Yemen: attacco contro il governatore di Aden, almeno 5 morti

Pubblicato il 10 ottobre 2021 alle 16:23 in Medio Oriente Yemen

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Il governatore della città yemenita di Aden, Ahmed Lamlas, è sopravvissuto ad un attacco realizzato con un’autobomba contro il suo convoglio di veicoli che ha però provocato 5 morti e almeno 10 feriti, il 10 ottobre. Non c’è ancora stata alcuna rivendicazione di responsabilità ma il portavoce del Consiglio di transizione meridionale (STC), Ali Al-Kathiri, ha accusato i gruppi militanti islamisti.

L’attacco è avvenuto nel distretto cittadino di Tawahi, secondo un rapporto di Al Arabiya che cita una fonte di sicurezza yemenita. Parlando con i media locali, il governatore di Aden ha dichiarato di stare bene, ma ha affermato che i suoi accompagnatori sono stati colpiti dall’esplosione. Anche il ministro dell’Agricoltura Salem al-Socotri è sopravvissuto all’esplosione, secondo quanto riferito dall’AFP e riportato da Al-Arabiya. Il primo ministro yemenita, Maeen Abdulmalik Saeed, ha ordinato un’indagine urgente sull’attacco. Entrambi i politici che erano l’obiettivo dell’attacco sono membri del Consiglio di transizione meridionale (STC) e Lamlas ne è il segretario generale.

Aden era già stata teatro di recenti violenze lo scorso 2 ottobre, in seguito a lotte tra le forze dello STC, sostenute dagli Emirati Arabi Uniti (UAE), e un gruppo armato religioso definito “rivale”, che era stato in precedenza membro del Consiglio di Transizione e che è guidato dal brigadiere Imam al-Noubi. Quest’ultimo, un ufficiale salafita precedentemente posto al comando di una fazione dello STC, nota come Cintura di sicurezza, si sarebbe separato dal Consiglio nel 2019, a seguito di dissidi con Aidarous al-Zubaidi, capo dello STC.

In Yemen, è in corso una guerra civile, descritta dall’Onu come la peggior crisi umanitaria al mondo, da quando i ribelli sciiti Houthi hanno iniziato a combattere per il controllo sulle regioni meridionali del Paese. Il 21 settembre 2014, sostenuti dal precedente regime del defunto presidente Ali Abdullah Saleh, gli Houthi avevano effettuato un colpo di Stato che aveva consentito loro di prendere il controllo delle istituzioni statali nella capitale Sana’a, ancora sotto il loro controllo. Il presidente legittimo Hadi era stato inizialmente messo ai domiciliari presso la propria abitazione nella capitale e, dopo settimane, era riuscito a fuggire, recandosi dapprima ad Aden, attuale sede provvisoria del governo yemenita riconosciuto a livello internazionale, e poi in Arabia Saudita, dove risiede tutt’ora. Hadi è sostenuto da una coalizione di Stati guidata da Riad, intervenuta militarmente nel conflitto il 26 marzo 2015, che comprende l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Sudan, il Bahrain, il Kuwait, il Qatar, l’Egitto, il Marocco, la Giordania e il Senegal. I ribelli sciiti Houthi sono sostenuti, invece, dall’Iran e dalle milizie libanesi filo-iraniane di Hezbollah.

Nel contesto generale della guerra civile yemenita, il governo riconosciuto a livello internazionale di Hadi e lo STC sono stati alleati contro gli Houthi. Tuttavia, le forze dello STC e quelle del governo di Hadi si erano scontrate a partire dal 7 agosto 2019, quando violente lotte avevano avuto inizio proprio nella città di Aden per poi propagarsi in altri distretti e città meridionali. Il successivo 5 novembre 2019 tali tensioni erano state interrotte dall’ accordo di Riad, mediato dall’Arabia Saudita e raggiunto dal governo yemenita, legato al presidente Rabbo Mansour Hadi, e dai gruppi secessionisti, rappresentati dallo STC. L’intesa aveva come obiettivo evitare un ulteriore “conflitto nel conflitto” in Yemen e scongiurare una spaccatura all’interno del fronte anti-Houthi, in particolare tra Riad e Abu Dhabi, vicine l’una ad Hadi e l’altra allo STC.

Tra le diverse clausole concordate in tale occasione, vi era la formazione di un nuovo governo yemenita unitario, equamente suddiviso tra Nord e Sud, ufficialmente annunciato il 18 dicembre 2020. Un risultato simile è stato motivo di speranza da parte di chi credeva che ciò potesse portare alla risoluzione del più ampio conflitto yemenita. Tuttavia, nel corso degli ultimi mesi, non sono mancati scontri tra gruppi rivali e tensioni popolari sfociate da crisi di diverso tipo, carenza di elettricità e risorse idriche in primis.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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