Libia: un governo parallelo a Est è un’ipotesi “vicina”

Pubblicato il 11 ottobre 2021 alle 14:19 in Africa Libia

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La Missione di Sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) ha esortato il governo di unità nazionale a far fronte alle problematiche presentate dal vice primo ministro, Hussein al-Qatrani, dopo che quest’ultimo ha affermato che l’istituzione di un esecutivo parallelo a Est è un’ipotesi “reale e vicina”.

Le parole del vice premier, originario della Cirenaica, sono giunte in un comunicato del 10 ottobre, rilasciato a margine di una riunione con altri ministri e funzionari del governo libico, provenienti da Est, durante la quale il primo ministro ad interim, Abdulhamid Dabaiba, è stato accusato di non riuscire a gestire le divergenze a livello politico e di non aver rispettato clausole dell’accordo politico del 2015 e i principi guida della road map stabilita a Tunisi a novembre 2020, il cui obiettivo è, tra gli altri, garantire l’unificazione delle istituzioni. Dabaiba, nello specifico, è stato accusato di aver preso decisioni a nome del Consiglio dei Ministri, consultando una ristretta cerchia di persone, e violando, in tal modo, la competenza di alcuni ministri. Anche il bilancio di Stato, a detta di al-Qatrani, sarebbe stato presentato solo ad alcuni membri dell’esecutivo e, in generale, il premier risulta avere pochi contatti con lo stesso vice. Alla luce di ciò e con la sospensione delle quote in alcuni settori pubblici e agenzie, l’opinione pubblica della Libia orientale sta esercitando pressione per formare un governo parallelo a Est.

Un’altra questione toccata da al-Qatrani è quella relativa al ministro della Difesa, un incarico tuttora ricoperto da Dabaiba. Sebbene ciò sia stato concordato al momento della formazione del governo ad interim, il 5 febbraio, per il vicepremier, ad oggi, non vi sono motivi che giustifichino il mantenimento di tale portafoglio ministeriale da parte di Dabaiba, il quale sarebbe incapace di nominare un nuovo ministro. Al contempo, al-Qatrani ha segnalato una mancanza di equità nella distribuzione delle nomine dei vertici delle aziende e delle ambasciate su base regionale. “Condanniamo e denunciamo le irresponsabili dichiarazioni mediatiche del primo ministro, che non servono l’interesse superiore del Paese, ma aumentano la divisione e il conflitto tra la popolazione”, ha infine affermato il vice primo ministro.

Nel corso dell’incontro del 10 ottobre, i funzionari della Cirenaica hanno poi invitato Dabaiba ad affrontare urgentemente ciò che è stato menzionato nel comunicato, chiedendogli di rispettare la tabella di marcia e un’equa distribuzione delle posizioni tra le regioni. Inoltre, è stata evidenziata la necessità di ripristinare le istituzioni sovrane e le unità amministrative centrali, precedentemente trasferite a Tripoli, in Cirenaica. In caso contrario, il rischio è una escalation con conseguenze negative per la popolazione libica e la comunità internazionale, oltre che per l’unità del Paese Nord-africano.

A seguito delle parole di al-Qatrani, UNSMIL ha invitato il governo di unità nazionale ad affrontare senza indugio i problemi menzionati nella dichiarazione dei funzionari della Cirenaica, dal vice primo ministro, a ministri, agenti e sindaci dei comuni. In una dichiarazione diffusa il 10 ottobre stesso, la Missione ha invitato tutte le parti in Libia a impegnarsi in un dialogo diretto e costruttivo, al fine di trovare soluzioni alle preoccupazioni emergenti e di continuare ad aderire alla tabella di marcia approvata dal Forum di dialogo politico libico. Parallelamente, tutti gli attori coinvolti sono stati esortati a scongiurare una possibile escalation, astenendosi da azioni che potrebbero minare l’unità del Paese, le sue istituzioni e il suo popolo, minacciare la sicurezza nazionale e internazionale, e ostacolare, direttamente o indirettamente, lo svolgimento delle elezioni, calendarizzate per il 24 dicembre. 

La Missione onusiana ha ricordato che vi sono risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, in base alle quali è possibile prendere in considerazione misure nei confronti di individui o entità che ostacolano il completamento della transizione politica in Libia. Motivo per cui, le parti sono state invitate a trovare compromessi, nell’interesse del Paese e del popolo stesso. Inoltre, è stata ribadita l’importanza di rispettare il 24 dicembre come data per le prossime elezioni, così come stabilito nella tabella di marcia approvata dal Forum di dialogo politico libico e avallata dalla Risoluzione n. 2570 del 2021. L’obiettivo è rispondere alle aspettative della popolazione libica, la quale attende di eleggere i propri rappresentanti e proseguire la strada verso una democrazia, con nuove istituzioni e autorità che traggono legittimità e forza dal popolo stesso. La situazione attuale, a detta di UNSMIL, non solo è insostenibile, ma rischia di provocare instabilità e divisione.

Le elezioni presidenziali e legislative sono al momento calendarizzate per il 24 dicembre 2021, sebbene la Camera dei Rappresentanti con sede a Tobruk abbia proposto di tenere quelle parlamentari a distanza di 30 giorni, presumibilmente a gennaio 2022. Al di là della data effettiva e delle divergenze che continuano a caratterizzare il processo elettorale, le elezioni rappresentano il culmine della fase di transizione democratica che la Libia sta vivendo. Quanto accaduto prima il 5 febbraio, con la nomina delle nuove autorità esecutive da parte del Forum di dialogo politico, e poi il 10 marzo, con il voto di fiducia al governo ad interim, ha rappresentato un momento “storico” per il Paese Nordafricano, che, dal 15 febbraio 2011, è stato teatro di una perdurante crisi e di una lunga guerra civile. Ad aver dato nuovo impulso al percorso politico vi è stato l’accordo di cessate il fuoco, siglato a Ginevra il 23 ottobre 2020 nel quadro del Comitato militare congiunto 5+5.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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