Myanmar: il Parlamento UE sostiene il governo di opposizione ai militari

Pubblicato il 11 ottobre 2021 alle 18:56 in Europa Myanmar

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Il Parlamento europeo ha votato per sostenere il governo di unità nazionale (GUN) nato in contrapposizione alle autorità militari del Myanmar e la sua commissione parlamentare come legittimi rappresentanti del Myanmar, l’8 ottobre.

Il Parlamento europeo ha espresso il proprio sostegno al popolo del Myanmar nella sua “lotta per la democrazia, la libertà e i diritti umani” attraverso una mozione passata con 647 voti a favore, due contrari e 31 astenuti. L’organo europeo ha poi affermato di sostenere il CRPH, Comitato che rappresenta Pyidaungsu Hluttaw, e il GUN come unici rappresentanti delle legittime aspirazioni democratiche del popolo del Myanmar. Il Parlamento dell’Unione europea (UE) ha quindi invitato l’Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN) e altri governi stranieri ad includere e coinvolgere GUN e CRPH in un dialogo politico “autentico e inclusivo” e in sforzi volti alla risoluzione pacifica della crisi che sta interessando il Myanmar.

Secondo The Irrawaddy, citato da The Diplomat, il Parlamento europeo sarebbe la prima legislatura straniera a riconoscere il CRPH, un organismo formato dai legislatori della National League for Democracy (NLD) estromessi dai militari il primo febbraio scorso, e il GUN, formato lo scorso 16 aprile dal CRPH e dai suoi alleati. La mozione del Parlamento europeo ha poi condannato il colpo di Stato militare del primo febbraio scorso, la repressione violenta del dissenso nato in risposta e ha chiesto al Consiglio europeo di continuare a imporre sanzioni contro l’attuale leader del Myanmar, il generale Min Aung Hlaing, e la sua giunta. In particolare, il Parlamento europeo ha raccomandato agli Stati membri dell’UE di imporre sanzioni a qualsiasi impresa statale del Myanmar, inclusa la Myanmar Oil and Gas Enterprise, di proprietà statale, che genera la più grande fonte di valuta estera della giunta.

La mozione del Parlamento europeo è arrivata pochi giorni dopo che, negli USA, Gregory W. Meeks ha presentato alla Camera dei rappresentanti il Burma Unified Through Rigorous Military Accountability (BURMA) Act del 2021, un disegno di legge che mira a “sostenere e proteggere il popolo birmano e ad inviare un segnale chiaro all’esercito del Myanmar”. Se approvata, la legge autorizzerebbe l’imposizione di ulteriori sanzioni statunitensi e autorizzerebbe la creazione di un coordinatore speciale per la democrazia birmana presso il Dipartimento di Stato.

Come riferito da The Diplomat, da un lato, la dimostrazione di sostegno del Parlamento europeo rappresenta una battuta d’arresto nel tentativo dell’amministrazione militare di ottenere il riconoscimento internazionale come legittimo governo ad interim del Paese. Dall’altro lato, però, è improbabile che Min Aung Hlaing e gli altri militari si aspettassero riconoscimento da parte del Parlamento europeo. Al contrario, la mozione di sostegno del Parlamento europeo è un passo importante per il GUN ma per la Commissione Europea estendere un simile riconoscimento implicherebbe necessariamente l’annullamento del riconoscimento della giunta militare e probabilmente la chiusura della sua missione a Yangon. Lo stesso varrebbe per gli Stati membri dell’UE e qualsiasi altro governo straniero che scegliesse formalmente di riconoscere il GUN come governo legittimo del Paese. Oltre a questo, riconoscere il GUN comporterebbe anche la responsabilità di offrirgli un sostegno più che retorico all’attuale lotta in corso tra GUN e militari e, sempre secondo The Diplomat, nessun governo occidentale sarebbe ancora disposto a farlo.

Il Myanmar versa in una situazione di crisi interna da quando l’Esercito ha preso il potere il primo febbraio scorso, dopo aver arrestato, la leader del governo civile che è stato rovesciato, Aung San Suu Kyi, l’allora presidente, Win Myint, e altre figure di primo piano dell’esecutivo. I poteri legislativi, esecutivi e giudiziari sono stati trasferiti al comandante in capo delle forze armate, Min Aung Hlaing, mentre il generale Myint Swe è stato nominato presidente ad interim del Paese. L’Esercito ha giustificato le proprie azioni denunciando frodi elettorali avvenute durante le elezioni dell’8 novembre 2020, che avevano decretato vincitore con l’83% dei voti la Lega nazionale per la Democrazia (NDL), il partito allora al governo con a capo Aung San Suu Kyi. Tali votazioni sono state annullate e l’Esercito ha promesso nuove elezioni entro agosto 2023. Intanto, il primo agosto, è stato nominato un nuovo governo provvisorio di cui Min Aung Hlaing è primo ministro e che ha sostituito il Consiglio di amministrazione di Stato che aveva fino ad allora guidato il Paese, effettuando un passaggio da un consiglio militare ad un governo transitorio.

In risposta a tali eventi, dal 6 febbraio, sono nati sia un movimento di disobbedienza civile, con il quale molti dipendenti pubblici hanno lasciato il proprio impiego, sia proteste della popolazione, che l’Esercito ha represso con la violenza. In secondo luogo, l’Esercito ha ripreso a combattere contro diverse milizie etniche presenti da decenni in Myanmar, le quali si sono avvicinate ai manifestanti fornendo loro anche addestramento militare. I combattimenti nelle aree periferiche del Paese stanno generando centinaia di migliaia di sfollati. Infine, il 16 aprile scorso, più membri del Parlamento birmano deposti, alcuni leader delle proteste e altri rappresentanti di alcune minoranze etniche del Paese hanno istituito il governo di unità nazionale (GUN), che, dal 5 maggio scorso, ha un corpo armato noto come Forza di difesa del popolo. Il GUN e le sue milizie sono stati classificati come un gruppo terroristico l’8 maggio scorso. Il 7 settembre scorso, il presidente ad interim del GUN, Duwa Lashi La, ha dichiarato lo stato di emergenza e ha lanciato una “guerra difensiva”.

Al momento, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite deve ancora risolvere la questione su chi dovrebbe detenere il seggio all’Onu del Myanmar, decisione che ha recentemente rinviato alla fine della sua sessione annuale a novembre.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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