Oman: l’economia continua a migliorare

Pubblicato il 10 ottobre 2021 alle 6:36 in Medio Oriente Oman

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L’economia omanita ha continuato a mostrare segnali di crescita, alla luce della ripresa dei prezzi di petrolio nei mercati globali e dell’attuazione di riforme economiche a livello nazionale. Ciò ha spinto l’agenzia di rating Standard & Poor’s a migliorare le proprie previsioni per Muscat.

Come riportato dal quotidiano al-Arab, il Sultanato del Golfo è riuscito a tenere sotto controllo il deficit di bilancio nell’anno in corso. A tal proposito, il 7 ottobre, il Ministero delle Finanze omanita ha dichiarato che il Paese ha registrato un deficit di bilancio di circa un miliardo di riyal, pari all’incirca a 2,6 miliardi di dollari, da gennaio ad agosto 2021, il che corrisponde a un calo del 46,2% su base annua. Durante lo stesso periodo, le entrate hanno raggiunto i 6,3 miliardi di riyal, ovvero 16,3 miliardi di dollari, registrando un aumento del 13,9%, sempre su base annua. Infine, stando a quanto riportato dalla medesima fonte, la spesa pubblica è aumentata dell’1,7%.

Secondo il Ministero, tale risultato è da collegarsi al miglioramento dei prezzi di petrolio e gas degli ultimi mesi, con il greggio che ha continuato ad oscillare tra i 68 e gli 82 dollari al barile. Come specificato in precedenza, i nuovi dati rappresentano segnali incoraggianti, altresì frutto delle riforme di consolidamento fiscale messe in atto dal Paese del Golfo per risanare la propria economia e far fronte a un deficit di bilancio che, nel 2020, era pari al 15,3% del Prodotto interno lordo (PIL). Tra queste, si annovera l’introduzione dell’imposta sul valore aggiunto (IVA) del 5%, che si prevede genererà rendimenti dell’1% sul PIL.

Di fronte a uno scenario simile, Standard & Poor’s, il 2 ottobre, ha migliorato le proprie prospettive per l’Oman, passando da stabile a positivo, anche in tal caso alla luce dell’aumento dei prezzi del petrolio e dei piani di riforma fiscale, che si prevede ridurranno il deficit pubblico omanita per i prossimi tre anni. L’agenzia di rating ha poi confermato il rating del credito sovrano in valuta estera e locale a lungo e breve termine a “B+/B”. “Le pressioni economiche e fiscali sull’Oman si stanno allentando” ha dichiarato l’agenzia in una nota, la quale ha altresì fatto riferimento alla graduale ripresa dalla pandemia di Covid-19. Secondo Standard & Poor’s, inoltre, il deficit di bilancio potrebbe scendere al 4,2% del PIL nel 2021, mentre l’attività economica potrebbe aumentare del 2,7% nel 2022, rispetto all’1,7 del 2021, con un conseguente miglioramento della performance finanziaria e una riduzione dell’indebitamento netto del governo. Tuttavia, a causa dei prezzi del petrolio, i più bassi registrati dal 2023, le riforme pianificate da Muscat potrebbero non essere sufficienti a correggere la traiettoria fiscale. Il fabbisogno totale di finanziamenti, deficit fiscale più debito in scadenza, si prevede rimarrà elevato, con una media di circa il 12% del PIL fino al 2024.

Sin dal crollo del prezzo del petrolio del 2014, il rapporto debito/PIL dell’Oman è balzato da circa il 15% nel 2015 all’80% nel 2020, mentre i piani per diversificare l’economia sono rimasti fermi. Nel corso dello scorso anno, invece, il Sultanato ha adottato diverse misure di austerity, che hanno aiutato Muscat a mantenere aperte le porte d’accesso ai mercati internazionali del debito, in vista di rimborsi pari a circa 11 miliardi di dollari tra il 2021 e il 2022. Parallelamente, a luglio scorso, il Paese ha deciso di rivolgersi al Fondo Monetario Internazionale (FMI) per elaborare una strategia a medio termine, rafforzare il quadro fiscale, guidare il programma di prestito del governo e far sì che il proprio sistema finanziario sia maggiormente “prevedibile”.

Da parte sua, il FMI ha mostrato ottimismo e ha previsto una crescita del 2,5% per l’anno in corso, grazie a un possibile aumento della produzione di idrocarburi e alle conseguenze positive della campagna di vaccinazione anti-Covid. Il deficit di bilancio, poi, dovrebbe migliorare, giungendo a -2,4% del PIL, per poi passare a una condizione di “surplus” nel medio termine. La missione del FMI ha poi considerato positive le misure fiscali e monetarie per il 2021 e il piano fiscale a medio termine 2020-2024 introdotte dal Paese. Anche le iniziative volte a migliorare le prestazioni delle aziende statali, a detta dell’organizzazione, contribuiranno a migliorare l’atmosfera competitiva e a rendere efficiente l’utilizzo di risorse statali, mentre le iniziative volte a sviluppare il settore delle energie rinnovabili si prevede avranno conseguenze positive per l’economia, attirando investimenti locali ed esteri e creando maggiori opportunità di lavoro.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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