Iraq, elezioni legislative anticipate: affluenza alle urne del 41%

Pubblicato il 11 ottobre 2021 alle 9:35 in Iraq Medio Oriente

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Sono state chiuse le urne in Iraq, dopo che, il 10 ottobre, l’elettorato è stato chiamato a esprimere la propria preferenza per scegliere i 329 membri della Camera dei Rappresentanti. Secondo quanto riportato dall’Alta Commissione elettorale indipendente, lunedì 11 ottobre, l’affluenza alle urne è stata pari al 41%. Tale percentuale è in calo rispetto a quella registrata alle precedenti elezioni, del 12 maggio 2018, quando era stato raggiunto il 44,52%.

Al momento, si è in attesa dei risultati preliminari, che si pensa possano essere diffusi già nelle prossime ore, considerato che la Commissione elettorale aveva precedentemente affermato che l’esito provvisorio delle votazioni sarebbe stato annunciato entro 24 ore dalla chiusura dei seggi. I risultati definitivi, invece, dovranno essere resi noti entro due settimane. Secondo quanto riportato dalla medesima Commissione, sono stati 9.077.779 gli iracheni che si sono recati alle urne, su un totale di circa 25 milioni di cittadini aventi diritto di voto. In ciascuno dei 18 governatorati iracheni, la percentuale di affluenza è stata varia. Il tasso più elevato, pari al 54%, è stato registrato a Duhok, nella regione del Kurdistan iracheno, seguito dal 48% di Salah al-Din e dal 46% di Diyala e Babil. Come evidenziato da al-Arabiya, i dati sull’affluenza alle urne hanno messo in risalto lo scarso entusiasmo della popolazione di Baghdad. In particolare, a Baghdad al-Rusafa la percentuale è stata pari al 31%, mentre a Baghdad al-Karkh questa ha raggiunto il 34%. Tali cifre sono da considerarsi basse. Nel frattempo, Muqtada al-Sadr, vincitore delle precedenti elezioni e alla guida della maggiore coalizione nel precedente Parlamento, Sairoon, ha annunciato, nella sera del 10 ottobre, che il proprio blocco sarà nuovamente il maggiore all’interno dell’organismo legislativo. La Camera dei Rappresentanti determinerà, a sua volta, la nomina dei futuri premier e capo di Stato.

Il 10 ottobre, l’elettorato iracheno è stato chiamato a scegliere tra 3249 candidati, di cui 951 donne e 789 indipendenti. Il numero ha rappresentato un forte calo rispetto alle precedenti elezioni, del 12 maggio 2018, dove concorsero 6.982 candidati. Tale diminuzione è stata attribuita altresì all’adozione di una nuova legge elettorale, ratificata dal presidente iracheno, Barham Salih, il 5 novembre 2020, la quale non consente più ai partiti di fare campagna elettorale su liste unificate. L’obiettivo è stato consentire agli elettori di assegnare la propria preferenza non solo ai partiti politici, ma anche a candidati indipendenti, così da ridurre il monopolio dei partiti tradizionali. Nel fare ciò, le diciotto province del Paese sono state divise in 83 collegi uninominali da diecimila elettori, diversamente dal passato dove ogni provincia fungeva da singolo distretto elettorale. I seggi saranno assegnati a coloro che otterranno il maggior numero di voti nelle liste elettorali della propria circoscrizione. Inoltre, il 25% dei seggi verrà destinato a quote rosa, mentre 9 a minoranze religiose o etniche, di cui 5 ai cristiani. I rappresentanti eletti rimarranno in carica per un periodo di quattro anni.

Secondo quanto affermato dal capo della Commissione elettorale, Jalil Adnan, le elezioni del 10 ottobre sono state caratterizzate da una forte “disciplina”, il che è motivo di orgoglio. A favorire un risultato simile vi è stata anche la presenza di osservatori internazionali inviati dalle Nazioni Unite e dall’Unione Europea, il cui obiettivo è stato garantire l’equità e la trasparenza del processo elettorale e prevenire fenomeni di frode e astensione, dissipando i timori di chi temeva violenze e compravendita di voti, elementi che hanno spinto la popolazione ad avere scarsa fiducia nel sistema politico iracheno. Parallelamente, il presidente Salih, il primo ministro, Mustafa al-Kadhimi, e i leader delle forze politiche hanno precedentemente firmato una nuova intesa denominata “Codice di condotta elettorale”, che obbliga i partiti a non interferire con i compiti del Commissione elettorale, e a creare pari opportunità per i candidati.

Tuttavia, il tasso di affluenza registrato mostra come la popolazione irachena non abbia creduto alle promesse di chi ha affermato che le elezioni legislative anticipate avrebbero contribuito a mandar via l’élite politica al potere. Sin dall’ondata di mobilitazione scoppiata il primo ottobre 2019, i cittadini iracheni ne richiedono le dimissioni, in quanto considerata corrotta e non in grado di gestire il Paese. A tal proposito, proprio le manifestazioni di ottobre 2019 hanno determinato la caduta del governo di Adel Abdul Mahdi e la successiva nomina di al-Kadhimi. Quest’ultimo, sin dall’inizio del suo mandato, il 7 maggio 2020, ha promesso elezioni anticipate, rispondendo a una delle principali richieste della popolazione.

Tuttavia, secondo diversi analisti, sarà difficile assistere a un cambiamento significativo nel panorama iracheno, il che potrebbe spingere la popolazione a ribellarsi, aprendo le porte verso una nuova crisi. Inoltre, anche l’esecutivo di al-Kadhimi, che ha dichiarato che il tasso di disoccupazione ha superato il 20%, è stato accusato di non aver mantenuto le promesse, soprattutto a livello economico. “Anche se le loro intenzioni sono vere, lo Stato iracheno non ha le capacità finanziarie necessarie a realizzare le sue promesse”, ha dichiarato un attivista, Ahmed Haqqi, aggiungendo: “Il Paese è limitato dai debiti, dalla corruzione e dalle gravi crisi, problemi che non possono essere risolti nemmeno con quattro tornate elettorali”. Infine, altri esperti ritengono che sarà difficile per le alleanze e i partiti in carica ottenere la maggioranza necessaria per andare al governo, pari a 165 seggi. In tal caso, non è da escludersi un nuovo mandato per al-Kadhimi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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