Iran: aumento del 20% nella produzione di uranio arricchito

Pubblicato il 10 ottobre 2021 alle 19:32 in Iran Medio Oriente

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Il capo dell’Organizzazione per l’energia atomica iraniana (AEOI), Mohammad Eslami, ha affermato che l’Iran ha prodotto oltre 120 kg di uranio arricchito al 20%, il 9 ottobre.

Eslami ha specificato che, con tale risultato, Teheran ha rispettato ampiamente una legge del Parlamento del dicembre 2020, che richiedeva la produzione di 120 chilogrammi di uranio arricchito del 20% in un anno, e che il Paese è in anticipo sui tempi. Eslami ha affermato che il reattore di ricerca presente a Teheran avrebbe dovuto ricevere il carburante da coloro che hanno sottoscritto dell’accordo sul nucleare iraniano, il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), il 14 luglio 2015, ma tale fornitura non sarebbe mai stata consegnata. Per questo, Eslami ha aggiunto che se l’Iran non avesse iniziato a produrre carburante la questione si sarebbe trasformata in un problema. Eslami ha poi aggiunto che la produzione di uranio metallico può essere considerata un pericolo agli occhi degli americani, ma Teheran farà ciò che è necessario per i propri interessi nazionali.

Il funzionario iraniano ha poi indicato che dopo che, il 26 settembre scorso, l’Iran ha insistito sul fatto che non avrebbe concesso l’accesso a ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) al sito di Tesa Karaj, situato nella periferia Nord-occidentale di Teheran, questo sarebbe stato oggetto di un attacco di sabotaggio, senza però approfondire. L’AIEA aveva precedentemente affermato che era necessario l’accesso al sito per sostituire le apparecchiature di monitoraggio danneggiate o distrutte durante un attacco di sabotaggio risalente al 23 giugno scorso alla struttura ma l’Iran aveva bloccato l’accesso. Per Eslami, l’AIEA non avrebbe né preso posizione né condannato “l’operazione terroristica” incoraggiando attacchi simili.

In un rapporto dello scorso settembre, l’AIEA ha affermato che le scorte iraniane di uranio arricchito del 20% ammontavano a più di 84 chilogrammi, rispetto ai 62,8 chilogrammi di tre mesi prima. Secondo i termini del JCPOA l’Iran doveva limitare l’arricchimento dell’uranio al 3,67 percento, ad eccezione delle sue attività per i reattori di ricerca.

Le potenze occidentali e Israele affermano di essere preoccupate che l’Iran possa essere in corsa per una bomba nucleare, ma i funzionari iraniani sostengono di non avere tali intenzioni.

Il JCPOA era stato firmato dall’Iran, dalla Cina, dalla Francia, dalla Russia, dal Regno Unito, dagli Stati Uniti, dalla Germania e dall’Unione europea il 14 luglio 2015. L’intesa aveva previsto limiti allo sviluppo del programma nucleare iraniano in cambio del progressivo allentamento delle sanzioni internazionali che gravavano su Teheran.  Tuttavia, l’8 maggio 2018, l’ex-presidente statunitense, Donald Trump, aveva ritirato il proprio Paese dal JCPOA e aveva reimposto sanzioni sull’Iran, ritenendo che il Paese non avesse rispettato gli impegni presi in modo soddisfacente. Le misure in questione hanno, da un lato, aggravato le condizioni economiche del Paese mediorientale, e, dall’altro lato, acuito le tensioni tra Iran e Stati Uniti. Teheran aveva violato più disposizioni del JCPOA e, il 4 gennaio scorso, ha ripreso l’arricchimento di uranio al 20% presso l’impianto nucleare sotterraneo di Fordow.

Il 6 aprile scoroso, una “Commissione mista” formata dai rappresentai dei Paesi che ancora fanno parte del JCPOA, ovvero Iran, Cina, Russia, Germania, Francia e Regno Unito, si erano incontrati di persona a Vienna. Anche una delegazione degli USA, guidata dall’inviato speciale di Washington in Iran, Robert Malley, era presente a Vienna, ma non aveva preso parte all’incontro con gli altri Paesi, in quanto Teheran si è rifiutata di negoziare in modo diretto con Washington, fino ad una completa rimozione delle sanzioni a suo carico. L’obiettivo degli incontri di Vienna è quello di riportare gli USA all’interno dell’intesa e di far sì che l’Iran torni a rispettare quanto da essa previsto. Al momento, tali dialoghi non hanno ancora prodotto gli esiti attesi.

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Camilla Canestri

di Redazione

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