Afghanistan: l’UE promette 1 miliardo di euro di aiuti

Pubblicato il 12 ottobre 2021 alle 18:23 in Afghanistan Europa

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L’Unione europea ha promesso un pacchetto di aiuti da 1 miliardo di euro per l’Afghanistan al fine di evitare “il collasso umanitario e socioeconomico” del Paese. É quanto ha affermato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, martedì 12 ottobre, nell’ambito del vertice virtuale del G20, ospitato dall’Italia e dedicato alla discussione sulla situazione della sicurezza nel Paese asiatico. 

Dal momento che 300 milioni di euro erano già stati precedentemente annunciati dall’UE, con la nuova manovra il blocco ha promesso di fornire ulteriori 700 milioni di euro di aiuti di emergenza all’Afghanistan e ai Paesi vicini, che accoglieranno i rifugiati in fuga dal dominio talebano. Von der Leyen ha specificato che l’impegno finanziario europeo andrà a beneficio della popolazione locale. “Dobbiamo fare tutto il possibile per evitare un grave collasso umanitario e socio-economico in Afghanistan. Dobbiamo farlo in fretta. Siamo stati chiari sulle nostre condizioni per qualsiasi impegno con le autorità afghane, compreso il rispetto dei diritti umani”, ha affermato la presidente della Commissione europea in una dichiarazione. “Finora, le notizie parlano da sole. Ma il popolo afghano non dovrebbe pagare il prezzo delle azioni dei talebani. Questo è il motivo per cui il pacchetto di sostegno afghano è per il popolo afghano e i suoi vicini, che sono stati i primi a fornire aiuto”, ha aggiunto. Von der Leyen ha sottolineato che i fondi dell’UE rappresentano un “sostegno diretto” agli afghani e saranno convogliati alle organizzazioni internazionali che lavorano sul campo, non al governo ad interim dei talebani, che Bruxelles non riconosce.

La conferenza di martedì è arrivata mentre i talebani tenevano i loro primi colloqui faccia a faccia, poco prima dell’inizio del G20 straordinario, con una delegazione congiunta UE-USA in Qatar, a Doha. Si è trattato del primo incontro fra la delegazione europea e quella dei talebani, con la partecipazione degli Stati Uniti, e della prima riunione tripartita in questo formato dalla presa di Kabul, il 15 agosto scorso. Tra i temi al centro dei colloqui ci sono stati gli aiuti umanitari, la lotta al terrorismo, le evacuazioni dall’Afghanistan e i diritti delle donne e delle minoranze. Poco prima dell’inizio dell’incontro, il ministro degli Esteri talebano, Amir Khan Muttaqi, aveva dichiarato che il governo è intenzionato ad instaurare “relazioni positive con il mondo intero”, relazioni che considera utili per “salvare l’Afghanistan dall’instabilità”.

Gli aiuti internazionali al Paese sono stati bloccati da quando i talebani sono tornati al potere, dopo il ritiro delle truppe degli USA e degli alleati occidentali. I beni dell’Afghanistan detenuti all’estero sono stati congelati, mentre i prezzi dei generi alimentari e il costo della vita sono in aumento, un fattore che provoca la paura di un disastro umanitario, soprattutto una volta che sarà arrivato l’inverno.

In tale contesto, il Paese sta vivendo un momento di trasformazione delicato, che arriva a seguito di decenni di profonda instabilità politica. Già a seguito del crollo del regime sovietico, i talebani si erano affermati come gruppo dominante in Afghanistan. Alla fine di una sanguinosa guerra civile tra fazioni armate, questi erano riusciti a prendere il controllo di gran parte del Paese dal 1996. Con l’invasione degli Stati Uniti del 2001 e l’intervento della NATO nell’agosto 2003, il governo dei talebani è stato deposto, ma i militanti sono rimasti attivi e hanno continuato compiere offensive per destabilizzare la nazione. Con una serie di attacchi alle istituzioni afghane, considerate “burattini” delle potenze straniere, le milizie talebane hanno tentato più volte di riprendere il controllo di Kabul.

Dopo quasi due decenni di conflitto, un accordo di pace tra gli Stati Uniti e i talebani, firmato il 29 febbraio 2020, a Doha, con la precedente amministrazione statunitense guidata da Donald Trump, aveva rappresentato un punto di svolta significativo. Tuttavia, l’intesa non ha mai messo fine alle violenze sul campo. Considerata la perdurante instabilità e l’aumento degli scontri, il 29 gennaio scorso, il nuovo presidente statunitense Joe Biden aveva affermato di voler riesaminare l’accordo con i talebani. Tuttavia, il 14 aprile, Washington ha confermato il ritiro delle truppe statunitensi dall’Afghanistan entro settembre, tre mesi più tardi rispetto alla scadenza concordata dall’amministrazione Trump, fissata per il primo maggio. Ciò ha portato i talebani ad affermare che non avrebbero partecipato ad iniziative diplomatiche fino a quando i soldati stranieri si sarebbero trovati nel proprio Paese. Nel frattempo, le offensive su tutto il territorio afghano hanno cominciato ad intensificarsi e sono culminate nella presa di Kabul del 15 agosto. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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