Mozambico: ucciso comandante del gruppo ribelle Renamo

Pubblicato il 12 ottobre 2021 alle 12:49 in Africa Mozambico

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La polizia mozambicana ha riferito di aver eliminato il comandante del braccio armato della fazione separatista nota come Resistenza nazionale del Mozambico (Renamo), Mariano Nyongo. L’uccisione è avvenuta lunedì 11 ottobre, nel quadro di un’operazione lanciata nel centro del Paese con l’obiettivo di arrestarlo. Nello specifico, secondo quanto chiarito in conferenza stampa dal capo della polizia nazionale mozambicana, Bernardino Rafael, la campagna contro il gruppo armato era stata lanciata la scorsa settimana nei boschi di Sofala, dopo la scoperta del nascondiglio di Nyongo. Quest’ultimo è stato ucciso nelle prime ore del mattino in uno scontro tra le forze di difesa e sicurezza mozambicane (FDS) e gli insorti della provincia di Sofala. “Le FDS hanno fatto di tutto per cercare di catturare Nyongo da vivo in modo che potesse rispondere delle sue azioni in tribunale. Sfortunatamente la pattuglia delle FDS è stata attaccata per prima”, ha dichiarato Rafael. Nel quadro dell’operazione, le forze di sicurezza hanno recuperato tre armi e circa un centinaio di munizioni.

Il governo del Mozambico sostiene che Renamo, uno dei maggiori gruppi di opposizione del Paese, sia responsabile di numerosi attacchi armati, uccisioni di civili, saccheggi di proprietà, sequestri e incendi dolosi soprattutto nelle regioni centrali. Nyongo, leader del braccio armato del gruppo, guidava una fazione di ex combattenti che si era autoproclamata “giunta militare Renamo”. Le autorità di Maputo ritengono che l’uomo sia stato responsabile dell’uccisione di almeno 30 persone dal 2019, anno della firma di un accordo di pace tra il partito di governo, Frelimo, e la fazione meno radicale del gruppo secessionista. Nonostante le condizioni offerte ai miliziani per il disarmo, la giunta non ha mai accettato l’intesa e i suoi attacchi hanno ostacolato il processo di pace.

Solo qualche giorno fa, il 4 ottobre, il presidente del Mozambico, Filipe Nyusi, aveva esortato i militanti islamisti dell’estremo Nord ad arrendersi, a seguito dell’uccisione di un loro leader e di altri 18 combattenti durante un’operazione delle forze armate nazionali, supportate dall’esercito del Ruanda e di altri Paesi dell’Africa meridionale. Awadhi Ndanjile, un comandante che aveva avuto un ruolo di spicco nel reclutamento e indottrinamento dei membri dell’Ahlu Sunnah Wal Jama’a (ASWJ), era deceduto durante un assalto presso una base di militanti nel distretto di Nangade, a Cabo Delgado.

Dopo mesi di tensioni e violenze, l’8 agosto, le forze armate del Ruanda, inviate in Mozambico per supportare l’esercito contro i militanti islamisti che avevano preso il controllo della provincia settentrionale di Cabo Delgado, avevano annunciato di aver riconquistato la città portuale strategica di Mocimboa da Praia. Quest’ultima è stata la base da cui sono stati organizzati i primi attacchi dei ribelli del Nord, nell’ottobre 2017. La stessa città è diventata, a partire dal 2020, il quartier generale di un gruppo armato, localmente chiamato al-Shabab  o Al-Sunna wa Jama’a. Riprendere il controllo dell’area è di vitale importanza per le autorità del Mozambico e tale conquista ha rappresentato un grande successo per la coalizione africana impegnata in questa regione.

Mocimboa da Praia, nota per essere un punto di riferimento per il settore petrolifero, era stata attaccata il 24 marzo. Quel giorno, militanti legati allo Stato Islamico avevano lanciato assalti coordinati, saccheggiando e distruggendo alcuni edifici, uccidendo civili e costringendo migliaia di persone alla fuga. In tale contesto, il gigante petrolifero francese Total si era ritirato dal sito di esplorazione di gas situato nella regione. Gli attacchi hanno segnato un’intensificazione delle violenze, che sono poi riprese ad intervalli nel tempo. 

I principali responsabili della nuova insurrezione sono appunto i militanti di Al-Sunna wa Jama’a. Si tratta di un’organizzazione islamista del Mozambico, che ha giurato fedeltà all’Isis nel 2019 e che conta almeno 4.500 membri. Questi operano nella provincia di Cabo Delgado dall’ottobre del 2017, quando hanno lanciato una rivolta armata contro il governo di Maputo. A maggio del 2020, una serie di attacchi sono stati poi lanciati nella cittadina di Mocimboa da Praia e, da allora, si sono diffusi in altri sette distretti. I leader dell’organizzazione hanno legami anche con altri gruppi terroristici dell’Africa orientale. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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