Taiwan celebra i 110 anni della Repubblica di Cina, Xi vuole la riunificazione

Pubblicato il 10 ottobre 2021 alle 11:10 in Cina Taiwan

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La presidente taiwanese Tsai Ing-wen ha affermato che Taiwan, che si autodefinisce Repubblica di Cina (ROC), e la Cina continentale, ovvero la Repubblica Popolare Cinese (RPC), non dovrebbero essere “subordinate l’una all’altra” ma mantenere lo status quo, in un discorso in occasione del 110°anniversario della ROC, il 10 ottobre. Il giorno prima, il presidente della RPC, Xi Jinping, ha invece ribadito la necessità della riunificazione di Taiwan con la Cina continentale.

A tal proposito, il 10 ottobre, Tsai ha chiesto il mantenimento dello status quo nello Stretto di Taiwan, sottolineando che farà del suo meglio per evitare che questo venga modificato unilateralmente. Tsai ha quindi aggiunto che la risoluzione delle divergenze esistenti nello Stretto di Taiwan richiede che le parti si impegnino in un dialogo condotto in condizioni di parità. In attesa della distensione nelle relazioni, la presidente taiwanese ha affermato che Taipei non agirà avventatamente, specificando, però, che il popolo di Taiwan non cederà alle pressioni. Tsai ha dichiarato che Taiwan continuerà a rafforzare le sue difese e a dimostrare la sua determinazione a difendersi, per garantire che nessuno possa costringere l’isola a seguire la strada che Pechino ha tracciato, perché questa non offrirebbe né uno stile di vita libero e democratico, né la sovranità per i 23 milioni di taiwanesi.

Tsai ha affermato che Taiwan deve resistere all’annessione o alla violazione della sua sovranità e ha sottolineato che il futuro della ROC deve essere deciso in base alla volontà del popolo taiwanese. Tsai ha quindi rinnovato l’impegno per “un sistema costituzionale libero e democratico” e ha dichiarato che: “La Repubblica di Cina e la Repubblica Popolare Cinese non devono essere subordinate l’una all’altra”. La presiedente taiwanese ha constatato che, con l’evoluzione della situazione internazionale, la ROC si trova nella situazione più complessa e mutevole degli ultimi 72 anni. Dal primo al 4 ottobre scorsi, ad esempio, Taiwan ha denunciato un totale di 149 incursioni aeree dell’Esercito popolare di liberazione (EPL) della Cina nella zona di identificazione di difesa aerea taiwanese a Sud-Ovest dell’isola.  Per Tsai, tali azioni hanno seriamente compromesso la sicurezza nazionale e della regione.

Le dichiarazioni di Tsai sono arrivate dopo che, il 9 ottobre, Xi ha affermato che la riunificazione della Cina con mezzi pacifici è in linea con gli interessi generali della Nazione cinese, che comprende i connazionali a Taiwan, in occasione di un incontro a Pechino per commemorare il 110esimo anniversario della Rivoluzione del 1911. Xi aveva aggiunto che coloro che dimenticano i loro antenati, tradiscono la madrepatria o dividono il Paese saranno disprezzati dal popolo e giudicati dalla storia. Il presidente cinese ha quindi ribadito che la questione taiwanese riguarda gli affari interni cinesi e che nessuno dovrebbe sottovalutare la determinazione e la capacità del popolo cinese di difendere la sovranità nazionale e l’integrità territoriale.  Xi ha dichiarato che la riunificazione sarà sicuramente completata.

Pechino considera l’isola una sua provincia, e quindi parte integrante del territorio nazionale, in base al principio “una sola Cina”. A Taipei, però, è presente un esecutivo autonomo e l’isola si auto-definisce la Repubblica di Cina (ROC), sostenendo di essere un’entità statale separata dalla Repubblica Popolare Cinese. Dal 2016, tale esecutivo è guidato dalla presidente Tsai Ing-wen, a capo del Partito progressista democratico (PPD), la quale ha sempre rifiutato di riconoscere il principio “una sola Cina” ed è stata rieletta con un’ampia maggioranza alle ultime elezioni sull’isola dell’11 gennaio 2020. Il governo di Pechino ha finora incoraggiato la riunificazione con mezzi pacifici, ma ha anche ripetutamente avvertito che l’isola sarebbe soggetta ad attacchi se dichiarasse formalmente l’indipendenza.

La ROC era nata a conclusione della rivoluzione di Xinhai, o Rivoluzione del 1911, iniziata con la rivolta di Wuchang del 10 ottobre 1911 a cui fece seguito una guerra civile che portò alla nascita della prima repubblica cinese, il primo gennaio 1912, dopo oltre duemila anni di dominio imperiale. La spaccatura tra RPC e ROC, invece, risale alla fine della guerra civile cinese combattuta a intermittenza tra 1927 e 1949 e conclusasi con la vittoria del Partito Comunista Cinese sul Guomindang, o Kuomintang (KMT), spesso definito partito nazionalista, e alla conseguente nascita della Nuova Cina, ovvero la RPC, il primo ottobre 1949. Dopo la sconfitta, il Guomindang si ritirò a Taiwan dove spostò il governo che aveva istituito nella Cina continentale e che, a livello internazionale, fu riconosciuto come governo dell’intera Cina fino al 1971, anno in cui le autorità di Pechino presero il posto di quelle di Taipei alle Nazioni Unite in rappresentanza della Cina con la Risoluzione 2758. 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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