Polonia: centinaia di migliaia di manifestanti pro-UE in piazza

Pubblicato il 11 ottobre 2021 alle 14:54 in Europa Polonia

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Più di 100.000 polacchi hanno manifestato nella capitale, Varsavia, domenica 10 ottobre, a sostegno dell’Unione europea e contro le posizioni del governo, che minacciano di portare il Paese fuori dall’UE. La mobilitazione è cresciuta dopo che il Tribunale costituzionale della Polonia ha emesso una sentenza, giovedì 7 ottobre, in cui ha stabilito che parti del diritto europeo siano incompatibili con la Costituzione polacca. I politici di tutta Europa si sono detti turbati dalla decisione, che hanno considerato una violazione del pilastro legale su cui si regge l’UE. 

Secondo quanto reso noto dagli organizzatori, le proteste si sono svolte in diverse città della Polonia. Tra gli 80.000 e i 100.000 manifestanti si sono radunati nella sola Varsavia, sventolando bandiere della Polonia e dell’Unione europea e gridando “Restiamo”. Manifestazioni parallele si sono svolte a Cracovia, Breslavia, Poznan e Kalisz e in oltre 30 città del Paese riunendo centinaia di migliaia di persone. A Varsavia, fra i diversi politici presenti, ha preso la parola il sindaco della capitale Rafał Trzaskowski il quale, rivolgendosi ai giovani, li ha invitati a “restare polacchi ma allo stesso tempo europei”.

Donald Tusk, ex capo del Consiglio europeo e ora leader di Piattaforma civica, il principale partito di opposizione polacco, ha affermato che le politiche del partito Diritto e Giustizia (PiS), attualmente al governo, stanno mettendo a repentaglio il futuro della Polonia in Europa. “Sappiamo perché vogliono lasciare l’UE, per poter violare impunemente le regole democratiche”, ha detto, parlando di fronte al Castello Reale di Varsavia, circondato da migliaia di manifestanti affiancati da furgoni della polizia. Il PiS ha dichiarato di non avere piani per una “Polexit”. Tuttavia, i governi populisti di destra della Polonia e dell’Ungheria si sono trovati sempre più in disaccordo con la Commissione europea su questioni che vanno dai diritti LGBT all’indipendenza degli apparati giudiziari.

Accogliendo con favore la sentenza del Tribunale costituzionale, il primo ministro polacco, Mateusz Morawiecki, ha affermato che ogni Stato membro deve essere trattato con rispetto e che l’UE non dovrebbe essere solo “un raggruppamento di coloro che sono uguali”.

Dal 2019, almeno 100 comuni in tutta la Polonia hanno firmato dichiarazioni in cui affermano di essere “liberi dall’ideologia LGBT”. Queste iniziative hanno alimentato la preoccupazione a Bruxelles e in altri Paesi europei per una deriva polacca verso una società illiberale. I critici, inclusa l’Unione Europea, hanno accusato il governo Diritto e Giustizia di adottare una politica dura nei confronti dei diritti delle donne e della comunità LGBT, oltre ad aver condotto una campagna intrisa di retorica omofoba alla vigilia delle elezioni presidenziali dello scorso anno. L’11 marzo, il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione  sulla proclamazione dell’Unione europea come zona di libertà per le persone LGBTIQ.

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Chiara Gentili

di Redazione

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