Giordania: quarto rimpasto di governo in un anno

Pubblicato il 12 ottobre 2021 alle 11:12 in Giordania Medio Oriente

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Per la quarta volta in un anno, il Regno hashemita della Giordania ha assistito a un rimpasto di governo, il cui obiettivo è elaborare riforme economiche e contenere la rabbia della popolazione.

Il giorno successivo alle dimissioni di alcuni membri della squadra governativa, il premier giordano, Bisher al-Khasawneh, l’11 ottobre, ha annunciato le modifiche apportate all’esecutivo di Amman, approvate dal monarca del Regno, il re Abdullah II, tramite decreto. Tra le novità più rilevanti vi è la reintroduzione del Ministero per gli Investimenti, alla cui guida è stato posto un ex banchiere, Khairy Amr. L’obiettivo di Amr sarà stimolare gli investimenti, soprattutto esteri, e creare nuove opportunità di lavoro, così da far fronte a un tasso di disoccupazione record, pari al 25%, e alle crescenti difficoltà economiche e sociali.

La mossa è stata accolta con favore da diversi esperti di economia, tra cui il direttore del Phenix Centre for Economic Studies, Ahmad Awad, secondo cui la creazione di un Ministero per gli Investimenti indica la volontà di Amman di rafforzare tale settore. Il dicastero, stando a quanto chiarito, collaborerà con la Jordan Investment Commission (JIC) e, oltre a fornire incentivi e strutture agli investitori, dovrà impegnarsi per rimuovere gli ostacoli di tipo burocratico che, per anni, hanno limitato l’espansione degli investimenti in Giordania. Secondo un altro esperto, Wajdi Makhamreh, una delle sfide principali sarà creare un mercato competitivo a livello regionale, attraverso misure concrete che attirino un numero sempre maggiore di investitori.

Oltre all’istituzione del nuovo Ministero, sono 8 i membri della squadra governativa sostituiti, riguardanti, tra gli altri, i Ministeri dell’Energia e delle Risorse minerarie, della Cultura, dell’Istruzione e della Ricerca scientifica e dell’Ambiente, oltre ai ministri di Stato per gli Affari legali e dell’Informazione. Parallelamente, Youssef Mahmoud al-Shamali, ex ministro dei Trasporti, è stato trasferito al Ministero dell’Industria e del Commercio. Al Ministero delle Finanze, invece, il premier ha mantenuto Mohamad al-Ississ, un esperto di economia laureato ad Harvard, il quale ha ricevuto il plauso del Fondo Monetario Internazionale (FMI) per il modo in cui ha gestito la pandemia di Covid-19, a tal punto da consentire l’approvazione di un programma quadriennale del FMI del valore di 1,3 miliardi di dollari, mettendo in luce la fiducia nel programma di riforme giordano.

Prima dell’ultimo emendamento, il governo del Regno hashemita comprendeva 31 Ministeri, ora passati a 32. Il Ministero degli Investimenti era stato rimosso con il rimpasto del 7 marzo 2022, il secondo condotto dal premier dall’inizio del suo mandato, intrapreso il 7 ottobre 2020. A marzo, tra i Ministeri in cui sono stati apportati cambiamenti vi sono stati quelli dell’Interno e della Giustizia, i cui ex titolari sono stati licenziati dopo aver partecipato a una cena violando le restrizioni anti-Covid imposte dal governo di Amman. Il ministro dell’Istruzione, Tayseer al-Nuaimi, invece, è stato estromesso dopo aver ricevuto critiche in merito alle misure adottate allo scoppio della pandemia riguardanti la didattica a distanza e la chiusura delle scuole.

Ora, Khasawneh ha affermato che tra le priorità dell’esecutivo vi è rilanciare la crescita economica, dopo che l’economia giordana, già dipendente da aiuti esterni, ha subito la contrazione più grave degli ultimi decenni. Tuttavia, sia il governo sia il FMI prevedono una crescita di circa il 2% nell’anno in corso. Come riportato dalla Banca Mondiale, l’economia giordana potrebbe crescere dell’1,8% nel 2021 e del 2% nel 2022. Ad ogni modo, il Paese attualmente risente delle circostanze vissute nell’ultimo anno. Il blocco causato dalle misure anti-Covid ha paralizzato le imprese e ha ridotto le entrate di decine di milioni di dollari.

Per il 2021, il Parlamento del Regno ha approvato un bilancio pari a 9.9 miliardi di dinari, corrispondenti a circa 14 miliardi di dollari, che, a detta di al-Issis, mira a preservare “prudenza fiscale” e a garantire stabilità, nonostante un debito pubblico pari a 45 miliardi di dollari, una cifra record per Amman.  Secondo il ministro delle Finanze, accanto a una contrazione economica prevista al 3% per il 2021, i tassi di inflazione potrebbero salire in modo “sano e ragionevole”, con una percentuale pari a circa l’1,3%, mentre ci si aspetta un aumento del 6,5% delle esportazioni. 

Risale al 7 ottobre 2020 la nomina di Khasawneh a capo del governo di Amman. Il premier, un consigliere di Palazzo definito un “diplomatico veterano”,  è stato chiamato a riconquistare la fiducia della popolazione e disinnescare eventuali tensioni sociali, alimentate dai ripetuti fallimenti dei governi che si sono succeduti e dalle difficoltà economiche altresì provocate dalle misure di austerity stabilite con il FMI.

Al-Khasawneh è stato consigliere reale nell’ambito della comunicazione dall’aprile 2019 al 17 agosto scorso, dopodiché è stato nominato consigliere del re in ambito politico presso la Corte reale hashemita. In precedenza, il premier neoeletto ha lavorato come ambasciatore in Egitto, Kenya, Etiopia e Francia, come rappresentante permanente della Giordania presso la Lega degli Stati arabi tra il 2012-2016, come ministro di Stato per gli affari esteri, tra il 2016 e il 2017, e come ministro di Stato per gli affari legali, tra il 2017 e il 2018. Tra i titoli accademici figurano un dottorato in giurisprudenza presso la “London School of Economics” e un master in relazioni internazionali, diplomazia ed economia presso il “SOAS” College dell’Università di Londra, nonché un master in diritto internazionale presso la “London School of Economics”.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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