Yemen: 338 operazioni della coalizione contro l’assedio degli Houthi

Pubblicato il 12 ottobre 2021 alle 12:06 in Arabia Saudita Yemen

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La coalizione internazionale a guida saudita ha riferito di aver condotto 338 operazioni per salvaguardare la vita dei civili di al-Abadiya, distretto situato nel Sud di Ma’rib, l’ultima roccaforte delle forze filogovernative nel Nord dello Yemen. Il fine è prevenire una “catastrofe umanitaria”.

Già il 10 ottobre, il portavoce dell’alleanza internazionale, il colonnello Turki al-Maliki, aveva affermato che le proprie forze erano riuscite a rompere l’assedio posto dai ribelli nell’area da circa tre settimane. Poi, il giorno successivo, le medesime forze hanno precisato che sono state 338 le operazioni mirate effettuate presso al-Abadiya, dove i tentativi di penetrazione da parte degli Houthi sembrano essere stati frenati. A tal proposito, nell’arco di 24 ore, tra il 10 e l’11 ottobre, circa 156 combattenti sciiti risultano essere stati uccisi, mentre 8 veicoli militari sono stati distrutti. Al contempo, la coalizione si è detta impegnata a sostenere l’esercito nazionale filogovernativo e le tribù locali per proteggere i cittadini yemeniti da quella che ha definito la brutalità delle milizie sciite. In particolare, le forze guidate da Riad stanno valutando le “opzioni umanitarie e operative” da poter mettere in atto.

Dal 21 settembre, i ribelli Houthi hanno posto sotto assedio il distretto di al-Abadiya, mettendo in pericolo la vita di circa 31.500 abitanti, secondo le cifre rilasciate dalle autorità locali. A detta del rappresentante permanente dello Yemen alle Nazioni Unite, Abdullah Ali Fadhel al-Saadi, l’assedio degli Houthi contro al-Abadiya ha messo in pericolo la vita di 9.827 bambini, 2.465 dei quali soffrono di malnutrizione acuta, mentre 3.451 donne hanno bisogno di assistenza sanitaria. La coalizione e il governo yemenita hanno parlato, in particolare, di una possibile “catastrofe umanitaria”, mentre i ribelli sono stati accusati di genocidio e crimini di guerra. Oltre a condurre bombardamenti “indiscriminati”, per mezzo di missili e artiglieria pesante, contro aree residenziali, gli Houthi hanno impedito l’ingresso di beni di prima necessità, medicinali inclusi, e ostacolato l’evacuazione di feriti.

Non da ultimo, Arafat Hamran, capo dell’Organizzazione per il monitoraggio dei diritti e le libertà in Yemen, ha rivelato che gli Houthi hanno interrotto le comunicazioni e la rete Internet nel distretto, isolandolo dal mondo. Più di 8.392 studenti, poi, sono stati privati dell’istruzione in 18 scuole locali, mentre i minori sono vittima di abusi e rapimenti. Tutto ciò ha spinto le autorità di Ma’rib a rivolgere un appello alle Nazioni Unite e al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, chiedendo di intervenire per far fronte a una situazione in continuo peggioramento.

In tale quadro, il portavoce del governo yemenita, Rajah Badi, si è detto sorpreso per il silenzio della comunità internazionale di fronte all’assedio di migliaia di civili e al bombardamento dei loro villaggi. “Dov’è la coscienza globale di ciò che sta accadendo ad Abdiya, una zona assediata da venti giorni, dove i civili non sono colpevoli?” ha chiesto il portavoce, aggiungendo: “Dov’è l’umanità? Dov’è l’inviato dell’Onu? Dov’è il Consiglio di Sicurezza?”. Parallelamente, il ministro yemenita degli Affari esteri e degli espatriati, Ahmed bin Mubarak, ha affermato di aver discusso, in una telefonata, con il rappresentante e coordinatore umanitario delle Nazioni Unite in Yemen, David Grisley, della situazione ad al-Abadiya e dei “crimini atroci” commessi dai ribelli Houthi, i quali sono da considerarsi una violazione del Diritto internazionale umanitario.

L’assedio ad al-Abadiya si colloca nel più ampio quadro dell’offensiva a Ma’rib, lanciata dai ribelli Houthi nel mese di febbraio scorso. Ad oggi, gli scontri via terra e gli attacchi aerei continuano su più assi, prevalentemente a Sud e ad Ovest. L’obiettivo del gruppo sciita è conquistare una regione ricca di risorse petrolifere, altresì sede del Ministero della Difesa yemenita, la quale riveste una rilevanza strategica, in quanto costituisce una porta d’accesso verso Sana’a, che consentirebbe ai ribelli di consolidare in parte i progetti auspicati nel Nord dello Yemen. Alla luce di ciò, il governatorato è considerato dal gruppo sciita una “carta vincente” da ottenere prima di avviare eventuali negoziati di pace, e alcuni credono che Ma’rib continuerà a svolgere un ruolo decisivo nel determinare le sorti del conflitto. Fino ad ora, non sono stati registrati risultati significativi, ma il gruppo sciita continua a mostrare determinazione anche di fronte alle perdite provocate dall’esercito yemenita. Quest’ultimo è coadiuvato sia da gruppi di resistenza locali sia dalle forze aeree della coalizione a guida saudita, le quali lanciano raid contro le postazioni e i nascondigli degli Houthi.

Il più ampio conflitto civile in Yemen ha avuto inizio a seguito del colpo di Stato Houthi del 21 settembre 2014, e vede contrapporsi i ribelli sciiti, sostenuti da Teheran, e le forze legate al governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale, legato al presidente Hadi. Dal 26 marzo 2015, l’esercito filogovernativo è coadiuvato da una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita, formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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