Cina: continuano le problematiche energetiche, liberalizzati i prezzi dell’elettricità da carbone

Pubblicato il 12 ottobre 2021 alle 15:24 in Asia Cina

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La provincia del Liaoning, situata nel Nord-Est della Cina, ha emesso un’allerta di secondo livello, l’11 ottobre, per una grave mancanza di energia elettrica, segnalando che il calo avrebbe potuto raggiungere i 4,74 gigawatt. L’allerta si colloca nel quadro di una crisi energetica che sta interessando la Cina e che ha indotto Pechino a liberalizzare i prezzi dell’elettricità generata dal carbone, il 12 ottobre.

Il Liaoning ha la più grande economia tra le tre province del Nord-Est del Paese, ovvero Liaoning, Jilin e Heilongjiang, ed è anche quella che caratterizzata dai maggiori consumi industriali. Dalla metà di settembre 2021, il Liaoning ha subito più interruzioni di corrente. Nello specifico, l’allerta emessa l’11 ottobre corrisponderebbe ad una carenza di energia equivalente al 10-20% della domanda totale di energia. Dal 10 ottobre, nella provincia è stato attivo un ordine per ridurre l’utilizzo di energia mentre, dal 28 al 30 settembre, erano già state emesse allerte di secondo livello. In quest’ultima occasione, la carenza di energia aveva raggiunto i 5,4 GW, lasciando centinaia di migliaia di famiglie senza elettricità e costringendo gli impianti industriali a sospendere la loro attività di produzione. Il calo della produzione delle centrali elettriche ha fatto seguito ad una restrizione dell’offerta e all’aumento dei prezzi del carbone, utilizzato per generare oltre il 70% dell’elettricità nella regione. Oltre a questo, anche i parchi eolici sono stati inattivi a causa della bassa velocità del vento, limitando l’offerta si energia eolica, che nel 2020 ha rappresentato l’8,2% della produzione energetica del Liaoning.

Come riferito dal South China Morning Post, la ripresa dell’attività economica globale ha evidenziato una carenza nella disponibilità di combustibili utilizzati per la produzione di energia in Cina e in altri Paesi. Tale crisi energetica ha evidenziato la difficoltà nel ridurre la dipendenza dell’economia globale dai combustibili fossili mentre sono in atto varie iniziative internazionali per arginare il cambiamento climatico. Nel caso specifico della Cina, analisti e operatori di borsa hanno affermato che il Paese potrebbe affrontare un calo del 12% del consumo di energia industriale durante il quarto trimestre del 2021, poiché si prevede che la fornitura di carbone non sarà sufficiente nel corso dell’inverno. La Cina starebbe quindi adottando misure per cercare di alleviare la tensione nel mercato interno del carbone, spingendo, ad esempio, le miniere locali ad aumentare la produzione. In particolare, lo Shanxi e la Mongolia, che sono i due poli di produzione del carbone, hanno indicato a oltre 200 tra le loro miniere di carbone di aumentare la produzione dando priorità alla fornitura alle centrali elettriche nelle province Nord-orientali. Tuttavia, dall’8 ottobre, circa 60 miniere dello Shanxi sono state chiuse a causa di inondazioni e forti piogge che hanno interrotto anche alcuni trasporti via treno. Nel frattempo, gli alti costi del carbone continuano ad esercitare pressione sulle utenze.

Oltre a questo, il 12 ottobre, la Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme della Cina ha comunicato che liberalizzerà i prezzi  dell’elettricità ottenuta dal carbone, favorendo i meccanismi di mercato, alleviando le difficoltà delle azide produttive e incoraggiando una maggiore fornitura e migliorando la domanda e l’offerta. In base alla riforma,gli utenti industriali e commerciali acquisteranno elettricità a prezzi di mercato e verrà abolito un sistema di acquisto diretto di energia che mantiene i costi artificialmente bassi per i grandi utenti. In base alle misure annunciate il 12 ottobre, tutta l’elettricità prodotta da centrali a carbone sarà venduta attraverso il mercato, con un aumento del 70%. La Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme non ha però fornito alcuna indicazione rispetto a quando entreranno in vigore le modifiche. Alcuni esperti avrebbero accolto con favore le misure come cambiamenti significativi che porteranno maggiore trasparenza nei prezzi dell’elettricità e che allevieranno le difficoltà operative per le compagnie elettriche a carbone.

Secondo South China Morning Post, tra le possibili cause dell’attuale crisi energetica in Cina vi sarebbero vari fattori e, in particolare, il fatto che il Paese fa affidamento sul carbone che è però al momento soggetto a costi elevati, tagli alla produzione e tentativi di ridurre le emissioni limitandone l’utilizzo. La Cina è affetta di tanto in tanto da carenze energetiche a causa di un conflitto tra i prezzi del carbone, orientati al mercato, e le tariffe dell’elettricità, controllate dal governo. Il primo gennaio 2020, il governo centrale ha implementato un nuovo meccanismo per controllare il prezzo dell’elettricità che prevede di abbassarlo fino al 15% o di aumentarlo fino al 10%, partendo da un punto di partenza fisso. Al contempo, il prezzo del carbone non è regolamentato in modo analogo e, recentemente, ha raggiunto livelli record perché dipende dalle forze di mercato come la disponibilità e la domanda. Di conseguenza, le compagnie elettriche non sono state disposte a produrre una quantità di energia adeguata, perché è meno redditizia. In Cina non è stato ancora completamente formato un meccanismo di determinazione dei prezzi basato sul mercato nel settore dell’energia e spesso i prezzi stabiliti dalle autorità sono in ritardo rispetto alle variazioni dei costi, creando problemi per i produttori nel mantenere redditizia la propria attività. I limiti fissati da Pechino e gestiti dai governi locali rendono anche difficile trasferire i costi energetici aggiuntivi agli utenti finali quando l’offerta è scarsa, quindi in Cina si verificano occasionali carenze di energia. Oltre a questo, la Cina offre varie forme di sussidio nel settore energetico a famiglie e utenti agricoli, mentre gli enti industriali devono pagare di più. Ciò significa anche che i prezzi al dettaglio non sono regolamentati in modo da ottenere una migliore efficienza.

Altra problematica legata al carbone è poi il fatto che, per ridurre l’inquinamento atmosferico, il governo centrale ha fissato obiettivi per ridurre il consumo di energia per unità di prodotto interno lordo (PIL) del 3% nel 2021 e del 13,5% nel 2021-25, riducendo al contempo le emissioni di carbonio per unità di PIL del 18% nel quinquennio. Di fronte ad un ritardo nel rispettare tali obiettivi, almeno 20 su 31 amministrazioni di livello provinciale hanno razionato l’energia per attenersi agli obiettivi entro la fine dell’anno.

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Camilla Canestriinterprete di cinese e inglese

di Redazione

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