USA-Russia: Nuland a Mosca per delle relazioni “stabili” con il Cremlino

Pubblicato il 11 ottobre 2021 alle 18:03 in Russia USA e Canada

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La sottosegretaria di Stato per gli Affari Politici degli Stati Uniti, Victoria Nuland, è giunta a Mosca, lunedì 11 ottobre, per tenere una serie di incontri con alti funzionari russi del Ministero degli Esteri. Il focus dei negoziati, ha affermato Nuland durante un’intervista rilasciata a RIA Novosti, sarà posto sulle misure da adottare per rendere più “prevedibili” e “stabili” le relazioni bilaterali tra Russia e Stati Uniti

A riferire dell’arrivo della funzionaria USA, il medesimo lunedì, è stata l’agenzia di stampa russa TASS. La visita, organizzata su iniziativa statunitense, si concluderà il 13 ottobre e, stando a quanto reso noto, Nuland terrà un bilaterale con il viceministro degli Affari Esteri della Federazione Russa, Sergei Ryabkov, e “funzionari di altri Dipartimenti”, i cui nomi non sono ancora stati rivelati ufficialmente. La suddetta agenzia di stampa, citando una fonte diplomatica presso il Ministero degli Esteri del Paese, ha poi annunciato che la sottosegretaria di Stato degli USA avrebbe altresì tenuto colloqui con il vicecapo dell’amministrazione presidenziale, Dmitry Kozak, mercoledì 13 ottobre, nonché con il consigliere agli Affari Esteri russo, Yuri Ushakov. Più tardi, il medesimo lunedì, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, durante un’intervista riportata da Interfax, ha affermato di non sapere se il presidente russo, Vladimir Putin, intende avviare trattative con la funzionaria.

La visita di Nuland è stata consentita grazie ad una serie di misure distensive adottate da Russia e da Stati Uniti il giorno precedente, domenica 10 ottobre. Nel dettaglio, Mosca e Washington hanno revocato le limitazioni di viaggio imposte contro funzionari di ambo i Paesi, rimuovendoli dalla “lista nera” delle sanzioni che impediva l’accesso ai territori. Per quanto riguarda la Federazione, la portavoce del Ministero degli Affari Esteri, Maria Zacharova, ha annunciato che la visita di Nuland è stata autorizzata a seguito della rimozione della funzionaria dall’elenco dei cittadini statunitensi sanzionati, dove era stata inserita nel 2019 per aver supportato il movimento europeista Euromaiden in Ucraina. Tale mossa è stata approvata “in cambio dell’esclusione di alcuni funzionari russi” dalla black list degli USA. Tali condizioni erano state dettate dal Ministero degli Esteri russo in precedenza, il 23 settembre. Successivamente, lo stesso lunedì 10 ottobre, sono stati forniti maggiori informazioni dal caporedattore della stazione radio russa Ekho Moskvy, Alexey Venediktov. Quest’ultimo ha rivelato che Washington ha revocato le sanzioni pendenti sul vicedirettore del Dipartimento per il controllo degli armamenti del Ministero degli Esteri russo, Konstantin Vorontsov.

Gli ultimi sviluppi giungono circa un mese dopo l’incremento delle tensioni diplomatiche tra i due Paesi, ai ferri corti dallo scorso maggio. Nel dettaglio, il 10 settembre, l’ambasciatore statunitense a Mosca, John Sulilvan, era stato convocato dal Ministero degli Esteri russo per interferenze elettorali, le quali si sono poi tenute dal 17 al 19 settembre. Anche il giorno precedente, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, aveva accusato gli Stati Uniti di ingerenza nelle elezioni russe, definendo “ovvia” la “minaccia

I rapporti tra Russia e Stati Uniti, fondamentali per la sicurezza e la stabilità globale, hanno attraversato un periodo difficile a causa dei diversi approcci delle due nazioni a una serie di importanti questioni internazionali. Ciò nonostante, proprio per le elevate responsabilità degli attori a livello mondiale, Mosca e Washington stanno provando a rilanciare il dialogo bilaterale. I primi tentativi sono stati avviati lo scorso 19 maggio, quando il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, ha incontrato a Reykjavík, a margine del Consiglio Artico, il segretario di Stato degli USA, Antony Blinken. Un secondo incontro di alto livello tra i due Paesi si è tenuto, il 24 maggio scorso, quando il segretario del Consiglio di Sicurezza russo, Nikolai Patrushev, e il consigliere nazionale per la Sicurezza degli USA, Jake Sullivan, si sono riuniti a Ginevra per approfondire alcune questioni di stabilità strategica e la normalizzazione delle relazioni russo-americane. In entrambe le occasioni, l’esito del dialogo è stato definito “costruttivo”.

Tali iniziative sono poi culminate con l’incontro faccia a faccia tra i due presidenti, il 16 giugno. Tale incontro è stato anche il primo vertice russo-americano dal 16 luglio 2018, quando Putin aveva tenuto un colloquio con l’ex capo della Casa Bianca, Donald Trump. Tra gli spunti positivi del summit di Ginevra, oltre alla distensione diplomatica relativa al ritorno degli ambasciatori, Putin e Biden hanno dichiarato di voler avviare consultazioni sulla cyber-sicurezza, lo scambio di prigionieri e il controllo delle armi. Proprio su quest’ultimo tema, nonostante le conferenze stampa dei due leader si siano svolte separatamente, è stata rilasciata una dichiarazione congiunta riguardo l’arsenale nucleare, in cui si legge che la Federazione Russa e gli Stati Uniti hanno confermato di aderire al principio secondo cui “non potranno esserci vincitori in una guerra nucleare”.

Nonostante tali sviluppi, il 20 giugno, Washington ha comunicato l’elaborazione di un nuovo pacchetto di sanzioni contro Mosca, per condannare le condizioni di detenzione dell’oppositore del Cremlino, Alexey Navalny, e per colpire le società russe coinvolte nella costruzione del Nord Stream 2. Parallelamente, sempre il 20 giugno, l’ambasciatore russo negli USA, Anatoly Antonov, è rientrato a Washington al fine di normalizzare le relazioni bilaterali. “Non è un segnale che ci aspettavamo a seguito del vertice”, ha commentato tuttavia Antonov in relazione alle nuove misure. Successivamente, il 24 giugno, anche l’ambasciatore degli Stati Uniti a Mosca, John Sullivan, è giunto nella capitale russa.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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