India, Kashmir: continuano le violenze, uccisi 5 militanti

Pubblicato il 12 ottobre 2021 alle 14:29 in Asia India

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le forze governative indiane hanno ucciso 5 sospetti militanti in due scontri avvenuti il 12 ottobre, nel Kashmir controllato dall’India. L’episodio si colloca in un contesto di crescenti tensioni nell’area.

Il primo scontro del 12 ottobre è scoppiato in seguito a un raid dei soldati e della polizia di contro-insurrezione nella zona di Imamsahab, nel distretto meridionale di Shopian. La polizia aveva isolato l’area l’11 ottobre e, successivamente, è nata una sparatoria dopo che i militanti si sono rifiutati di arrendersi. In totale, sono stati uccisi 3 militanti nelle prime ore del 12 ottobre. Alcuni residenti hanno riferito che le truppe hanno fatto esplodere una casa di civili durante i combattimenti. Come affermato da Associated Press, questa sarebbe una tattica comune delle truppe indiane in Kashmir.

Sempre il 12 ottobre, in uno scontro separato, invece, altri 2 sospetti militanti sono stati uccisi all’interno di una coltivazione di meli durante un’operazione di contro-insurrezione nel villaggio di Feeripora, sempre nel distretto meridionale di Shopian.

Tali scontri sono arrivati ad un giorno di distanza da quando i ribelli del Kashmir hanno ucciso 5 soldati dell’esercito in uno scontro a fuoco nella regione che è stato il più mortale per le forze governative indiane da febbraio scorso. La sparatoria era avvenuta in un passo di montagna vicino alla Linea di controllo (LoC), un confine de facto nel Kashmir tra la parte indiana e quella pakistana istituito dall’Onu di fronte alle tensioni nate dalle rivendicazioni concorrenti di India e Pakistan sul Kashmir.

L’aumento delle violenze nel Kashmir si colloca in concomitanza con un’ondata di arresti che avrebbero interessato oltre 700 persone secondo le ultime stime per interrogarle dopo che,  il 5 ottobre, un gruppo di aggressori aveva sparato separatamente a 3 uomini uccidendoli. Tali omicidi hanno innescato una paura diffusa tra le comunità minoritarie, con molte famiglie indù che hanno scelto di lasciare la valle del Kashmir. La polizia ha affermato che uno dei militanti uccisi il 12 ottobre era stato coinvolto nell’uccisione di uno dei tre uomini morti il 5 ottobre.

Intanto, il Fronte della Resistenza, o TRF, il 7 ottobre, in una dichiarazione sui social media ha affermato che stava prendendo di mira coloro che lavorano per le autorità indiane e che non stava scegliendo obiettivi basati sulla fede. La dichiarazione del gruppo ribelle non ha però potuto essere verificata in modo indipendente da Associated Press che le ha riferite. Secondo i funzionari indiani il TRF è il fronte locale del gruppo militante Lashkar-e-Taiba che ha sede in Pakistan. La cellula si sarebbe formata dopo che l’India ha revocato la semi-autonomia della regione.

Il Kashmir è una regione asiatica a maggioranza musulmana, situata tra l’India, il Pakistan e la Cina che, al momento, ne amministrano aree distinte. In particolare, la parte centro-meridionale, il Jammu e Kashmir, è amministrata dall’India, lo Azad Kashmir e il Gilgit-Baltistan, le porzioni Nord-occidentali, sono sotto la giurisdizione del Pakistan, mentre la zona Nord-orientale, Aksai Chin, è sotto il controllo della Cina. Tale ripartizione non è però riconosciuta dagli attori in gioco e Nuova Delhi e Islamabad rivendicano la propria sovranità l’una sulle parti dell’altra. Le parti si sono spesso accusate l’un l’altra di aver di aver violato il cessate il fuoco del 2003. Al contempo, dal 1989, nella parte indiana ci sono gruppi ribelli che lottano per l’indipendenza del territorio o per unirsi al Pakistan, accusato dall’India di armare i militanti.

In tale contesto, il 5 agosto 2019, l’esecutivo indiano guidato dal premier Narendra Modi, a capo del partito nazionalista-induista BJP, aveva suddiviso il territorio del Kashmir sotto la propria giurisdizione in due zone amministrate federalmente dall’India, il Jammu e Kashmir e il Ladakh. Così facendo erano stati revocati gli articoli 370 e 35A della Costituzione indiana che sancivano i diritti all’autonomia di cui godeva la regione, ovvero su tutte le questioni interne, tranne difesa, comunicazione e affari esteri. Di conseguenza, lo status speciale della regione era stato revocato e la sua costituzione separata era stata annullata. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.