Crimea: l’UE aggiunge 8 russi alla “lista nera” delle sanzioni

Pubblicato il 12 ottobre 2021 alle 11:54 in Europa Russia

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L’Unione Europea ha imposto, lunedì 11 ottobre, misure restrittive nei confronti di altre otto persone per il loro ruolo svolto nel sostenere azioni e politiche che hanno compromesso e minacciato l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina, a seguito dell’annessione della Crimea da parte della Federazione Russa, avvenuta il 16 marzo 2014.

A riportare la decisione emessa dal Consiglio dell’UE, il medesimo lunedì, è stata l’agenzia di stampa russa TASS, citando il comunicato del blocco. Tra le persone aggiunte all’elenco delle sanzioni dell’UE figurano funzionari delle autorità di contrasto, quali giudici, Pubblici Ministeri e agenti di sicurezza, responsabili dell’applicazione del diritto russo in Crimea e a Sebastopoli, “illegalmente annesse”. Secondo Bruxelles, i cittadini aggiunti alla “lista nera” hanno “preso decisioni arbitrarie in casi di matrice politica e hanno perseguito o vessato gli oppositori dell’annessione illegale della Crimea e di Sebastopoli”. Si tratta di:

  • Belousov Mikhail, giudice a Simferopoli;
  • Dolgopolov Andrey, presidente del Tribunale distrettuale di Simferopoli;
  • Kolpikov Evgeniy, procuratore;
  • Magomedov Magomed, agente del Comitato Investigativo per la Crimea;
  • Mikhailuk Leonid, capo della direzione dell’FSB per la Crimea;
  • Mozhelyansky Victor, vicepresidente del Tribunale distrettuale di Simferopoli;
  • Redko Galina, giudice della Corte Suprema di Crimea;
  • Terentyev Vladimir, capo del dipartimento del Comitato Investigativo per la Crimea.

Tali misure restrittive, attualmente, sono applicate nei confronti di un totale di 158 persone e 48 entità. Tali individui che sono state designati dall’UE, pertanto, sono soggetti al congelamento dei beni e al divieto di viaggio o transito nel territorio europeo. Le misure restrittive individuali sono state applicate, per la prima volta, il 17 marzo 2014, in risposta alle “azioni ingiustificate che hanno compromesso e destabilizzato deliberatamente l’integrità territoriale dell’Ucraina”. Nel dettaglio, la decisione è stata emessa dal blocco a seguito di una sessione straordinaria del Consiglio Affari Esteri, indetta per discutere della crisi in Ucraina. Il medesimo anno, furono altresì sospesi i preparativi per il vertice G8. Quest’ultimo, che si sarebbe dovuto tenere a Sochi, nel giugno 2014, si tenne, il 4 e il 5 giugno 2014, a Bruxelles, nel formato del G7, escludendo la Russia. Inoltre, i leader dell’Unione Europea sospesero i colloqui bilaterali con la Russia sui visti e sul nuovo accordo Russia-UE.

Altre misure dell’UE in risposta alla crisi in Ucraina comprendono sanzioni economiche nei confronti di settori specifici dell’economia russa e restrizioni alle relazioni economiche con la Crimea e Sebastopoli, le quali sono state prorogate il 23 giugno. Queste ultime impongono a tutti i cittadini europei e a tutte le imprese con sede in Europa restrizioni alle relazioni economiche con la Crimea e Sebastopoli. Secondo le disposizioni europee del 2014, è altresì in vigore il divieto di importazione, restrizioni sugli scambi e sugli investimenti, il divieto di prestazione di servizi turistici e di esportazione di beni provenienti dalle due regioni. In precedenza, il 18 giugno 2020, il Consiglio aveva concordato di prorogare tali misure fino al 23 giugno 2021. Il pacchetto di sanzioni viene rinnovato ogni anno in modo unanime.

La Crimea è diventata una regione russa il 16 marzo del 2014 a seguito di un referendum in cui il 96,77% degli elettori della Repubblica e il 95,6% degli abitanti di Sebastopoli votò per l’annessione alla Russia. Il referendum si è tenuto un mese dopo il colpo di stato che ha avuto luogo in Ucraina, il quale ha innescato un conflitto armato interno nel Sud-Est del Paese. Mosca ha ribadito più volte che gli abitanti della penisola hanno votato nel pieno rispetto del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite e hanno fatto “una scelta consapevole a favore della Russia”. L’Ucraina, dal canto suo, considera la Crimea territorio ucraino temporaneamente occupato. Della stessa posizione sono Stati Uniti e Unione Europea. In seguito all’annessione illegale delle regioni ucraine, Kiev portò Mosca davanti alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo (CEDU). Nella sentenza europea, emessa il 14 gennaio, si attribuiva alla Federazione Russa la responsabilità per le violazioni dei diritti umani in Crimea. Nel conflitto, sono state riportate quasi 13.000 vittime.

È importante tenere a mente l’organizzazione territoriale e normativa prevista da Kiev per comprendere perché l’Ucraina definisce “illegittimo” il referendum del marzo 2014. L’area della Repubblica di Ucraina è suddivisa in 27 regioni, di cui 24 province, una repubblica autonoma, la Crimea, e due città con statuto speciale, Kiev e Sebastopoli. La Crimea, grazie al suo status speciale, ha una propria Costituzione, approvata nel 1998. Quest’ultima è andata a sostituire quella del 1992 che conferiva un maggiore grado di autonomia alla Crimea. Stando a quanto contenuto nel documento normativo del ’98, la Crimea ha continuato ad avere un certo grado di autonomia, tuttavia, il Parlamento ucraino può porre il veto a qualsiasi legge approvata dal Consiglio Supremo della Repubblica autonoma di Crimea. In questo caso, le autorità di Kiev non hanno considerato “valide” le elezioni del 2014.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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