Il soft power della Russia in Africa: tra Rep. Centrafricana, Mali e Gruppo Wagner

Pubblicato il 11 ottobre 2021 alle 6:21 in Mali Repubblica Centrafricana Russia

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Dopo settimane di speculazioni, sembrerebbe essere sempre più vicino un accordo tra la giunta militare maliana e il Gruppo militare russo Wagner riguardo il dispiegamento di 1.000 mercenari russi nel Paese dell’Africa Nord-occidentale. Mosca sembrerebbe adottare una strategia di soft power precisa nel momento in cui intenderebbe incrementare la propria sfera di influenza in determinate aree del mondo. Gli ingredienti principali di cui il Cremlino si servirebbe sono: dispiegamento militare, cooperazione economico-mineraria e gruppi di mercenari privati. 

Ad analizzare gli interessi di Mosca nel continente, ponendo particolare accento all’area dell’Africa Subsahariana, è stata la testata The New Arab, attraverso un report del 6 ottobre. Secondo il quotidiano, quando si parla di Africa Subsahariana la copertura mediatica offerta dalla stampa in Europa e, più in generale, in Occidente, è minima. Di conseguenza, gli attori internazionali sono più propensi a tentare di ampliare la propria sfera d’influenza nell’area. L’area del Sahel, dove la Francia è stata una potenza coloniale e, attualmente, è impegnata nella lotta alla minaccia terroristica con l’operazione Barkhane, rappresenta una delle zone più “dinamiche al mondo” e il suo ruolo è cruciale per la sicurezza dell’UE e di altre parti dell’Africa. A partire dal 13 settembre, sono iniziate a circolare le prime notizie riguardo la possibile cooperazione militare tra la giunta militare, al potere dallo scorso maggio, e il Gruppo Wagner.

Il Cremlino, la cui politica estera ha compiuto un importante passo avanti attraverso il suo intervento in Siria, avvenuto il 30 settembre 2015, ha iniziato a volgere lo sguardo verso l’Africa Subsahariana e Centrale non solo per assicurarsi l’accesso alle miniere di diamanti e oro della regione, ma anche per “sfidare i suoi oppositori geopolitici”. Analisti internazionali della suddetta testata hanno dunque esplicitato gli interessi di Mosca nell’area, affermando: “Il Sahel – e, in particolare, il Ciad, il Mali e la Repubblica Centrafricana – offrono alla Russia l’appetibile occasione di servirsi del modello di politica estera che ha adottato in Ucraina e poi sviluppato in Siria e Libia”. Si tratta di una strategia di soft power in cui gli interessi degli oligarchi si fondono con l’incremento della sfera di influenza del Cremlino attraverso apparati di sicurezza, dove la salvaguardia del tornaconto di Mosca è saldamente protetto da compagnie mercenarie private come il Gruppo Wagner. Gli interessi della Russia in Africa sono emersi negli ultimi anni, soprattutto dopo l’intervento in Siria e l’ingresso nel conflitto libico, attraverso il sostegno offerto alle forze del comandante dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) di Khalifa Haftar.

Solitamente, il dispiegamento della forza militare russa all’estero è spesso preceduto dalla preparazione dell’opinione pubblica, ad esempio attraverso eventi pubblici e campagne mediatiche, come il Russian African Economic Forum. Quest’ultimo si è tenuto a Sochi, dal 23 al 24 ottobre 2019, ed è stato presentato dai media russi come un evento geopolitico ed economico particolarmente importante.

Tuttavia, il ruolo che il Cremlino intende svolgere nei principali Paesi Africani non si limita al settore militare e agli accordi per la vendita di armi, ma si estende anche agli investimenti, al commercio e allo scambio culturale. Questi ultimi tre punti sono l’esempio delle strategie di soft power di Mosca. Non è un caso che i diplomatici russi, per giustificare il crescente interesse della Federazione nel continente, si servano della storia a loro vantaggio, sottolineando il fatto che Mosca non dispone di un passato coloniale, a differenza del Portogallo, della Francia, della Gran Bretagna o dell’Italia.

Parigi, la principale forza militare nella regione che, dal primo agosto 2014, ha avviato l’operazione anti-jihadista Barkhane, ha accolto con sfavore la possibile cooperazione Mali-Wagner, poiché minaccerebbe i propri interessi. Negli ultimi due anni, il leader francese, Emmanuel Macron, ha parlato più volte con il presidente ciadiano, Idriss Déby, probabilmente anche della possibilità di una partnership tra N’Djamena e Mosca. Quando Déby è stato ucciso, il 20 aprile, in un attacco condotto da un gruppo di ribelli, appartenenti al Fronte per l’Alternativa e la Concordia (FACT), il New York Times aveva riferito che erano stati addestrati da Wagner. Secondo la testata degli USA, l’addestramento era avvenuto presso la base aerea libica di Al Jufrah, la quale viene utilizzata dalla Russia come piattaforma principale. Pertanto, la recente escalation in Ciad, l’alimentarsi del sentimento antifrancese dopo l’assassinio di Déby e, infine, la presa di potere da parte dell’Esercito rappresentano, insieme, “un caloroso benvenuto per la Russia e le sue strategie politiche in Africa”.

Un’analisi incentrata sugli sviluppi regionali più ampi in Africa ha dunque mostrato una stretta correlazione tra lo sviluppo di fabbriche e strutture per l’estrazione mineraria locale e lo schieramento di mercenari russi. Numerosi esempi sono offerti da quanto accaduto nella Repubblica Centrafricana (CAR) che, a detta di analisti, si replicherà secondo gli stessi schemi anche in Mali. Nello specifico, a partire dal luglio 2018, il governo ha iniziato a estrarre diamanti da un’area vicino alla capitale Bangui. Tali attività erano svolte grazie al sostegno della società Lobaye Invest, di proprietà della società M Invest, con sede a San Pietroburgo. Il fondatore di quest’ultima è Evgenij Prigozhin, uno dei principali finanziatori di Wagner. Pertanto, analisti politici hanno ribadito come la creazione di nuove miniere, molto spesso costruite con fondi legati al Cremlino, sembrerebbe aver coinciso con l’arrivo di mercenari russi e accordi militari tra Bangui e Mosca, così come con l’incremento delle violenze nel Paese, di cui il Gruppo Wagner è stato più volte accusato esserne il responsabile, anche da parte delle Nazioni Unite. Ad oggi, il numero di mercenari russi nella Repubblica Centrafricana dovrebbe essere intorno a 2.200-3.000.

La Russia vorrebbe riconquistare la propria sfera d’influenza dell’era sovietica, puntando, per l’appunto, sulle economie emergenti. Il soft power di Mosca in Africa, pertanto, non si limita solo alla Repubblica Centrafricana e al Mali. Al contrario, nei media internazionali sono iniziati a circolare numerosi rapporti su nuove concessioni del Cremlino alle autorità di Paesi come Gabon, Sudan e Ruanda. I russi hanno anche inviato missioni con ufficiali militari in Nigeria, dove finora non c’è stata alcuna attività del genere. Anche in tale caso, l’iter che segue la Federazione è sempre lo stesso: l’incremento di interesse in tali aree è stato accompagnato da un’accurata campagna mediatica sempre più incentrata sulla copertura degli ultimi sviluppi nelle regioni africane d’interesse. In tal modo, Mosca sembrerebbe intendere sfidare la presenza europea nel continente.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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