Russia-USA: i colloqui sulla stabilità strategica non producono risultati

Pubblicato il 12 ottobre 2021 alle 19:19 in Russia USA e Canada

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La Russia e gli Stati Uniti non sono riusciti a compiere progressi nelle relazioni bilaterali durante i colloqui che si sono tenuti a Mosca, martedì 12 ottobre. A riferirlo è stato il viceministro degli Affari Esteri della Federazione Russa, Sergei Ryabkov, a margine del bilaterale con la sottosegretaria di Stato per gli Affari Politici degli Stati Uniti, Victoria Nuland.

Ryabkov ha altresì definito “utile e aperto” lo scambio di opinioni con la collega statunitense, sebbene le parti siano rimaste ferme sulle proprie posizioni, che differiscono su più fronti. È per tale ragione che le consultazioni a tale livello proseguiranno attraverso altri incontri, dove sarà affrontata anche la questione legata ai visti diplomatici. “Non posso dire che abbiamo fatto grandi progressi”, ha riportato l’agenzia di stampa russa Interfax, citando Ryabkov, che ha poi aggiunto: “C’è il rischio di un ulteriore inasprimento delle tensioni“.

L’agenzia di stampa russa statale TASS ha rivelato, il medesimo martedì, alcuni dettagli dei temi caldi affrontati durante il bilaterale, svoltosi presso il Ministero degli Affari Esteri a Mosca. Il focus è stato principalmente posto sulla “stabilità strategica”, tematica che si è aggiunta ad una più ampia serie di questioni chiave nelle relazioni bilaterali dei due Paesi. Tra queste, è rilevante menzionare le notizie circolate, a partire dal 27 settembre, sul fatto che la Russia sarebbe disposta a permettere agli USA di usare le proprie basi militari in Asia Centrale. Ryabkov ha negato tali affermazioni, sottolineando che Mosca non avrebbe mai acconsentito a tali sviluppi. “Abbiamo sottolineato l’inaccettabilità di qualsiasi forma di presenza militare americana nei Paesi dell’Asia Centrale“, ha detto Ryabkov. In precedenza, la testata USA The Wall Street Journal aveva riferito che Russia e Stati Uniti avrebbero discusso di tale possibilità, accennando anche a dichiarazioni non confermate rilasciate dal presidente russo, Vladimir Putin, in occasione del primo vertice di alto livello con l’omologo statuintense, Joe Biden.

Inoltre, il viceministro degli Esteri russo ha anche discusso con Nuland della nuova alleanza trilaterale in materia di sicurezza AUKUS, che lega Australi, UK e Stati Uniti. Ryabkov ha ribadito la posizione di Mosca, secondo cui il patto rappresenta una minaccia agli sforzi globali per la non proliferazione nucleare poiché consentirà all’Australia di passare da potenza non nucleare a potenza nucleare.  Ryabkov ha affermato che il Paese analizzerà a fondo l’accordo di salvaguardia globale con l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA).

Nuland è giunta nella capitale russa, lunedì 11 ottobre, per avviare consultazioni sulla stabilità strategica con la Russia. Nel corso della visita, che si concluderà il 13 dello stesso mese, la sottosegretaria statunitense incontrerà anche il vicecapo dell’amministrazione presidenziale, Dmitry Kozak, e il consigliere agli Affari Esteri russo, Yuri Ushakov. La visita di Nuland è stata consentita grazie ad una serie di misure distensive adottate da Russia e da Stati Uniti il giorno precedente, domenica 10 ottobre. Nel dettaglio, Mosca e Washington hanno revocato le limitazioni di viaggio imposte contro funzionari di ambo i Paesi, rimuovendoli dalla “lista nera” delle sanzioni che impediva l’accesso ai territori. Per quanto riguarda la Federazione, la portavoce del Ministero degli Affari Esteri, Maria Zacharova, ha annunciato che la visita di Nuland è stata autorizzata a seguito della rimozione della funzionaria dall’elenco dei cittadini statunitensi sanzionati, dove era stata inserita nel 2019 per aver supportato il movimento europeista Euromaiden in Ucraina. Tale mossa è stata approvata “in cambio dell’esclusione di alcuni funzionari russi” dalla black list degli USA. Tali condizioni erano state dettate dal Ministero degli Esteri russo in precedenza, il 23 settembre.

Gli ultimi sviluppi giungono circa un mese dopo l’incremento delle tensioni diplomatiche tra i due Paesi, ai ferri corti dallo scorso maggio. Nel dettaglio, il 10 settembre, l’ambasciatore statunitense a Mosca, John Sulilvan, era stato convocato dal Ministero degli Esteri russo per interferenze elettorali, le quali si sono poi tenute dal 17 al 19 settembre. Anche il giorno precedente, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, aveva accusato gli Stati Uniti di ingerenza nelle elezioni russe, definendo “ovvia” la “minaccia.

I rapporti tra Russia e Stati Uniti, fondamentali per la sicurezza e la stabilità globale, hanno attraversato un periodo difficile a causa dei diversi approcci delle due nazioni a una serie di importanti questioni internazionali. Ciò nonostante, proprio per le elevate responsabilità degli attori a livello mondiale, Mosca e Washington stanno provando a rilanciare il dialogo bilaterale. I primi tentativi sono stati avviati lo scorso 19 maggio, quando il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, ha incontrato a Reykjavík, a margine del Consiglio Artico, il segretario di Stato degli USA, Antony Blinken. Un secondo incontro di alto livello tra i due Paesi si è tenuto, il 24 maggio scorso, quando il segretario del Consiglio di Sicurezza russo, Nikolai Patrushev, e il consigliere nazionale per la Sicurezza degli USA, Jake Sullivan, si sono riuniti a Ginevra per approfondire alcune questioni di stabilità strategica e la normalizzazione delle relazioni russo-americane. In entrambe le occasioni, l’esito del dialogo è stato definito “costruttivo”. Tali iniziative sono poi culminate con l’incontro faccia a faccia tra i due presidenti, il 16 giugno.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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