Crisi diplomatica tra Algeria e Francia: Tebboune richiede il “rispetto totale”

Pubblicato il 11 ottobre 2021 alle 10:54 in Algeria Francia

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Il presidente dell’Algeria, Abdelmadjid Tebboune, ha affermato che il ritorno dell’ambasciatore algerino a Parigi è condizionato al “rispetto totale” del proprio Paese da parte della Francia. Le dichiarazioni si collocano nel quadro della crisi diplomatica tra Algeri e Parigi, che ha provocato il richiamo dell’ambasciatore algerino a Parigi, Mohamed Antar Daoud, e la chiusura dello spazio aereo algerino agli aerei militari francesi.

Le parole della presidenza algerina sono giunte il 10 ottobre, a cinque giorni di distanza dalle dichiarazioni del capo dell’Eliseo, Emmanuel Macron, che, il 5 ottobre, si era detto pronto a una distensione delle tensioni tra Francia e Algeria. L’origine dell’inasprimento dei rapporti è stato fatto risalire alle dichiarazioni di Macron del 30 settembre, rilasciate nel corso di un incontro con alcuni giovani discendenti di cittadini francesi che hanno partecipato alla Guerra d’Algeria. In particolare, il presidente francese ha fatto riferimento a una “rendita commemorativa” e a un sistema “politico-militare”, su cui è stato costruito il Paese Nord-africano dopo il 1964, e ha denunciato “una storia ufficiale completamente riscritta e che non si basa su verità”.

Per Algeri, le parole di Parigi, definite dei “commenti irresponsabili”, sono da considerarsi una forma di ingerenza “inammissibile” negli affari interni del Paese Nord-africano. “Dimentichiamo che l’Algeria un tempo volta era una colonia francese. La storia non dovrebbe essere falsificata”, ha poi dichiarato Tebboune, il 10 ottobre, ai media algerini, nella sua prima dichiarazione pubblica dalle affermazioni di Macron, durante la quale ha chiesto il “rispetto totale” da parte francese. Ciò, è stato evidenziato, è la precondizione necessaria al ritorno dell’ambasciatore algerino in Francia. Il capo di Stato Algerino ha poi fatto riferimento ai “crimini” perpetrati dalla Francia durante i 130 anni di colonizzazione, che avrebbero provocato 5,6 milioni di martiri, i quali continuano a chiedere di ripristinare i propri diritti.

Circa il divieto di sorvolo agli aerei militari francesi, impegnati nell’operazione “Barkhane” in Mali, il capo di Stato algerino ha affermato che non si tratta di una chiusura definitiva dello spazio aereo algerino, in quanto “nelle relazioni diplomatiche non esiste nulla di irreversibile”. Tuttavia, ha spiegato il presidente, il proprio Paese è stato attaccato nella propria “carne, nella propria storia, nei propri martiri”, e, pertanto, si sta difendendo come può. A proposito della storia algerina e della relativa colonizzazione francese, Tebboune ha poi dichiarato: “Non possiamo comportarci come se nulla fosse”. “Per il resto, si tratta di loro questioni interne”, è stato aggiunto, con allusioni ai possibili obiettivi elettorali auspicati da Macron.

Nelle dichiarazioni del 10 ottobre, Tebboune ha poi preso di mira il ministro dell’Interno francese, Gérald Darmanin, circa il numero di immigrati illegali algerini da rimpatriare dalla Francia. “Moussa Darmanin ha costruito una grande menzogna”, ha affermato il capo di Stato algerino, chiamando il ministro con il suo secondo nome. In particolare, a detta di Tebboune, non vi sono mai stati 7.000 algerini da deportare. “La Francia ha parlato con noi di più di 94 algerini. Non ce ne sono mai stati 7.000″, ha affermato Tebboune, chiarendo che, dei 94 individui inclusi nelle liste presentate nel 2020 e nel 2021, Algeri ha accettato l’espulsione di 21 individui e ne ha rifiutati solo 16. I rifiuti sono da collegarsi a persone legate al terrorismo in Francia, non in Algeria, e alcuni di loro non hanno familiari nel Paese Nord-africano, ha chiarito il presidente.

Per Tebboune, poi, l’Algeria non dovrebbe essere trattata al pari di Tunisia e Marocco nella decisione di Parigi, del 28 settembre, di ridurre il numero di visti concessi ai cittadini algerini, tunisini e marocchini. In particolare, il numero di visti rilasciati per Algeria e Marocco è stato ridotto del 50%, mentre i visti concessi per i cittadini tunisini sono stati ridotti di due terzi. Stando a quanto affermato dal ministro dell’Interno francese, la mossa rappresenta una risposta al rifiuto dei tre Paesi Nord-africani di riprendersi alcuni dei propri cittadini, espulsi dalla Francia perché responsabili di crimini, “radicalizzati” o senza permesso di soggiorno.

Tuttavia, per Tebboune, Algeria e Francia sono legati da “accordi speciali”. “La riduzione dei visti è una questione che ricade sotto la sovranità di tutti gli Stati, compresa l’Algeria, purché rispetti gli accordi di Evian e gli accordi del 1968, che dettano determinate misure”, ha affermato il presidente algerino, con riferimento a degli accordi con cui gli algerini beneficiano di un regime specifico che facilita il loro ingresso in Francia, garantisce loro la libertà di stabilirsi nel Paese europeo come commercianti o lavoratori autonomi e un accesso più rapido ai permessi di soggiorno validi per dieci anni.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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