Cuba: vietate le manifestazioni dell’opposizione

Pubblicato il 13 ottobre 2021 alle 14:44 in America centrale e Caraibi Cuba

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Le autorità di Cuba hanno vietato agli oppositori di tenere le proteste organizzate per il 15 novembre, definendole un tentativo di rovesciare il governo. Secondo i manifestanti, al contrario, si tratterebbe di una marcia pacifica per la difesa delle libertà civili. I sit-in sono previsti nella capitale, L’Avana, e in alcune altre province del Paese.

I critici del governo cubano, riuniti in un gruppo Facebook chiamato Archipiélago, avevano inizialmente pianificato le proteste per il 20 novembre, ma sono stati costretti ad anticipare la data di 5 giorni dopo che le autorità hanno indetto la “Giornata della difesa nazionale”, durante la quale saranno organizzate esercitazioni militari e i cittadini verranno preparati ad un’eventuale invasione statunitense. “Hanno intenzione di militarizzare ulteriormente il Paese il 20 novembre”, aveva scritto su Facebook qualche giorno fa Yunior Garcia, amministratore di Archipiélago e leader delle proteste. La data di ripiego, quella del 15, cadrà lo stesso giorno in cui Cuba prevede di riaprire al turismo dopo due anni di restrizioni causate dalla pandemia di coronavirus. Le proteste a Cuba sono sempre state vietate, con poche eccezioni. Solo la nuova Costituzione del Paese, approvata tre anni fa, ha aperto un nuovo spazio per manifestare in maniera “legittima”. L’articolo 56 della carta costituzionale riconosce il diritto di manifestare ma, secondo quando ribadito dalle autorità, “limita il suo esercizio ai diritti degli altri e alla sicurezza collettiva”.

“I manifestanti, dati i loro legami con alcune organizzazioni o agenzie sovversive finanziate dal governo degli Stati Uniti, hanno la chiara intenzione di promuovere un cambiamento nel sistema politico cubano”, hanno affermato le autorità de L’Avana in una lettera indirizzata agli organizzatori delle marce del 15 novembre. “Le proteste sono una provocazione e fanno parte di una strategia per il cambio di regime a Cuba”, hanno aggiunto. 

Rispondendo alla lettera, gli organizzatori delle manifestazioni hanno dichiarato che l’appello a scendere in piazza resta valido. “Il 15 novembre, la nostra decisione sarà quella di marciare pacificamente e civilmente per i nostri diritti”, ha annunciato su Facebook la direzione di Archipiélago, specificando: “Di fronte all’autoritarismo risponderemo con più civiltà”. La dichiarazione dell’organizzazione è arrivata poco dopo aver ricevuto la notifica di divieto della marcia. “Dimostrare è un diritto. Ci hanno detto che non rispetteranno quel diritto anche se è un diritto umano ed è sancito dalla Costituzione. Ci hanno detto che la nostra richiesta è illegale”, ha affermato Garcia, lamentandosi delle accuse di presunto finanziamento da parte degli Stati Uniti. “Sempre, qualunque cosa facciano i cubani, si dirà che qualcuno a Washington l’ha inventato. È come se non pensiamo, noi cubani non abbiamo cervello”, ha detto, aggiungendo che “ogni cittadino ragionevole vuole cambiare in meglio”.

Archipiélago sostiene di poter contare su circa 20.000 membri, molti dei quali vivono fuori dal Paese. Le proteste servono, a detta del movimento, a difendere le libertà civili, incluso il diritto a protestare pacificamente, e a chiedere l’amnistia per gli oppositori del governo imprigionati. Noti oppositori del governo sono ancora dietro le sbarre dopo i disordini dell’11 e del 12 luglio scorsi. Alcuni di loro rischiano lunghe condanne. Le proteste di circa tre mesi fa hanno scosso il Paese, segnando le più grandi dimostrazioni antigovernative degli ultimi decenni nella piccola nazione insulare dell’America centrale. L’episodio ha portato a centinaia di arresti, un morto e a richieste di intervento degli Stati Uniti da parte di molti cubano-americani. La vittima registrata era un cittadino di 36 anni, di nome Diubis Laurencio Tejeda, che, nella giornata del 12 luglio, aveva partecipato alla protesta svoltasi presso il Consiglio Popolare della Güinera, nel comune di Arroyo Naranjo, nel Sud della capitale. A La Güinera diverse persone erano state arrestate e altre, tra cui alcuni agenti, erano rimaste ferite. La protesta nel quartiere, uno dei più malfamati dell’Avana, era stata filmata su vari social network, nonostante il governo avesse tagliato la connessione a Internet.

Le manifestazioni erano esplose mentre il Paese viveva la fase più dura della crisi sanitaria dovuta alla pandemia di coronavirus. Il presidente cubano, Miguel Diaz-Canel, si era rivolto alla nazione, l’11 luglio, accusando gli Stati Uniti di essere responsabili dei disordini. Il presidente aveva poi avvertito che ulteriori “provocazioni” non sarebbero state tollerate. Nel suo discorso al Paese, il capo di Stato aveva invitato le persone che sostengono la rivoluzione cubana a difenderla.

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Chiara Gentili

di Redazione

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