Russia-Serbia: al via le esercitazioni militari Bars-2021

Pubblicato il 11 ottobre 2021 alle 19:34 in Russia Serbia

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La Russia e la Serbia hanno avviato, lunedì 11 ottobre, le esercitazioni militari aeree Bars-2021, che si svolgeranno sul territorio serbo fino al 16 ottobre, sullo sfondo di nuove forniture di armi russe che Belgrado prevede di ricevere.

Ad annunciarlo, il medesimo lunedì, è stato il Ministero della Difesa russo. “Le manovre coinvolgeranno circa 10 velivoli dell’aeronautica serba e delle truppe di difesa aerea provenienti dagli aeroporti militari di Batajnica e Ladevci”, si legge nel comunicato di Mosca. Si tratta dei caccia MiG-29, di elicotteri Mi-8 e Mi-35, i quali svolgeranno operazioni tattiche quali, voli di coppia, assalto aereo, attacchi contro bersagli a bassa velocità e altre manovre. Inoltre, il medesimo lunedì, il ministro degli Interni serbo, Alexander Vulin, ha rivelato gli ultimi sviluppi in materia di cooperazione militare russo-serba. Nel dettaglio, durante un’intervista rilasciata all’agenzia di stampa russa RIA Novosti, il funzionario ha affermato che Belgrado, nel breve periodo, rafforzerà la propria capacità militare poiché riceverà le ultime attrezzature e armi di fabbricazione russa. “L’Esercito e la polizia, sulla base di accordi e contratti precedentemente conclusi con la Federazione Russa, diventeranno molto più forti”, ha affermato Vulin, rivelando che i nuovi prodotti bellici saranno di ultima generazione, senza però specificare a quali modelli stesse facendo riferimento.

È in tale quadro che è necessario collocare le dichiarazioni rilasciate dal presidente serbo, Alexandr Vucic, nel mese di settembre. Il capo di Belgrado aveva rivelato che, entro la fine del 2021, il Paese prevedeva di ricevere i sistemi missilistici anticarro russi Kornet. Belgrado aveva altresì acquistato da Mosca il sistema di cannoni missilistici antieareo Pantsir-S1M. In tale contesto, è importante ricordare che, nel 2018, la Russia ha consegnato alla Serbia quattro elicotteri Mi-35M, sei caccia MiG-29, dieci BRDM-2, tre elicotteri da trasporto Mi-17V-5 e diversi sistemi missilistici di difesa aerea Pantsir-C1. Il contratto di fornitura militare con Mosca ha poi portato gli Stati Uniti a minacciare la Serbia di nuove sanzioni, soprattutto a seguito delle esercitazioni congiunte con la Russia, svoltesi in Serbia a fine ottobre 2019. I timori di Belgrado sono poi svaniti a seguito del bilaterale che il ministro degli Esteri serbo, Ivica Dacic, ha tenuto nella capitale, il 10 novembre 2019, con l’alto funzionario del Dipartimento di Stato USA responsabile della politica sanzionatoria, Thomas Zarzecki. “Gli Stati Uniti non imporranno sanzioni contro la Serbia per la sua cooperazione tecnico-militare con la Russia”, aveva dichiarato Dacic a margine del vertice, durante il quale il Paese aveva adottato un nuovo piano di partenariato individuale (IPAI) con la NATO.

Le ultime manovre militari di Mosca e Belgrado si sono svolte in Serbia, dal 20 al 25 maggio, e hanno coinvolto circa 400 soldati di ambo i Paesi. In precedenza, il 17 febbraio 2020, il ministro della Difesa russo, Sergei Shouigu, aveva discusso con il suo omologo serbo, Aleksandar Vulin, della cooperazione militare tra i due Paesi. In tale occasione, i due ministri avevano concordato di voler rafforzare ulteriormente la partnership in materia di Difesa. Secondo i dati ufficiali del 2019, l’asse Mosca-Belgrado, nel campo militare, ha completato 94 attività nell’ambito della propria agenda condivisa in materia di Difesa.

La Serbia, storico alleato della Russia, aveva dichiarato, nel 2006, la sua neutralità militare e, più tardi, nel 2015, si era unita al programma “Partnership for peace” della NATO. Belgrado, tuttavia, non cerca l’adesione all’Alleanza Atlantica, mentre è attiva, invece, la candidatura per divenire membro dell’Unione Europea. Dall’altra parte, la Russia mira a mantenere stabile la sua storica alleanza con la Serbia. Non è un caso il fatto che le dotazioni militari della Serbia siano di manifattura russa. Belgrado ha altresì contato sul supporto della Russia nella sua continua opposizione al riconoscimento  del Kosovo, autoproclamatosi indipendente il 17 febbraio 2008. Altro punto chiave da non sottovalutare è la cooperazione dell’asse Mosca-Belgrado nel campo dell’intelligence. A tale riguardo, Voice of America aveva rivelato, il 23 ottobre 2020, che il servizio estero di intelligence della Russia programmava, insieme alla controparte serba, di avviare “operazioni complesse congiunte” per proteggere i rispettivi interessi nazionali. 

A legare Mosca e Belgrado, infine, concorre anche la dipendenza di quest’ultima in materia di fornitura di gas naturale dalla Russia. Per quanto riguarda i legami commerciali russo-serbi, è importante sottolineare che, in totale, le stime degli investimenti del Cremlino nel Paese ammontano a 4 miliardi di euro. L’influenza economica di Mosca su Belgrado è tradizionalmente rappresentata dagli idrocarburi. Il più grande investimento russo in tale settore è nella multinazionale serba Naftna Industrija Srbije (NIS), il cui principale azionista, con il 56,15% di quote, è Gazprom Neft, il quale opera con successo sul mercato e si sta sviluppando attivamente. Pertanto, la tradizionale “sfera russa” nella nazione è costituita da petrolio e gas. Nello specifico, il 90% degli investimenti di Mosca è concentrato nel settore energetico, mentre il 10% nell’agricoltura. Gazprom Neft ha acquistato NIS nel 2008 per 400 milioni di euro, con l’impegno di investirci 500 milioni. Al tempo, il debito della multinazionale serba era di 950 milioni di euro, con una perdita annua di 90 milioni. L’investimento totale dell’azienda russa in NIS è stato di circa 3 miliardi di euro e, ad oggi, la compagnia è diventata “un esempio da emulare”, a detta di diversi esperti.

Inoltre, la Russia ha altresì fornito alla Serbia un prestito per modernizzare e costruire la rete ferroviaria del Paese. Dal 2014, la compagnia statale della Federazione, RZD Holding, ha ricostruito le linee Belgrado-Pancevo, Resnik-Valjevo, le infrastrutture parte dello sviluppo del Decimo Corridoio Paneuropeo dei Trasporti. Parallelamente, la Russia occupa un posto significativo nel settore bancario della Serbia, con lo sviluppo di Sberbank e VTB. In tale contesto, i media serbi non fanno alcun riferimento negativo alle attività delle società cinesi sul territorio del Paese, mentre i pareri sull’operato delle imprese russe sono spesso negativi.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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