanti e l’Alto Consiglio di Stato.

Le elezioni presidenziali e legislative sono al momento calendarizzate per il 24 dicembre 2021, sebbene la Camera dei Rappresentanti abbia proposto di tenere quelle parlamentari a distanza di 30 giorni, presumibilmente a gennaio 2022. Al di là della data effettiva e delle divergenze che continuano a caratterizzare il processo elettorale, le elezioni rappresentano il culmine della fase di transizione democratica che la Libia sta vivendo. Quanto accaduto prima il 5 febbraio, con la nomina delle nuove autorità esecutive da parte del Forum di dialogo politico, e poi il 10 marzo, con il voto di fiducia al governo ad interim, ha rappresentato un momento “storico” per il Paese Nordafricano, che, dal 15 febbraio 2011, è stato teatro di una perdurante crisi e di una lunga guerra civile. Ad aver dato nuovo impulso al percorso politico vi è stato l’accordo di cessate il fuoco, siglato a Ginevra il 23 ottobre 2020 nel quadro del Comitato militare congiunto 5+5.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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