Tunisia: nominato il nuovo governo

Pubblicato il 11 ottobre 2021 alle 13:39 in Africa Tunisia

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Il presidente tunisino, Kais Saied, ha approvato, lunedì 11 ottobre, il nuovo governo scelto da Najla Bouden, primo premier donna del Paese. Il capo di Stato aveva chiesto alla prima ministra incaricata di formare la squadra dell’esecutivo il più rapidamente possibile. Il nuovo governo, annunciato oggi, è composto da 23 membri, di cui 9 donne. 

Al Ministero degli Esteri è stato confermato il capo della diplomazia uscente, Othman Jerandi, mentre al Ministero dell’Interno è stato rinominato l’avvocato Taoufik Charfeddine, già titolare del dicastero dal settembre 2020 al gennaio 2021 ed ex coordinatore della campagna elettorale del presidente Saied a Sousse. Al Ministero della Salute è rimasto Ali Mrabet, professore di medicina e colonnello dell’Esercito. Quest’ultimo già guidava “ad interim” il dicastero grazie ad un decreto presidenziale. Il Ministero delle Finanze è stato assegnato a Sihem Boughdiri Nemsia, già incaricata dal capo dello Stato di gestire l’economia e i conti del Paese, mentre come ministro dell’Economia e della Pianificazione è stato scelto Samir Saeed. “Il presidente della Repubblica ha emesso un decreto che nomina il capo del governo e i suoi membri”, ha riferito la presidenza in una nota, poco prima che la TV di Stato trasmettesse la cerimonia di giuramento in diretta televisiva.

Bouden, 63 anni, docente alla Scuola nazionale di ingegneria di Tunisi e funzionaria del Ministero dell’Interno, era stata scelta, lo scorso 29 settembre, dal presidente della Repubblica come prima donna a ricoprire il ruolo di premier in Tunisia e nel mondo arabo in generale. La nomina del nuovo governo era stata chiesta con urgenza dagli attori politici tunisini e dai donatori stranieri. Saied ha assicurato che, con il giuramento del nuovo esecutivo, le autorità avvieranno un dialogo sul futuro del Paese.

Il 25 luglio scorso, il capo di Stato ha introdotto “misure straordinarie” che hanno portato la Tunisia verso una situazione di caos e incertezza a livello politico. In particolare, Saied ha rimosso dal suo incarico il primo ministro, Hichem Mechichi, e sospeso le attività del Parlamento, accentrando su di sé tutta l’autorità esecutiva, mentre i deputati sono stati privati della loro immunità parlamentare. Nel corso delle settimane successive, Saied, accusato di tentato colpo di Stato, ha più volte ribadito che si trattava di misure eccezionali, volte a salvare le istituzioni statali tunisine, e di aver rispettato sia la Costituzione, con particolare riferimento all’articolo 80, sia i diritti del popolo tunisino. 

Alle misure straordinarie del 25 luglio ha fatto seguito il decreto presidenziale del 22 settembre, con il quale Saied ha annunciato la proroga del congelamento dei poteri del Parlamento e ha affermato che i deputati sarebbero rimasti ancora privi di immunità. Con il decreto presidenziale, inoltre, il ruolo del governo è stato  ridimensionato. Stando a quanto stabilito, il capo di Stato dovrà esercitare il potere esecutivo “con l’aiuto di un Consiglio dei ministri, a sua volta presieduto da un capo di governo”. Tuttavia, “il presidente della Repubblica presiederà il Consiglio dei ministri” e sarà lui a concedere al capo di governo la possibilità di sostituirlo. Tali disposizioni sono state viste come una forma di “presidenzializzazione” del sistema ibrido previsto dalla Costituzione del 2014. Con il sistema precedentemente in vigore, la maggior parte del potere esecutivo era nelle mani del governo. Le misure nuove annunciate Saied, invece, fanno pendere la bilancia dal lato della presidenza. Queste sono giunte dopo che, il 20 settembre, da Sidi Bouzid, culla della rivoluzione tunisina del 2011, il presidente aveva ribadito che le misure straordinarie del 25 luglio sarebbero rimaste in vigore e che presto sarebbe stato nominato un nuovo primo ministro sulla base di norme “transitorie” che avrebbero risposto alla volontà del popolo.

Sebbene le misure di Saied abbiano goduto di un ampio sostegno pubblico, i gruppi della società civile hanno avvertito del pericolo di un possibile allontanamento dalla democrazia. Almeno 6.000 tunisini si sono radunati nella capitale, domenica 10 ottobre, per manifestare contro la presa del potere da parte del presidente. La protesta ha fatto emergere una spaccatura, sempre più visibile nella società tunisina, tra chi sostiene e chi si oppone alle azioni del presidente.

Durante il sit-in, la presenza della polizia è stata visibilmente rafforzata e sono stati segnalati lievi scontri mentre i manifestanti cercavano di superare le barriere erette su Bourguiba Avenue, la principale arteria della città. Un giornalista della televisione di stato è stato ricoverato in ospedale dopo essere stato colpito da sassi e bottiglie d’acqua lanciate dai manifestanti. Il portavoce del Ministero dell’Interno, Khaled Lahyuni, ha affermato che lo schieramento massiccio della polizia mirava a “garantire la sicurezza di coloro che stavano manifestando”. Amer Ayed, conduttore del canale televisivo Al Zitouna, è stato arrestato, la scorsa settimana, dopo aver criticato Saied e recitato in onda una poesia contro la dittatura. È accusato di “complotto contro la sicurezza dello stato” e di “aver commesso un atto atroce contro il presidente della Repubblica”.

Le azioni di Saied si sono rivelate molto popolari tra coloro che lo vedono come un combattente che lotta contro la corruzione e che sfida le tanto odiate élite politiche del Paese. Altri, tuttavia, sono preoccupati che le sue decisioni portino ad un ritorno dell’autocrazia. Nelle ultime settimane, migliaia di tunisini hanno organizzato dimostrazioni nei weekend. Questa domenica, la folla era composta prevalentemente da uomini e donne di mezza età, molti dei quali sostenitori dei partiti islamisti tunisini che sono stati messi da parte dalle misure di Saied.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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