Israele fornirà alla Giordania il doppio dell’acqua

Pubblicato il 13 ottobre 2021 alle 10:59 in Giordania Israele

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Israele e Giordania hanno siglato un accordo, il 12 ottobre, con cui Tel Aviv si è impegnata a raddoppiare le forniture di acqua dolce per Amman. Il patto va a sostegno di un Paese, il Regno hashemita, considerato uno dei più poveri al mondo in termini di risorse idriche.

Nello specifico, Israele fornirà 50 milioni di metri cubi in più ogni anno, al di fuori di accordi precedenti, andando, così, a raddoppiare la quantità già destinata gratuitamente ai territori giordani, pari a 55 milioni. Il Regno hashemita potrà acquistare acqua a 65 centesimi al metro cubo per un anno, con l’opzione di ottenere la stessa quantità per altri due anni, ma a un prezzo leggermente più alto. L’acqua aggiuntiva proverrà dal Mar di Galilea. L’intesa è stata firmata nel corso di un incontro che ha visto protagonisti la ministra israeliana delle Infrastrutture, dell’Energia e delle Risorse idriche, Karine Elharrar, e i rappresentanti del Joint Water Committee, responsabile della gestione delle relazioni bilaterali tra i due Paesi in materia di risorse idriche. “L’accordo è la prova che vogliamo relazioni di buon vicinato”, ha affermato Elharrar, la quale ha dato seguito al patto, firmato, l’8 luglio scorso, dai ministri degli Esteri israeliano e giordano, rispettivamente Yair Lapid e Ayman Safadi.

“Si tratta della più grande vendita di acqua nella storia dei due Paesi”, ha invece aggiunto Gidon Bromberg, direttore israeliano del gruppo ambientale regionale EcoPeace Middle East. A detta di Bromberg, l’intesa riflette altresì la crescente consapevolezza delle problematiche a livello ambientale e climatico e del loro impatto sulla regione mediorientale, il che richiede una cooperazione sempre maggiore.

Sebbene Israele sia un Paese caldo e secco, la tecnologia di desalinizzazione di cui si è dotato gli consente di esportare acqua all’estero. La Giordania, invece, da territori aridi e quasi completamente priva di sbocchi sul mare, affronta una situazione difficile in termini di risorse idriche, a causa dell’aumento della popolazione e delle temperature. Secondo le cifre rilasciate dal Ministero dell’Acqua giordano, la quota pro capite di acqua è inferiore allo 0,8% rispetto alla quota globale. Ciò significa che ciascun individuo non riceve più di 100 metri cubi d’acqua all’anno, mentre le quote pro capite nei Paesi limitrofi superano circa i 1.300 metri cubi all’anno. Parallelamente, un centro di ricerca americano, “Century”, ha dichiarato, in un rapporto di dicembre 2020, che la Giordania è il secondo Paese più insicuro al mondo in termini di risorse idriche e si prevede che il fabbisogno idrico supererà le risorse disponibili di oltre il 26% entro il 2025.

Ai sensi di un accordo raggiunto nel 1994, Israele fornisce da anni acqua alla Giordania. Tuttavia, nel mese di marzo scorso, le gravi carenze, pari all’incirca a 500 milioni di metri cubi, hanno portato Amman a chiedere a Tel Aviv forniture aggiuntive. Inoltre, secondo l’intesa del 1994, Israele dovrebbe fornire alla Giordania circa 50 milioni di metri cubi di acqua all’anno, ma Bromberg ha affermato che Israele non ha mai esportato più di 10 milioni di metri cubi fino a marzo scorso.

L’inizio della “diplomazia sull’acqua” tra Israele e Giordania risale, in realtà, al 1921, con la costruzione di una centrale idroelettrica alla confluenza del fiume Yarmouk con il fiume Giordano. Negli anni successivi, le iniziative sono continuate, sebbene i due Paesi siano stati, per alcuni momenti, in guerra fra loro. Ora, gli accordi dell’8 luglio e del 12 ottobre sono stati visti come un segnale del miglioramento delle relazioni tra la Giordania e il nuovo esecutivo israeliano, rispetto al precedente governo guidato da Benjamin Netanyahu.

Ad ogni modo, proprio in occasione del meeting dell’8 ottobre, Safadi aveva messo in guardia il proprio interlocutore dalle decisioni di sfratto a Gerusalemme Est, e, in particolare, nel quartiere di Sheikh Jarrah. Inoltre, era stato il medesimo ministro giordano a condannare gli “attacchi razzisti” israeliani all’origine delle tensioni verificatesi dal 10 al 21 maggio, chiedendo “un’azione internazionale”. A tal proposito, l’8 luglio, Safadi ha ribadito la necessità di rispettare lo status quo storico e legale della moschea di Al-Aqsa e il diritto delle famiglie di Sheikh Jarrah a rimanere nelle proprie abitazioni, in quanto la loro espulsione costituirebbe un crimine di guerra, secondo il diritto internazionale. Inoltre, il ministro ha riferito a Lapid che l’unico modo per raggiungere una pace tra israeliani e palestinesi è una soluzione a due Stati.

La Giordania è storicamente connessa alla questione palestinese, e, prima dell’accordo Abraham del 15 settembre 2021, rappresentava l’unico Paese arabo in Medio Oriente ad avere firmato un trattato di pace con Israele, quello del 1994, che ha normalizzato le relazioni tra i due Paesi dopo due conflitti. Il primo risale al 1948 e portò allo stanziamento di Israele nelle aree occidentali della Palestina, mentre la Giordania prese il controllo delle zone orientali palestinesi. Il secondo conflitto è del 1967 e risultò nella sconfitta della Giordania, con il conseguente ritiro da Gerusalemme Est e dalla Cisgiordania, pur continuando a mantenere la sovranità in questi territori. Nonostante il trattato di pace di Wadi Araba del 1994, che ha posto le basi per la pace dopo decenni di guerra tra Giordania e Israele, il popolo giordano continua a considerare Israele un nemico e, a tal proposito, si è altresì opposto al cosiddetto piano di pace presentato dall’ex capo della Casa Bianca, Donald Trump, il 28 gennaio 2020.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.