Siria: postazioni di Teheran nuovamente attaccate da ignoti

Pubblicato il 12 ottobre 2021 alle 8:34 in Iran Siria

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Le postazioni dei gruppi armati filoiraniani nella Siria orientale sono state obiettivo di un attacco aereo condotto da ignoti, che ha provocato la morte di 4 combattenti. Fonti locali hanno puntato il dito contro la coalizione internazionale a guida statunitense.

La notizia è stata diffusa dall’Osservatorio Siriano per i Diritti umani (SOHR), nella sera dell’11 ottobre, il quale ha parlato di “esplosioni violente” nell’area di al-Bukamal, al confine siro-iracheno. Il giorno successivo, il 12 ottobre, il SOHR ha riferito che sono state 4 le vittime provocate, di cui un siriano, mentre degli altri 3 morti non sono stati identificati. In concomitanza con l’attacco, al momento non ancora rivendicato, il SOHR ha monitorato il sorvolo di droni nei cieli della regione colpita, continuati anche nelle ore successive. L’area presa di mira, situata nella periferia Est di Deir Ezzor, nella zona dell’Eufrate occidentale, è da considerarsi una “colonia iraniana” in Siria, vista la forte presenza di gruppi affiliati a Teheran.

Secondo fonti del SOHR e del quotidiano al-Araby al-Jadeed dietro l’episodio dell’11 ottobre, e di quelli precedenti, potrebbe esservi la coalizione internazionale a guida statunitense, la quale non rivendicherebbe gli attacchi per non alimentare tensioni con le milizie filoiraniane stanziate in Siria. Nello specifico, fonti militari dell’opposizione siriana hanno riferito ad Al-Araby Al-Jadeed che due droni statunitensi sono decollati dalla base militare di al-Tanf, impiegata dalla coalizione anti-ISIS, per poi prendere di mira, con nove raid aerei, diversi obiettivi delle milizie iraniane. Anche Israele, sin dal 2011, è stato spesso ritenuto responsabile di attacchi in Siria, volti a prendere di mira i suoi principali nemici nella regione mediorientale, Iran ed Hezbollah in primis.

Uno degli ultimi episodi simili risale al 27 settembre, quando forti esplosioni sono state udite nella periferia di Deir Ezzor, a seguito di un attacco aereo perpetrato, per mezzo di droni, contro postazioni di gruppi filoiraniani. Un’altra esplosione ha interessato, nella medesima giornata, l’area di al-Bukamal, ma in nessun caso sono state registrate vittime. Attivisti del SOHR hanno riferito che dal 3 settembre all’8 ottobre sono stati almeno 4 gli attacchi perpetrati, da droni non identificati, contro le postazioni di Teheran nella regione dell’Eufrate occidentale. Questi hanno causato la morte di 3 combattenti affiliati all’Iran e il ferimento di più di 15 uomini di diversa nazionalità. Al contempo, 6 obiettivi risultano essere stati distrutti. In tale quadro si colloca, poi, anche l’attacco missilistico attribuito a Israele, condotto, nella sera dell’8 ottobre, contro un aeroporto militare situato nella periferia orientale di Homs, nella Siria orientale. Stando a quanto riferito dal SOHR, almeno due membri di milizie filoiraniane risultano essere stati uccisi, mentre altri 6 soldati affiliati a Damasco sono rimasti feriti.

Come evidenziato dal SOHR, nonostante gli sforzi profusi dall’Iran per consolidare ulteriormente la propria influenza nelle aree siriane vicino al confine con l’Iraq, i raid aerei “sconosciuti” sono divenuti sempre più frequenti, il che rischia di minare le aspirazioni di Teheran. In tale quadro, il 5 settembre, il medesimo Osservatorio, con sede a Londra, ha monitorato l’arrivo di circa 39 autocisterne cariche di petrolio, poi dirette verso il Libano, dopo essere passate per le aree controllate da gruppi filoiraniani. Prima ancora, il 31 agosto, una spedizione di missili terra-terra a medio raggio è giunta a circa 200 chilometri da al-Bukamal, al confine amministrativo del governatorato di Raqqa, definita una colonia iraniana impiegata da Teheran per immagazzinare armi. Oltre ai missili, sono stati visti entrare anche quasi 50 camion carichi di benzina attraverso il valico ufficiale di al-Bukamal, sotto gli auspici della Quarta Divisione, l’ala iraniana all’interno dell’esercito siriano. In realtà, è dall’inizio di maggio 2021 che i gruppi filoiraniani hanno allestito, nella regione, basi per installare piattaforme di lancio di missili, probabilmente da impiegare per colpire le Syrian Democratic Forces (SDF) e le truppe della Coalizione anti-ISIS a Est del fiume Eufrate.

Risalgono, invece, alla notte tra il 27 e il 28 giugno, i raid aerei lanciati dalle forze statunitensi contro le postazioni di gruppi filoiraniani al confine tra Iraq e Siria. Come precisato dal Dipartimento della Difesa degli USA, l’operazione mirava a colpire le strutture impiegate da milizie sostenute dall’Iran, tra cui le Kata’ib Sayyid al-Shuhada, accusate di coinvolgimento in attacchi contro obiettivi statunitensi nella regione, soprattutto a Erbil e Anbar. Il bilancio delle vittime ha incluso almeno 5 morti tra i combattenti affiliati a Teheran e un bambino, mentre altri 3 civili sono rimasti feriti.

Le Kata’ib Sayyid al-Shuhada sono nate nel 2013, con l’obiettivo di “difendere i santuari religiosi” sciiti, salvaguardare la sicurezza irachena e porre fine ai conflitti settari. Si stima che la milizia sia composta da circa 4.000 uomini, guidati da Abu Alaa Al- Wala’i, il cui vero nome è Hashem Bunyan, uno dei ricercati ai tempi dell’ex leader Saddam Hussein, ritornato in Iraq dall’Iran dopo l’invasione statunitense del Paese. Oltre ad essere un “proxy” dell’Iran, tra i primi membri delle Forze di Mobilitazione Popolare (PMF), il gruppo sostiene militarmente il presidente siriano, Bashar al-Assad, nel perdurante conflitto civile.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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