Cina-Germania: colloqui Xi-Merkel, quale futuro per le relazioni bilaterali

Pubblicato il 13 ottobre 2021 alle 16:51 in Cina Germania

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Il presidente cinese, Xi Jinping, e la cancelliera tedesca, Angela Merkel, hanno tenuto un colloquio online, il 13 ottobre, mentre la leader della Germania si appresta ad abbandonare il proprio incarico.

Come riferito dalla parte cinese, i due leader hanno parlato delle relazioni tra la Cina e la Germania e tra la Cina e l’Unione europea (UE) e di questioni correlate, in un’atmosfera “amichevole”. Xi ha valutato positivamente il contributo dato da Merkel durante il suo mandato allo sviluppo dei rapporti sino-europei e sino-tedeschi. Xi ha affermato che i cinesi non dimenticheranno gli amici di vecchia data e che la porta della Cina sarà sempre aperta per Merkel, aggiungendo di sperare che la leader continuerà ad occuparsi e a promuovere lo sviluppo delle relazioni Cina-Germania e Cina-UE.

Come osservato da The Diplomat, il ritiro della cancelliera Merkel dopo 16 anni in carica rappresenterà un’opportunità per reimpostare gli approcci politici e ridefinire le priorità tedesche, comprese le relazioni con Pechino. I due grandi partiti tedeschi, il Partito socialdemocratico (SPD) e l’Unione Cristiano Democratica (CDU), hanno ricevuto per decenni oltre il 40 per cento del voto popolare e si sono alternati alla cancelleria tra loro, sebbene in coalizione con partiti più piccoli, tradizionalmente i Verdi o il Partito Liberale Democratico (FDP). Le elezioni dello scorso 26 settembre hanno cambiato la tradizionale composizione del Parlamento tedesco, ora frammentato tra quattro partiti medi, più due partiti radicali.  

Durante i suoi anni al governo Merkel è stata la leader europea che ha condotto più visite in Cina, per un totale di 11, conosce bene la leadership del Partito Comunista Cinese (PCC) e ha sempre dimostrato un forte interesse per la storia e la cultura della civiltà cinese. Oltre a questo, Merkel è stata alla guida di un Paese con un’economia improntata alle esportazioni e per questo interessato a mantenere buone relazioni con Pechino. Negli ultimi 16 anni, però, la Cina ha dimostrato una crescente fermezza a livello internazionale andando anche in direzione opposta ad alcuni valori tedeschi. Al contempo, sono emerse anche nuove linee di frattura geopolitiche, in particolare tra l’ordine liberale guidato dagli Stati Uniti e la cosiddetta “alternativa cinese”. In tale quadro, secondo The Diplomat, Merkel ha agito attuando un atto di bilanciamento nei confronti della Cina e dei partner transatlantici ed europei, concentrandosi generalmente a dare la priorità alle necessità economiche della Germania rispetto allo scontro. Merkel ha cercato di rimanere neutrale e tale atteggiamento nei confronti sia delle sfide sistemiche che di quelle concrete poste dalla Cina scontentando alcuni a livello nazionale e internazionale, in particolare a Washington.

Secondo The Diplomat vi sarebbero due aspetti fondamentali in questa politica della Germania verso la Cina. Innanzitutto, Merkel sarebbe stata influenzata dalla politica di riavvicinamento con l’Unione Sovietica intrapresa dal cancelliere tedesco Willy Brandt, sostenendo “il cambiamento attraverso il riavvicinamento e il commercio” piuttosto che lo scontro. In questa direzione, Merkel ha sempre resistito alle pressioni internazionali, rifiutando il contenimento a favore del “cambiamento attraverso il commercio e il coinvolgimento”. In secondo luogo, la Germania del dopoguerra avrebbe ignorato la geopolitica e i calcoli strategici, almeno al di là delle sue immediate vicinanze. Per questo, pensare in termini strategici e impegnarsi nel bilanciamento geopolitico sarebbe estraneo alla maggior parte dei tedeschi, che si sarebbero abituati a esternalizzare la loro sicurezza alla NATO e agli Stati Uniti. I tedeschi moderni vedrebbero il loro Paese come una potenza economica e normativa e non come un attore di sicurezza. 

Al momento, non è ancora chiaro chi succederà a Merkel come cancelliere e l’ipotesi più probabile è un cosiddetto governo di coalizione “a semaforo” tra SPD, Verdi e FDP, guidato dal cancelliere Olaf Scholz della SPD. Se così fosse, sempre per The Diplomat, tra i cambiamenti previsti vi sarebbe un ruolo di maggior rilevanza del Ministero degli Esteri, rispetto a quello avuto durante il governo Merkel,che potrebbe essere guidato dalla leader dei verdi, Annalena Baerbock, che potrebbe promuovere un profilo di politica estera normativo e guidato dai diritti umani. In secondo luogo, in un ipotetico governo “a semaforo”, ideologicamente l’FDP di centrodestra e liberale in relazione al mercato bilancerà l’agenda di centrosinistra dell’SPD e dei Verdi. Infine, nonostante le differenze ideologiche, soprattutto Verdi e FDP condividerebbero l’intento di adottare una posizione più risoluta verso la Cina e la Russia. Le figure di spicco di entrambi i partiti hanno spesso sollecitato una linea più dura nei confronti di Pechino.

Secondo The Diplomat, alla luce della base pacifista del centro-sinistra, la Germania non diventerà un equilibratore con un approccio aggressivo rispetto alla Cina. Ma un governo “a semaforo” avrebbe la possibilità di allinearsi più strettamente con i partner della Germania e lavorare verso una posizione transatlantica unita sulle sfide poste da Pechino.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

 

di Redazione

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