Iraq: arrestato il tesoriere dello Stato Islamico, vice di al-Baghdadi

Pubblicato il 12 ottobre 2021 alle 14:17 in Iraq Medio Oriente

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Il premier iracheno uscente, Mustafa al-Kadhimi, ha annunciato l’arresto del vice di Abu Bakr al-Baghdadi, il leader dello Stato Islamico ucciso, nel 2019, a seguito di un’operazione coordinata dalle forze statunitensi.

L’uomo in questione è Sami Jasim al-Jaburi, il “supervisore finanziario” responsabile della gestione dei fondi dell’ISIS, su cui Washington ha precedentemente messo una taglia da 5 milioni di dollari. L’annuncio dell’arresto è stato dato, l’11 ottobre, dal primo ministro di Baghdad, sul proprio account Twitter, mentre ulteriori dettagli in merito all’operazione sono stati diffusi il giorno successivo, il 12 ottobre. Al-Jaburi, ha precisato al-Kadhimi, è stato arrestato al di fuori dei confini dell’Iraq, nel corso di una delle operazioni più complesse effettuate dai servizi di intelligence iracheni. Come evidenziato dal premier, questa è stata condotta in un momento in cui l’attenzione delle forze di sicurezza del Paese era volta a salvaguardare le elezioni legislative, svoltesi il 10 ottobre. “Lunga vita all’Iraq!”, ha concluso al-Kadhimi il proprio Tweet.

Stando a quanto riferito dal Joint Operations Command, l’operazione che ha portato all’arresto di al-Jaburi, condotta al confine siro-iracheno, dal lato di Mosul, è stata “puramente irachena”, ed è da inserirsi nel quadro di una nuova “tattica” impiegata dalle forze del Paese per dare la caccia ai terroristi dell’ISIS. Il portavoce del comando, il maggiore generale Tahsin al-Khafaji, ha dichiarato che i servizi di intelligence erano stati in grado di ricavare informazioni rilevanti sulla presenza dell’ISIS nell’area montuosa di Hamrin, il che ha consentito alle forze aeree irachene di scoprire e distruggere i nascondigli dell’organizzazione e di uccidere 7 loro leader.

Parallelamente, una fonte di Sky News Arabia, ha rivelato che l’arresto di al-Jaburi è stato il frutto di attività durate mesi. A detta della fonte, il vice-leader dell’ISIS si trovava, in un primo momento, in un “grande Paese europeo”, quando ha ricevuto la prima visita di ufficiali iracheni mascherati da rifugiati, i quali, nel corso di una serie di incontri successivi organizzati in Europa e in Paesi arabi, avrebbero finto di voler dare nuovo slancio allo Stato Islamico, così da ottenere un numero sempre maggiore di informazioni. I contatti avrebbero portato al-Jaburi a recarsi in Siria, in un’area vicina al confine dell’Iraq, dove i servizi di intelligence iracheni hanno aspettato e arrestato l’uomo, poi trasportato a Baghdad, il 10 ottobre.

Al-Jaburi è stato definito un veterano dell’ascesa e caduta dello Stato Islamico, sebbene nel 2004 avesse giurato fedeltà ad al-Qaeda in Iraq, un gruppo terroristico jihadista attivo in Vicino Oriente dal 2004 al 2006. Nel 2005 venne arrestato dalle forze statunitensi, per poi essere rilasciato anni dopo, nel 2011, e unirsi all’ISIS nel 2014. Secondo il “Rewards for Justice”, il programma di ricompense antiterrorismo del Servizio di sicurezza diplomatica del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, l’uomo ha svolto un ruolo significativo nella gestione delle questioni finanziarie dello Stato Islamico. Al contempo, il vice-leader ha ricoperto diverse posizioni, inclusa quella di funzionario della sicurezza nei distretti di Sharqat e Zab, nel governatorato di Salah al-Din.

Dopo gli eventi di giugno 2014, al-Jaburi era stato nominato funzionario del petrolio e del gas per l’ISIS in Iraq e supervisore finanziario dell’organizzazione. In particolare, alla fine del 2015, dopo essersi trasferito in Siria, lo stesso Abu Bakr al-Baghdadi lo aveva nominato “Ufficiale generale del petrolio e del gas dell’ISIS”, mentre era stato incaricato di monitorare i fondi dell’organizzazione dopo l’uccisione di Abu Ali al-Anbari. Quando, a fine 2017, il cosiddetto dipartimento del “petrolio e gas” dell’ISIS è stato abolito, Sami Jasim ha continuato a svolgere soltanto la mansione di tesoriere.

Risale al primo novembre 2019 l’annuncio dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante in cui è stata confermata la morte del precedente leader dell’organizzazione, Abu Bakr al-Baghdadi, ucciso a seguito di un’operazione nel Nord della Siria coordinata dalle forze statunitensi, il 27 ottobre. Come riferito dall’ISIS stesso, a succedere ad al-Baghdadi vi era stato Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurayshi. Al-Jazeera ha specificato che di solito lo Stato Islamico usa pseudonimi per i suoi leader e membri per proteggerli da procedimenti giudiziari e arresti, e, pertanto, al-Qirdash corrisponderebbe ad al-Qurayshi. 

L’inizio della presenza dell’ISIS in Iraq, invece, viene fatta risalire al 2014. Dopo aver occupato gran parte del territorio iracheno, il 10 giugno di quell’anno l’organizzazione prese anche il controllo di Mosul, seconda città del Paese e principale nucleo urbano caduto in mano ai jihadisti, liberata poi il 10 luglio 2017. Il 9 dicembre 2017, il governo iracheno ha annunciato la vittoria sull’ISIS, dopo tre anni di battaglie. In particolare, è stato il primo ministro dell’Iraq allora in carica, Haider Al-Abadi, a comunicare che l’esercito aveva ripreso il totale controllo del Paese, dopo la riconquista di Rawa, una città ai confini occidentali di Anbar con la Siria, ultimo baluardo del gruppo in Iraq.

Ad oggi, però, il Paese non può dirsi al riparo dalla minaccia terroristica. Come dichiarato dal premier al-Kadhimi il 26 gennaio scorso, il terrorismo è ritornato a minacciare l’Iraq, probabilmente con l’obiettivo di minare il percorso verso la democrazia. Diyala, Salah al-Din e Kirkuk sono le tre regioni incluse nel cosiddetto “Triangolo della morte”, dove cellule dello Stato Islamico risultano essere ancora particolarmente attive. Nel solo mese di settembre, sono stati 16 gli attentati registrati in tale area, tra cui esplosioni, agguati e attacchi armati. In totale, sono state registrate 45 vittime, tra morti e feriti.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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