Crisi energetica: Mosca è pronta al dialogo con l’Europa, crescono i timori di Kiev

Pubblicato il 12 ottobre 2021 alle 20:23 in Europa Russia Ucraina

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Mentre la Russia ha dichiarato, martedì 12 ottobre, di essere disponibile per cooperare con l’Europa al fine di stabilizzare i prezzi energetici, in aumento dal mese di luglio, la Commissione Europea ha rivelato di aver preso in analisi diversi scenari per garantire che l’Ucraina riceva un sufficiente approvvigionamento energetico.  

Ad annunciare la posizione di Mosca, il medesimo martedì, è stato il viceministro degli Esteri della Federazione Russa, Sergey Ryabkov, nel corso di un’intervista all’emittente radiotelevisiva britannica “BBC” e riportata dall’agenzia di stampa russa RIA Novosti. Nel dettaglio, il funzionario russo ha sottolineato che il Cremlino è pronto a cooperare con l’Unione Europea (UE) “per prevenire i rialzi dei prezzi”. Inoltre, Ryabkov ha posto l’accento sul fatto che la Russia è stata e continuerà ad essere un “fornitore affidabile” di gas per l’Europa. Intanto, il medesimo martedì, Reuters ha riportato le dichiarazioni rilasciate dalla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, in merito alle garanzie che il blocco intende fornire all’Ucraina, la quale sarà privata delle tasse di transito una volta messo in funzione il gasdotto russo-tedesco Nord Stream 2, concepito per bypassare il territorio ucraino. 

La Commissione, insieme ad esperti ucraini, sta esplorando diversi scenari per garantire un approvvigionamento sufficiente per l’Ucraina”, ha affermato von der Leyen in una dichiarazione congiunta con il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky. La presidente della Commissione Europea ha poi rivelato che la soluzione potrebbe risiedere nella Slovacchia, il cui interconnector è stato connesso ai gasdotti ucraini a partire dal settembre 2014. “Lavoreremo a stretto contatto per aumentare la capacità di approvvigionamento di gas proveniente dagli Stati membri dell’Unione Europea. Questo include anche l’opzione di lavorare su accordi per invertire il flusso di un gasdotto aggiuntivo dalla Slovacchia”, ha ribadito la presidente della Commissione Europea. La dichiarazione congiunta di Zelensky e von der Leyen è stata rilasciata a margine di un vertice dei leader dell’UE, tenutosi a Kiev il 12 ottobre. Il multilaterale si è svolto in un momento in cui l’Ucraina ha iniziato ad esercitare maggiori pressioni sugli alleati Occidentali, soprattutto dopo che Mosca è stata accusata di servirsi del gas come strumento per incrementare la dipendenza energetica del blocco e ottenere concessioni.

I timori energetici di Kiev sono culminati con l’inasprimento delle relazioni con l’Ungheria, dopo che quest’ultima ha sottoscritto, lunedì 27 settembre, un contratto a lungo termine con la russa Gazprom per la fornitura di gas. A seguito di tale epilogo, l’Ucraina e l’Ungheria hanno convocato, il 28 settembre, i rispettivi ambasciatori per condannare le differenti posizioni. L’intesa, valida fino al 2036, prevede la fornitura di 4,5 miliardi di metri cubi di gas annui, di cui 3,5 miliardi del totale saranno forniti attraverso la Serbia, il miliardo restante tramite il territorio austriaco. La nuova cooperazione si sostituirà a quella che precedentemente legava Budapest alla russa Gazprom, la quale era stata sottoscritta nel lontano 1995 e si serviva delle rotte di transito che attraversavano il territorio dell’Ucraina, garantendo a quest’ultima le entrate derivanti dalle tasse di transito.

Di conseguenza, il Ministero degli Esteri di Kiev ha condannato il nuovo accordo, che priverà il Paese delle tasse di transito, come sta avvenendo con il gasdotto russo-tedesco Nord Stream 2. Il Paese Est-Europeo si è detto “sorpreso e deluso dalla decisione dell’Ungheria” perché tale scelta è legata a motivazioni puramente “politiche”, dato che, da un punto di vista economico, è “ingiustificata” e poco conveniente. In effetti, Kiev ha sottolineato che per Budapest sarebbe più redditizio ricevere gas attraverso il sistema di trasporto dell’Ucraina, solitamente usato per approvvigionare tutti i Paesi Europei. Criticando l’accordo, l’Ucraina ha dunque ribadito che, attraverso tale mossa, l’Ungheria starebbe cercando di “compiacere il Cremlino a discapito degli interessi nazionali dell’Ucraina, nonché delle relazioni ucraino-ungheresi”. Di conseguenza, Kiev ha dichiarato che intende rivolgersi alla Commissione Europea per richiederle di effettuare una valutazione dell’accordo che, secondo il Ministero degli Esteri, “avrà un impatto significativo sulla sicurezza energetica dell’Ucraina e dell’Europa”.

Nel contesto della crisi energetica europea, è importante ricordare che Gazprom aveva annunciato, il 21 settembre, che la Russia non intendeva aumentare il livello delle forniture verso il blocco, nonché utilizzare appieno la capacità dei gasdotti a disposizione. Tali dichiarazioni hanno poi innescato un effetto domino che ha provocato un’ulteriore impennata dei prezzi all’ingrosso di gas nel mercato europeo, portandoli a livelli ben superiori rispetto al mese di luglio, quando si stava iniziando a registrate tale tendenza. L’Occidente, soprattutto l’UE e gli Stati Uniti, ha fortemente criticato la mossa di Gazprom, definendola una strategia geopolitica nella quale l’energia sarebbe utilizzata come mezzo per esercitare pressioni.

È in tale quadro che è necessario collocare la richiesta che un gruppo di eurodeputati aveva avanzato, il 17 settembre, alla Commissione Europea. Quest’ultima era stata esortata ad indagare sul rapido incremento dei prezzi di gas, nonché su come Gazprom stesse tentando di “manipolare” il mercato energetico per i propri obiettivi. “Chiediamo alla Commissione Europea di aprire urgentemente un’indagine sulla possibile manipolazione deliberata del mercato [energetico] da parte di Gazprom e sulla potenziale violazione delle regole di concorrenza dell’UE”, si legge nella nota ufficiale, citata da Reuters. A supporto dei loro timori, i deputati di Bruxelles avevano citato le frequenti e immotivate interruzioni della produzione di gas di Gazprom, nonché il fatto che la società non avesse messo a disposizione la capacità totale dei gasdotti. “Tutti questi fattori lasciano sospettare che l’aumento record del prezzo del gas naturale in Europa […] possa essere il risultato diretto” di una strumentalizzazione del mercato energetico, avevano dichiarato i legislatori dell’UE.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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