Cina-India: nessun accordo per ulteriori smobilitazioni militari al confine

Pubblicato il 11 ottobre 2021 alle 11:30 in Cina India

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’India e la Cina non hanno raggiunto un’intesa in occasione del 13esimo incontro a livello militare per risolvere le tensioni lungo la Linea di controllo effettivo (LAC), il confine de facto tra India e Cina, organizzato a Moldo-Chushul, il 10 ottobre. Le parti hanno continuato ad accusarsi reciprocamente per le tensioni di confine.

Il portavoce del comando occidentale dell’Esercito popolare di liberazione(EPL) della Cina, il colonnello Long Shaohua, ha riferito che l’incontro è avvenuto dal lato cinese della LAC. L’EPL ha affermato che, durante i dialoghi, la parte cinese ha profuso grandi sforzi per promuovere la distensione della situazione al confine e ha “dimostrato pienamente la sua sincerità”. Tuttavia, a detta cinese, la parte indiana ha ancora insistito su richieste “irragionevoli e irrealistiche”, rendendo più difficile la negoziazione. Long ha quindi ricordato che la Cina è fermamente determinata a salvaguardare la sovranità nazionale e spera che l’India non giudichi erroneamente la situazione. Pechino ha quindi chiesto a Nuova Delhi di apprezzare la situazione raggiunta a fatica nell’area di confine tra Cina e India, di rispettare gli accordi e i consensi raggiunti tra i due Paesi e le rispettive forze armate, di mostrare sincerità e di collaborare con la Cina per preservare la pace e la tranquillità nell’area di confine.

L’India ha respinto tali accuse dichiarando che la Cina non ha accettato i suggerimenti avanzati da Nuova Delhi per risolvere la situazione di confine. La parte indiana ha poi aggiunto che le tensioni lungo la LAC erano state causate da tentativi unilaterali da parte cinese di alterare lo status quo e in violazione degli accordi bilaterali .Come riferito dal quotidiano indiano Hinduistan Times, il 10 ottobre, in particolare, il problema sarebbe nato dal fatto che l’EPL non avrebbe voluto affrontare la questione della smobilitazione militare da tre aree di tensione che sono Hot Springs, Depsang Bulge e Charding Nullah Junction. Secondo la testata, sembrerebbe che la Cina non avrebbe voluto andare oltre rispetto alla smobilitazione concordata in occasione del 12esimo incontro di livello militare sulla LAC tra Cina e India.

Quello del 10 ottobre è stato l’ultimo round di colloqui per risolvere le tensioni sino-indiane lungo la LAC.  Il 12esimo incontro a livello militare era stato organizzato lo scorso 31 luglio ed era stato definito “costruttivo e utile a rafforzare la comprensione reciproca”. Al tempo, India Today aveva affermato che la Cina e l’India avevano firmato un accordo di principio che stabiliva la smobilitazione dei rispettivi eserciti da due punti di primaria importanza nella parte occidentale della LAC, nella postazione denominata PP17A. In particolare, la Cina avrebbe accettato di ritirarsi da tale area, nota anche come Gogra Post. Tuttavia, Pechino si sarebbe rifiutata di ritirare i propri uomini dalla postazione PP15, nota come Hot Springs.

La LAC è un punto cruciale nelle relazioni sino-indiane in quanto si regge su un fragile equilibrio in tutti e tre i settori in cui può essere suddivisa, ovvero quello orientale, centrale e occidentale. Nel 2020, le tensioni di confine tra gli eserciti indiano e cinese si sono riaccese in più segmenti della LAC. In particolare, tra il 5 e il 6 maggio 2020, si erano verificati i primi scontri fisici tra i due eserciti nella zona del passo di Nathu La, nello Stato indiano del Sikkim, nel settore centrale della LAC. Successivamente, il 15 giugno, un altro scontro era culminato nella morte di circa 20 soldati indiani nella valle di Galwan, situata tra l’area di Aksai Chin, amministrata dalla Cina, e il territorio indiano di Ladakh, nel settore occidentale della LAC. Per mesi, la Cina non aveva fornito un numero esatto dei propri caduti in tale episodio fin quando, lo scorso 19 febbraio, aveva annunciato di aver perso almeno 4 uomini e di aver riportato anche un ferito grave. L’episodio è stato l’incidente che ha causato il maggior numero di vittime tra i due eserciti dal 1967, nonché la prima volta dal 1975 in cui scontri di confine sino-indiani hanno causato vittime.

In seguito, il 7 settembre 2020, Nuova Delhi e Pechino si erano poi accusate reciprocamente di aver sconfinato nel territorio l’una dell’altra e di aver aperto il fuoco in segno di avvertimento, per la prima volta dal 1975, nella zona del lago Pangong Tso, un bacino che si estende dal territorio indiano di Ladakh fino alla regione autonoma del Tibet cinese e che è attraversato dalla LAC. Così facendo, le parti avevano violato un accordo firmato dalle due potenze il 29 novembre 1996 e che impedisce ad entrambe di aprire il fuoco o detonare esplosivi entro 2 km dalla LAC.

Parallelamente ai momenti di tensione, da maggio 2020, sono in corso più round di negoziati a livello militare e diplomatico per cercare di ridimensionare gli attriti lungo la LAC. Tra i risultati ottenuti, dal mese di febbraio 2021, le parti hanno iniziato a ritirare i soldati dei rispettivi eserciti schierati lungo il settore centrale della LAC all’altezza del lago Pangong Tso. Oltre a questo, c’è stata anche una smobilitazione delle rispettive forze armate anche nella Valle del Galwan a luglio 2021 e a Gogra nel successivo mese di agosto.

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione