Afghanistan: aiuti umanitari dal G20 e l’allarme immigrazione

Pubblicato il 13 ottobre 2021 alle 9:29 in Afghanistan Immigrazione

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I leader del G20 si sono impegnati a garantire assistenza umanitaria direttamente ai cittadini afghani, a seguito del summit speciale del 12 ottobre. In tale contesto, la Turchia ha evidenziato i rischi generati da una nuova ondata di migranti. 

La necessità di garantire un sostegno diretto alla popolazione afghana è stato sottolineato dai leader dei Paesi che hanno partecipato all’incontro, che si è tenuto in modalità virtuale. Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha ribadito che Washington rimane impegnata a lavorare con la comunità internazionale per affrontare la situazione in Afghanistan e sostenere la popolazione. A tale proposito, il presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, ha evidenziato la necessità di affrontare questa emergenza uniti, come comunità internazionale, attraverso un mandato alle Nazioni Unite, di tipo generale, per il coordinamento della risposta e per un’azione che sia il più possibile diretta. Quindi, il premier italiano ha toccato il tema, poco discusso, dell’importanza di evitare il collasso economico dell’Afghanistan, che si avvia verso una crisi del sistema dei pagamenti. In tale contesto, un altro punto fondamentale è quello di garantire una fornitura di servizi pubblici, in particolare nel settore dell’istruzione e della sanità, anche in collaborazione con le organizzazioni internazionali, con un ruolo predominante delle Nazioni Unite. 

A tale fine, la Commissione Europea ha annunciato l’erogazione di un miliardo di euro in aiuti, che non passeranno per il governo dei talebani, poichè questo non è ancora stato riconosciuto da nessun Paese. Alcuni dei fondi dell’Unione Europea sono stati stanziati per garantire un sostegno anche agli Stati limitrofi. “Dobbiamo fare tutto il possibile per evitare un grave collasso umanitario e socio-economico in Afghanistan. Dobbiamo farlo in fretta”, ha dichiarato la presidente della commissione Ursula von der Leyen. “Il popolo afghano non deve pagare il prezzo delle azioni dei talebani”, ha aggiunto. Tuttavia, i finanziamenti per lo sviluppo dell’UE verso l’Afghanistan, garantiti al precedente esecutivo, rimangono congelati, in attesa che i talebani soddisfino i requisiti sulla tutela dei diritti umani concordati dai ministri degli Esteri dell’UE. 

A proposito della situazione, un allarme per la sicurezza regionale e globale è arrivato dal presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan. Questo ha prima sottolineato che la minaccia terroristica esiste ancora in Afghanistan, come dimostrano l’attacco terroristico compiuto dall’affiliata dello Stato Islamico all’aeroporto di Kabul, il 26 agosto, e dalle successive attività nella capitale e in altre province. Quindi, Erdogan ha evidenziato come una generale situazione di caos potrà avere un diretto effetto per Ankara e per l’Europa. “Come sapete, gli sviluppi in Afghanistan aumentano anche il rischio di flussi migratori. Il nostro Paese, che attualmente ospita circa 5 milioni di stranieri, di cui 3.6 milioni provenienti dalla Siria, non può sostenere un nuovo carico migratorio”, ha affermato. “E’ inevitabile che gli Stati europei siano colpiti da una pressione migratoria che la Turchia dovrà gestire ai suoi confini meridionali e orientali”, ha sottolineato Erdogan.

Le questioni migratorie sono un tema caldo dei rapporti tra Europa e Ankara, a seguito delle crisi degli ultimi anni. A tale proposito è necessario ricordare che, con un accordo siglato da UE e Turchia, il 18 marzo 2016, il Paese mediorientale aveva accettato di bloccare il flusso di rifugiati e migranti verso Ovest in cambio di 6 miliardi di euro di aiuti. Il governo turco, tuttavia, aveva più volte lamentato di aver ricevuto solo una parte del sostegno finanziario promesso. Di conseguenza, a seguito di un attacco contro le postazioni militari turche in Siria e dell’aumento dei rifugiati siriani verso il confine con la Turchia, il 29 febbraio 2020, il presidente Erdogan aveva dato l’ordine di aprire le frontiere e di non bloccare più i migranti, soprattutto siriani. La situazione ha messo sotto pressione Bruxelles e creato una serie di attriti con la Grecia, in un contesto regionale già molto delicato. 

Durante l’incontro del 12 ottobre, il leader turco ha quindi affermato che è essenziale per il G20 inserire la questione migratoria nella sua agenda, tenendo presenti le sue implicazioni per l’economia globale. “Credo anche che abbiamo serie opportunità di compiere passi concreti in questo campo durante il mandato della presidenza indonesiana”, ha affermato. L’Indonesia ospiterà il G20 nel 2022. Erdogan ha poi ribadito un concetto già espresso dal premier italiano, dichiarato: “Il governo ad interim, come ha sottolineato il presidente del consiglio italiano nel suo discorso di apertura, non ha ancora soddisfatto le aspettative. Non abbiamo visto la necessaria inclusività in termini di aiuti umanitari, non ci sono garanzie per la sicurezza, o i rischi relativi alla trasformazione del Paese in una base di organizzazioni terroristiche o rispetto al rigetto dell’estremismo”. Poi, però, ha teso una mano verso l’esecutivo di Kabul: “Mantenendo aperti i canali di dialogo e attraverso la pazienza strategica e un approccio graduale, dovremmo guidare i talebani verso la formazione di un’amministrazione inclusiva”, ha affermato il presidente turco. 

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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