Nigeria: attacco ad un mercato, 20 morti

Pubblicato il 10 ottobre 2021 alle 9:07 in Africa Nigeria

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Almeno 20 persone sono state uccise nello stato di Sokoto, in Nigeria, dopo che alcuni uomini armati hanno attaccato un mercato e dato fuoco ad automobili, il 9 ottobre.

Il consigliere speciale del ministro per gli Affari di Polizia di Sokoto, Idriss Gobir, ha dato notizia dell’accaduto, specificando che gli uomini armati viaggiavano a bordo di una moto e che hanno sparato casualmente, uccidendo più persone. Gobir ha poi aggiunto che le vittime sono state almeno 20 persone e i veicoli messi a fuoco nove. Un membro del Parlamento locale a Sokoto, Hussain Boza, ha attribuito la responsabilità dell’attacco alla mancanza di un’adeguata sicurezza nello Stato.  

Come riferito da Reuters, dal mese di dicembre 2020, la Nigeria Nord-occidentale ha assistito a un’ondata di rapimenti di studenti e abitanti dei villaggi a scopo di riscatto da parte di gruppi di banditi. L’ultimo di tali episodi risale al 7 ottobre scorso, quando gli agenti di sicurezza hanno salvato 187 persone che erano state rapite da bande armate nello Stato di Zamfara.

Dal 20 settembre scorso, invece, alcune parti dello Stato di Sokoto, così come altri Stati confinanti nella parte Nord-occidentale del Paese, sono stati sottoposti ad un blocco delle telecomunicazioni nell’ambito di un’operazione di sicurezza per interrompere le operazioni delle bande armate. Nello Stato di Sokoto, in particolare, la situazione di sicurezza verserebbe in gravi condizioni, al punto che, gli abitanti locali hanno iniziato ad organizzarsi in maniera autonoma contro la criminalità. Il 19 settembre scorso, ad esempio, circa dodici ore dopo che alcuni banditi avevano rapito e successivamente ucciso 2 persone nella comunità di Tangaza, un gruppo di abitanti locali avevano rintracciato e ucciso un totale di 6 uomini armati. Successivamente, in collaborazione con la polizia, un gruppo di “vigilantes”, armati di coltelli e pistole, avevano arrestato anche 4 dei sospetti rapitori. I residenti della comunità hanno però voluto che gli fossero consegnati, li hanno poi linciati e hanno bruciato i loro corpi.

Alcuni Stati del Nord-Ovest della Nigeria, tra cui Sokoto e Zamfara, hanno adottato misure straordinarie per cercare di arginare la crisi di sicurezza. Tra queste vi sono state il divieto di vendere carburante in taniche e il trasporto di legna su camion, volte a creare disagi alle bande di criminali che sono solite viaggiare in moto e accamparsi nelle foreste. Il governo di Zamfara ha anche ordinato a tutte le scuole statali di chiudere per prevenire ulteriori attacchi.

All’origine del fenomeno del banditismo vi sono una serie di antiche divisioni interne, che hanno alimentato la violenza armata, quali, ad esempio, le contese per le terre e le risorse idriche tra le etnie Fulani e Hausa, unite ad altri fattori, tra cui la diffusione di armi leggere e di piccolo calibro. Inoltre, secondo quanto emerso da una ricerca dell’Institute for Security Studies (ISS), a rendere ancora più pericolosa la minaccia sarebbe il fatto che i gruppi di banditi starebbero formando alleanze con i militanti islamisti appartenenti a Boko Haram.  Quest’ultima è un’organizzazione fondamentalista islamica originario della Nigeria attiva nel Paese dal 2009, quando ha iniziato la propria rivolta nel Nord-Est che si è poi propagata in Camerun, Niger e Ciad, causando una grave crisi umanitaria in tutta la regione. Il gruppo Boko Haram è particolarmente attivo nella zona del Lago Ciad, dove i militanti continuano a uccidere civili e a distruggere le abitazioni locali.

L’intera regione del Sahel e dell’Africa occidentale è caratterizzata da una crisi di sicurezza causata non solo dal banditismo, ma anche da traffici illeciti, scontri inter-etnici e continui attacchi di gruppi islamisti affiliati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico. Una delle organizzazioni più temute dell’area è lo Stato Islamico dell’Africa Occidentale (in inglese ISWAP). Si tratta di un gruppo nato da una divisione interna a Boko Haram, che ha giurato fedeltà allo Stato Islamico, nel 2016.

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Camilla Canestri

di Redazione

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