La posizione della Georgia sul Format 3+3 sul Caucaso

Pubblicato il 11 ottobre 2021 alle 20:31 in Georgia Russia

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L’Ambasciata della Georgia ha scritto, lunedì 11 ottobre, una mail alla Redazione di Sicurezza Internazionale, per precisare la posizione di Tbilisi rispetto alla proposta russa di creare un Format regionale 3+3 sul Caucaso, contestando quanto riferito in precedenza dall’agenzia di stampa russa TASS. 

La missione diplomatica georgiana ha negato l’intenzione di Tbilisi di partecipare al Format di cooperazione regionale del Caucaso, che includerebbe Georgia, Azerbaigian, Armenia, Iran, Turchia e Russia. “Vorremmo ribadire la posizione più volte dichiarata dal Ministero degli Esteri georgiano secondo cui la Georgia non considera la partecipazione al formato 3+3 insieme alla Federazione Russa, che rafforza costantemente la sua presenza militare illegale nei territori occupati della Georgia”, ha riferito l’Ambasciata. 

Inoltre, la missione diplomatica di Tbilisi ha poi riportato la trascrizione in lingua inglese dell’intervista rilasciata dal vice primo ministro georgiano, David Zalkaliani, nonché ministro degli Affari Esteri del Paese, all’emittente Georgian National Broadcasting. “Abbiamo ripetutamente ribadito la nostra posizione, che è nota ai nostri partner, inclusi i nostri vicini – Armenia, Azerbaigian, e ai partner strategici, Turchia e Stati Uniti: in questo formato [Format 3+3 sul Caucaso] il nostro impegno con il Paese occupante [Russia] sarà molto difficile, soprattutto finché non vedremo alcun processo verso la liberazione […]. Tuttavia, vorrei presentare la nostra posizione: in una forma o nell’altra, dovremmo impegnarci in importanti progetti e relazioni geopolitiche – ovviamente non a spese degli interessi nazionali e non attraverso concessioni al Paese occupante. La sovranità e l’integrità territoriale rappresentano “linee rosse” per il governo georgiano. Non dobbiamo restare indietro rispetto ai processi che si sviluppano nella regione e dovremmo essere coinvolti in nuovi progetti infrastrutturali che, altrimenti, potrebbero far perdere alla Georgia il suo ruolo e la sua funzione. Per tali ragioni, è molto importante assumere una posizione precisa per evitare di danneggiare gli interessi del nostro Paese”, queste le parole pronunciate da Zalkaliani.

In precedenza, l’8 ottobre, l’agenzia di stampa statale russa TASS aveva riportato le dichiarazioni del ministro degli Esteri georgiano, affermando che il Paese era favorevole alla creazione del nuovo Format 3+3 sul Caucaso. In tale quadro, è importante ricordare che la causa principale di attrito nelle relazioni tra Russia e Georgia è il supporto che la prima ha offerto alle forze separatiste dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud. Secondo Tbilisi, attraverso tale sostegno, Mosca avrebbe varcato la “linea rossa” che permetterebbe di riallacciare le relazioni diplomatiche tra i due Stati, un tempo alleati e parte dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS).

L’Abkhazia è una Repubblica autonoma, situata nella Georgia Nord-occidentale, che ha dichiarato formalmente l’indipendenza nel 1999. Solo pochi Paesi, in particolare la Russia, la quale è presente militarmente nella regione, hanno riconosciuto la sua indipendenza. Nel 1992, nel tentativo di ottenere l’indipendenza, i secessionisti in Abkhazia hanno dato il via ad una rivolta armata contro il governo centrale georgiano. Nel 1993, i ribelli hanno sconfitto le forze georgiane, con le quali hanno concordato, il 14 maggio del 1994, un cessate il fuoco. Nonostante l’accordo e il successivo dispiegamento di “peacekeepers” russi nella regione, le ostilità sono continuate e, nel 1999, la regione ha indetto un referendum, dichiarando poi formalmente la sua indipendenza. Tale mossa non è stata riconosciuta dalla comunità internazionale e la Georgia ha duramente criticato la Russia per aver sostenuto, anche militarmente, tale campagna secessionista. Il conflitto tra Georgia e Abkhazia si è ulteriormente aggravato in seguito alle elezioni del 2004 in Georgia, che hanno portato alla nomina del nuovo presidente, Mikheil Saakashvili. Tra le priorità del suo mandato politico, centrale è stata quella focalizzata sull’unità territoriale georgiana e sul controllo delle regioni separatiste del Paese, tra cui l’Abkhazia. Nel 2006, la Georgia è riuscita a prendere il controllo di una parte della gola di Kodori, in Abkhazia, anche se il resto della regione ha continuato ad autoproclamarsi indipendente.

Negli anni successivi, l’influenza russa in Abkhazia è diventata sempre più forte. Le tensioni si sono poi acuite, portando allo scoppio, nell’agosto 2008, di un altro conflitto. Un’altra regione georgiana, l’Ossezia del Sud, richiedeva l’indipendenza. Questo ha portato le autorità georgiane ad intervenire militarmente nell’area. In risposta, le forze armate della Federazione Russa, anche in questo caso a sostegno dei separatisti, hanno lanciato un rapido intervento militare nella regione che, nel giro di una settimana, si è concluso con la sconfitta delle truppe georgiane. A seguito di tale epilogo, i due Paesi hanno sottoscritto, il 15 agosto 2008, il cessate il fuoco. Gli accordi impegnavano la Russia a ritirarsi dal territorio georgiano e la Georgia a rinunciare all’uso della forza contro l’Ossezia e l’Abkhazia.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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