L’incontro tra Stati Uniti e governo dei talebani in Qatar

Pubblicato il 11 ottobre 2021 alle 11:45 in Afghanistan USA e Canada

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Il 10 ottobre si è concluso un incontro di due giorni tra i delegati degli Stati Uniti e i rappresentanti del governo dei talebani, a Doha, in Qatar. Le parti hanno discusso di sicurezza, terrorismo e tutela dei diritti umani. 

Il portavoce del Dipartimento di Stato, Ned Price, ha riferito che, il 9 e 10 ottobre, una delegazione inter-agenzia si è recata a Doha per incontrare “alti rappresentanti dei talebani”. Inoltre, Price ha sottolineato che i colloqui si sono concentrati sulle preoccupazioni in materia di sicurezza, terrorismo e sul passaggio sicuro per i cittadini, statunitensi e no,n che transitano in Afghanistan, nonché sui diritti umani. A tale proposito, è stato trattato il tema della partecipazione del genere femminile alla vita sociale afghana. In seguito, le  parti hanno discusso della fornitura da parte degli Stati Uniti di una “solida assistenza umanitaria” a beneficio diretto del popolo afghano. “Le discussioni sono state sincere e professionali”, ha aggiunto Price, ribadendo che i talebani saranno giudicati dall’amministrazione statunitense solo sulla base delle loro azioni. 

Dall’altra parte, il Ministero degli Esteri di Kabul ha riferito che l’incontro di due giorni con i rappresentanti degli Stati Uniti è andato bene. I talebani hanno “accolto con favore l’offerta statunitense di fornire assistenza umanitaria”, sottolineando che le autorità locali faciliteranno questo processo. Tuttavia, il governo ha specificato che tale supporto “non deve essere collegato a questioni politiche”. Il Ministero ha giudicato l’incontro, definendolo “positivo”. Secondo la dichiarazione, le parti hanno discusso in dettaglio una serie di questioni, anche politiche. Tuttavia, i rappresentanti dei talebani hanno sottolineato la necessità di compiere sforzi per ripristinare le relazioni diplomatiche e attuare pienamente l’accordo firmato tra le due parti sempre a Doha, il 29 febbraio del 2020. 

Tali dichiarazioni potrebbero fare riferimento agli avvertimenti lanciati il 28 settembre da Zabihullah Mujahid, un portavoce dei talebani, che ha intimato agli USA di smettere di sorvolare il suolo afghano. “Stiamo assistendo alla violazione da parte degli Stati Uniti dell’accordo di Doha e delle leggi internazionali. Le attività statunitensi sono contrarie a quelle promesse a Doha, in Qatar. Speriamo che rivedano le proprie azioni e mettano fine alle intrusioni nel nostro spazio aereo”, ha dichiarato. “Chiediamo a tutti i Paesi, in particolare agli USA, di rispettare la sovranità dell’Afghanistan secondo le leggi internazionali. Ci aspettiamo rispetto reciproco da parte di tutti per evitare problematiche”, ha esortato Mujahid, aggiungendo: “Secondo le leggi internazionali, ogni Stato è responsabile della difesa della sovranità del proprio spazio aereo e terrestre”.

A proposito dell’accordo di Doha del febbraio 2020, è necessario specificare che i talebani stessi non hanno rispettato numerose delle condizioni previste dall’intesa, tranne quella di non attaccare le truppe statunitensi prima del ritiro totale dall’Afghanistan. Tra gli esempi più discussi c’è la mancata cessazione dei rapporti con al-Qaeda e le continue offensive sul campo, anche contro i grandi centri abitati, tra cui la capitale Kabul. La situazione è particolarmente incerta sul fronte della sicurezza, poiché già prima del ritiro militare degli Stati Uniti dall’Afghanistan, la CIA e la Defense Intelligence Agency degli USA avevano avvertito che l’organizzazione terroristica nota come al-Qaeda sarebbe stata in grado di ricostituirsi in Afghanistan entro un tempo che varia da uno a tre anni. 

In tale contesto, il Paese sta vivendo un momento di trasformazione delicato, che arriva a seguito di decenni di profonda instabilità politica. Come è noto, a seguito del crollo del regime sovietico, i talebani si erano già affermati come gruppo dominante in Afghanistan. Alla fine di una sanguinosa guerra civile tra fazioni armate, questi erano riusciti a prendere il controllo di gran parte dell’Afghanistan dal 1996. Con l’invasione degli Stati Uniti del 2001 e l’intervento della NATO nell’agosto 2003, il governo dei talebani è stato deposto, ma i militanti sono rimasti attivi e hanno continuato compiere offensive per destabilizzare il Paese. Con una serie di attacchi alle istituzioni afghane, considerate “burattini” delle potenze straniere, le milizie talebane hanno tentato più volte di riprendere il controllo di Kabul.

Dopo quasi due decenni di conflitto, un accordo di pace tra gli Stati Uniti e i talebani, firmato il 29 febbraio 2020, con la precedente amministrazione statunitense guidata da Donald Trump, aveva rappresentato un punto di svolta significativo. Tuttavia, l’intesa non ha mai messo fine alle violenze sul campo. Considerata la perdurante instabilità e l’aumento degli scontri, il 29 gennaio scorso, il nuovo presidente statunitense Joe Biden aveva affermato di voler riesaminare l’accordo con i talebani. Tuttavia, il 14 aprile, Washington aveva confermato il ritiro delle truppe statunitensi dall’Afghanistan entro settembre, tre mesi più tardi rispetto alla scadenza concordata dall’amministrazione Trump, fissata per il primo maggio. Ciò ha portato i talebani ad affermare che non avrebbero partecipato ad iniziative diplomatiche fino a quando i soldati stranieri si sarebbero trovati nel proprio Paese. Nel frattempo, le offensive su tutto il territorio afghano hanno cominciato ad intensificarsi e sono culminate nella presa di Kabul del 15 agosto. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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