La Corte internazionale si è espressa sulla disputa marittima tra Kenya e Somalia

Pubblicato il 13 ottobre 2021 alle 12:27 in Kenya Somalia

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La Corte internazionale di giustizia ha emesso una sentenza sulla disputa marittima tra Kenya e Somalia, pronunciandosi a favore di quest’ultima. Nello specifico, il tribunale ha tracciato una nuova linea di confine tra le acque dei due Paesi, con un calcolo che estende nella stessa direzione della frontiera terrestre il territorio marittimo delle due parti. Il caso riguarda un’area di circa 100.000 chilometri quadrati nell’Oceano Indiano, ricca di petrolio e gas e rivendicata da entrambi gli Stati. La decisione della Corte sostiene di fatto la posizione della Somalia, che da tempo pretende un’estensione a Sud-Est della propria area di competenza. Respinta invece la richiesta somala di ottenere un risarcimento da Nairobi per il danno subito. La sentenza è giuridicamente vincolante, ma il tribunale non possiede poteri esecutivi.

“Ringrazio Allah per i risultati della lunga lotta compiuta dai somali nel prevenire il desiderio del Kenya di rivendicare la proprietà di parte del mare della Somalia”, ha detto il presidente somalo, Mohamed Abdullahi Mohamed, in una diretta trasmessa sulla sua pagina Facebook, martedì 12 ottobre. In un discorso successivo, Mohamed ha esortato il Kenya a “rispettare lo stato di diritto internazionale”. “Dovrebbe vedere la decisione del tribunale come un’opportunità per rafforzare le relazioni tra i due Paesi”, ha affermato il presidente. Tuttavia, già la scorsa settimana, Nairobi aveva affermato che non avrebbe riconosciuto la sentenza della Corte, sostenendo che il processo giudiziario fosse caratterizzato da “pregiudizi evidenti ed intrinseci”. Martedì, le autorità keniote hanno confermato di respingere “in toto” la decisione del tribunale, accusandolo di parzialità. 

La Corte dell’Aia, nell’emettere la sua sentenza, ha osservato che “non può ignorare il contesto della guerra civile” che destabilizza da anni la Somalia e ne limita le funzioni di governo. Il corrispondente di Al Jazeera da Nairobi, Malcolm Webb, ha affermato che “il nuovo confine marittimo che il tribunale ha definito assegna la maggior parte del territorio conteso alla Somalia e una piccola parte di esso al Kenya”. “La Corte ha già affermato che il governo keniota non ha alcun motivo legale per respingere questa sentenza perché ha accettato l’autorità del tribunale negli anni ’60 e non può negarla retroattivamente”, ha dichiarato Webb, aggiungendo: “La domanda piuttosto è se il Kenya deciderà di sottostare a questa sentenza. In caso contrario, potrebbe mettere la Somalia in una posizione più forte davanti alle Nazioni Unite, permettendole di cercare supporto diplomatico nell’applicazione o nell’obbligo di rispetto della decisione”. 

Prima di essere ripristinati, a maggio di quest’anno, i legami diplomatici tra Kenya e Somalia sono stati a lungo tesi, attraversando di recente una rottura, nel dicembre 2020. Tra i vari motivi di discussione, un posto centrale è stato occupato negli ultimi anni dalla questione della delimitazione delle frontiere. La controversia, in particolare, si concentrava sulla definizione dei confini terrestri e marittimi tra i due vicini del Corno d’Africa ed era stata presentata dinanzi alla Corte internazionale di giustizia dell’Aia già nel 2014, dopo che le negoziazioni sul tratto di fondo marino conteso dalle due parti erano state interrotte. I toni della polemica si erano riaccesi nel febbraio del 2019, quando la Somalia aveva accusato il Kenya di aver messo all’asta alcune aree marittime contese per l’esplorazione di gas e petrolio. Da quel momento, le relazioni tra i due Paesi africani si sono notevolmente raffreddate. 

I diplomatici somali e kenyoti hanno fin da subito lavorato per gestire le conseguenze dell’incidente e promuovere colloqui bilaterali. Ciononostante, la disputa si è protratta per diversi mesi con la Somalia che aveva deciso di sospendere i voli diretti da Mogadiscio verso il Kenya e quest’ultimo che aveva provocatoriamente annunciato di voler riconoscere la provincia separatista somala di Somaliland come uno Stato. La regione si è autoproclamata indipendente il 18 maggio 1991, ma non è mai stata riconosciuta né dalla comunità internazionale né dal governo di Mogadiscio. L’11 giugno del 2019, il governo del Kenya aveva altresì deciso di imporre il divieto di commercio con la Somalia e di chiudere il punto di passaggio del confine meridionale tra i due Paesi, situato nella contea di Lamu.

A marzo 2019, Kenya e Somalia avevano firmato un primo accordo con la mediazione del primo ministro etiope, Abiy Ahmed. Una seconda intesa era poi stata sottoscritta nel settembre di quell’anno, in occasione della 74esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a New York. L’accordo era stato negoziato tra i due Paesi del Corno d’Africa con l’obiettivo di ristabilire le relazioni diplomatiche bilaterali e, a differenza della prima volta, la Somalia aveva specificato che avrebbe insistito affinché fosse stata la Corte internazionale di giustizia a decidere in ultima istanza sul caso.

Nairobi aveva fissato i propri confini marittimi nel 1979 e a quelli pretendeva che venisse fatto riferimento. Secondo il decreto, firmato dall’allora presidente Daniel Toroitich arap Moi, il confine marittimo avrebbe dovuto seguire un parallelo e quindi andare in orizzontale, se si guarda su una mappa. Nella sua richiesta alla Corte di esprimersi sulla questione, la Somalia aveva sostenuto la necessità di “determinare le precise coordinate geografiche del confine marittimo unico nell’oceano Indiano”, dopo quello che aveva definito un “fallimento” della trattativa diplomatica. Alla fine, Mogadiscio ha ottenuto una superficie inferiore a quella rivendicata, ma nell’area più produttiva.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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