Nagorno-Karabakh: l’Armenia registra la prima vittima civile

Pubblicato il 11 ottobre 2021 alle 12:15 in Armenia Azerbaigian

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Il Ministero degli Affari Interni dell’Armenia ha annunciato, sabato 9 ottobre, che le Forze Armate dell’Azerbaigian hanno provocato la morte di un civile nel Nagorno-Karabakh, area altresì nota come la Repubblica dell’Artsakh.

A riferire la notizia, il medesimo sabato, è stato il portavoce del servizio di emergenza statale degli Interni del Nagorno-Karabakh, Hunan Tadevosyan, durante un’intervista rilasciata all’emittente statale Sputnik. Nel dettaglio, l’uccisione è stata provocata da un cecchino azero, intorno alle 13:15 ora locale, nella regione di Martakert. Tali informazioni sono poi state confermate anche dal Dipartimento di polizia dell’area. Sebbene il conflitto vada avanti da anni, quanto accaduto il 9 ottobre rappresenta il primo caso in cui un civile è rimasto ucciso negli scontri, che hanno sempre coinvolgo le Forze Armate dei due Paesi belligeranti, Armenia e Azerbaigian. Pertanto, le autorità di Erevan hanno definito l’incidente un “azione terroristica”. In precedenza, il difensore civico della Repubblica dell’Artsakh, Gegham Stepanyan, aveva discusso del pericolo rappresentato dalla presenza dell’Esercito azero nei pressi delle cittadine armene perché mettevano a rischio il quieto vivere della popolazione. Inoltre, ad aggravare la situazione è il fatto che, solitamente, i soldati azeri che perpetrano violazioni o uccisioni non sono chiamati a rispondere alla giustizia, ragion per cui tali incidenti sono destinati a ripetersi.

Intanto, il medesimo sabato, il Ministero della Difesa dell’Armenia ha riferito che un proprio soldato è rimasto gravemente ferito da colpi di arma da fuoco, sparati dalle divisioni azere. Le postazioni di Erevan colpite dagli scontri si trovavano nei pressi della cittadina di Yeraskh, situata nel Sud-Ovest della Nazione, al confine con l’Azerbaigian. A seguito di tali sviluppi, il presidente del parlamento armeno, Alen Simonyan, ha definito alto il rischio di scoppio di un nuovo conflitto nel Caucaso Meridionale, soprattutto per la crescente presenza della Turchia nell’area, la quale ha supportato l’Azerbaigian durante il conflitto di 44 giorni scoppiato nell’autunno del 2020. “Turchia e Azerbaigian provocano non solo l’Armenia, ma anche la Russia”, ha dichiarato Simonyan. Una possibile escalation avrebbe “significative conseguenze disastrose” sia per l’Armenia sia per l’Azerbaigian. Secondo Simonyan, la crescente presenza di Ankara nella regione sarebbe da ricollegare all’intenzione dell’asse azero-turco di trarre i massimi vantaggi dalla situazione post bellica, facendo riferimento al Corridoio di Zangezur. Si tratta di un corridoio di trasporto che dovrebbe collegare l’Azerbaigian alla propria Repubblica autonoma di Nakhchivan, che si trova in territorio armeno poiché è un’enclave. Erevan, da parte sua, non è d’accordo con la creazione di tale via di trasporto ferroviaria, che dovrebbe attraversare la regione armena di Syunik, poiché lo vede come una manifestazione del panturchismo nel proprio territorio. Le origini del Corridoio di Zangezur sono da ricercare nell’accordo di pace tripartito sottoscritto, il 9 novembre 2020, da Baku, Erevan e mediato da Mosca. Nella nona clausola dell’intesa si fa riferimento al ripristino dei collegamenti e delle comunicazioni di trasporto e, sebbene Erevan si è impegnata a garantire il collegamento Azerbaigian-Repubblica autonoma di Nakhchivan, nell’accodo non si fa riferimento al Corridoio di Zangezur.

Nell’ultimo periodo sono state registrate due gravi escalation lungo il confine azero-armeno. La più recente si è verificata il 28 luglio, nell’area Nord-Occidentale della frontiera. Secondo i dati resi noti dalle rispettive agenzie di stampa, Erevan aveva riportato 3 vittime e 5 feriti, mentre il bilancio dei feriti di Baku era di 2 soldati. L’altra escalation, invece, è avvenuta il 12 maggio. In tale data, l’Armenia aveva accusato le Forze Armate dell’Azerbaigian di aver penetrato di 3,5 chilometri territorio de jure armeno. Da una parte, Erevan aveva dichiarato che tale provocazione aveva lo scopo di prendere il controllo di territorio armeno. Dall’altra, Baku aveva reso noto che le proprie truppe si stavano limitando a svolgere operazioni ingegneristiche e di demarcazione territoriale.

Sebbene i disordini siano aumentati nel mese di maggio e in quello di luglio, gli scontri erano già scoppiati in precedenza, a partire dal 27 settembre 2020. Dopo due mesi di intensi scontri, le parti hanno concordato, il 9 novembre 2020, un trattato di pace, che è stato mediato dalla Russia. Sulla base dell’accordo, l’Armenia ha ceduto il controllo sull’area del Nagorno-Karabakh e su tutti i sette distretti limitrofi all’Azerbaigian, i quali, dagli anni ‘90, erano stati occupati dalle forze armene. Nello specifico, Baku e Erevan si contendono il Nagorno-Karabakh dal febbraio 1988, quando la regione, a maggioranza armena, ha annunciato la sua secessione dalla Repubblica socialista sovietica dell’Azerbaigian. Durante il conflitto armato del 1991-94, l’Azerbaigian ha perso il controllo del Nagorno-Karabakh e di sette regioni adiacenti. Dal 1992 sono in corso negoziati per una soluzione pacifica del conflitto nel quadro del Gruppo Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) di Minsk, guidato da tre copresidenti, Russia, Stati Uniti e Francia.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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