Etiopia: l’esercito avvia una nuova offensiva contro i ribelli del Tigray

Pubblicato il 12 ottobre 2021 alle 11:17 in Africa Etiopia

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L’esercito nazionale etiope ha lanciato un’offensiva di terra contro le forze della regione settentrionale del Tigray. Lo ha dichiarato, lunedì 11 ottobre, il Fronte di liberazione del popolo tigrino (TPLF), il gruppo ribelle che combatte contro le truppe del governo centrale da novembre scorso.

Il portavoce del TPLF, Getachew Reda, ha affermato che le forze governative, insieme a quelle della regione di Amhara, alleate di Addis Abeba, hanno avviato gli attacchi per spingere i ribelli del Tigray fuori dalle aree settentrionali. I combattimenti si starebbero svolgendo soprattutto nelle città di Wegeltena, Wurgessa e Haro. I tigrini si sono spinti fino ad Amhara e hanno portato l’offensiva contro il governo centrale negli Stati regionali circostanti. La loro avanzata, però, è stata in gran parte bloccata, nei mesi scorsi, dall’esercito nazionale.  

L’ufficio degli Affari Esteri del Tigray ha specificato in una nota che, con l’offensiva iniziata lunedì, sono in corso attacchi aerei, raid di droni e bombardamenti di artiglieria pesante. Le agenzie di stampa internazionali, tuttavia, non hanno potuto verificare in maniera indipendente le dichiarazioni. Alla domanda se fosse stata effettivamente lanciata una nuova operazione militare, Billene Seyoum, portavoce del primo ministro etiope Abiy Ahmed, ha risposto con prudenza limitandosi ad affermare che il governo etiope ha la responsabilità di proteggere i suoi cittadini in tutte le regioni del Paese da qualsiasi atto di “terrorismo”. “Il governo dell’Etiopia continuerà a contrastare la distruzione, la violenza e le uccisioni del TPLF nella regione di Amhara e altrove”, ha aggiunto Seyoum, senza approfondire.

La nuova offensiva avrebbe infranto il cessate il fuoco concordato a giugno, mentre le forze governative si ritiravano dal Tigray. Migliaia di persone sono state uccise da quando è iniziato il conflitto civile, il 4 novembre dello scorso anno. Nel mezzo dello scontro diretto tra le forze tigrine e quelle del governo centrale, si inserisce anche la disputa tra Stati regionali. Amhara e Tigray sono da anni in disaccordo dopo che quest’ultimo ha allargato i suoi confini, oltre 20 anni fa, per includere i terreni agricoli rivendicati anche dalla regione vicina. Allo scoppio dei combattimenti tra esercito nazionale e TPLF, le autorità di Amhara hanno dunque inviato le proprie forze in quel territorio, ufficialmente noto come Western Tigray, e, da allora, ne hanno mantenuto il controllo. A giugno, i tigrini hanno riconquistato la maggior parte della regione, costringendo le truppe governative a ritirarsi. Le forze del TPLF hanno poi invaso la vicina regione di Amhara, a luglio, dichiarando che si trattava di una tattica per cercare di costringere le forze rivali a uscire dalla regione, pesantemente militarizzata, del Western Tigray. Il portavoce regionale di Amhara aveva segnalato su Twitter, la scorsa settimana, che un’offensiva contro le forze del Tigray sarebbe stata imminente e, da venerdì 8 ottobre, erano già stati segnalati pesanti raid aerei in diverse aree controllate dai tigrini.

Samuel Getachew, giornalista etiope indipendente intervistato da Al Jazeera, ha affermato che il governo si stava preparando a questo momento già da un po’ di tempo. “C’era una mobilitazione in corso. Nella regione di Amhara, ad esempio. Questo è un momento decisivo che il governo etiope aveva già affermato che sarebbe stato imminente”, ha detto Getachew, aggiungendo: “Ci si aspetta che l’esito sarà sanguinoso”. Lunedì, il governo britannico ha chiesto ai suoi cittadini di evitare la regione del Tigray, una mossa che, secondo Getachew, indica che potrebbe esserci un’offensiva “nei giorni a venire”. “L’obiettivo del governo etiope è impedire al TPLF di avere la possibilità di governare il Tigray: vogliono solo uccidere o eliminare l’essenza del TPLF”, ha affermato il giornalista, specificando: “Per l’amministrazione di Abiy l’eliminazione del TPLF è diventata una priorità”.

I combattimenti, iniziati ormai circa 11 mesi fa, hanno provocato lo sfollamento di milioni di persone e costretto alla carestia centinaia di migliaia di abitanti del Tigray, una situazione che le Nazioni Unite hanno attribuito anche ai blocchi imposti dal governo. Quest’ultimo ha negato di aver limitato l’accesso degli aiuti alla zona. Il conflitto ha reso circa 5,2 milioni di persone nel Tigray (oltre il 90% della popolazione) e 1,7 milioni di persone nelle regioni di Afar e Amhara dipendenti dagli aiuti alimentari. La notizia dei nuovi combattimenti giunge nonostante le richieste di pace delle Nazioni Unite e di altri enti internazionali e nonostante la minaccia di nuove sanzioni da parte degli Stati Uniti e dell’Unione Europea.

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Chiara Gentili

di Redazione

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