Media russi: la Georgia favorevole al Format 3+3 sul Caucaso

Pubblicato il 10 ottobre 2021 alle 7:34 in Georgia Iran Russia

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Secondo quanto riferito l’8 ottobre dall’agenzia di stampa russa TASSil ministro degli Esteri della Georgia, David Zalkaliani, avrebbe dichiarato di essere favorevole alla creazione del nuovo format 3+3 su questioni economiche e di sicurezza del Caucaso.

Tale format includerebbe i tre Paesi dell’area (Georgia, Azerbaigian e Armenia), insieme ai loro “potenti vicini”, quali Turchia, Iran e Russia. Tuttavia, è necessario specificare che ad avanzare la proposta del format è stato il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, mercoledì 6 ottobre, durante una conferenza stampa, tenuta a margine del vertice di alto livello con l’omologo iraniano, Hossein Amir Abdollahian. Nonostante le dichiarazioni dei media russi, il Ministero degli Esteri georgiano ha più volte ribadito che il Paese non considera la partecipazione al formato 3+3 insieme alla Federazione Russa, considerato il fatto che Mosca “rafforza costantemente la sua presenza militare illegale nei territori occupati della Georgia”.

Secondo Lavrov, la dichiarazione congiunta di Russia, Armenia e Azerbaigian che ha posto fine al conflitto nel Nagorno-Karabakh conteneva “i principi” riguardanti le misure da adottare per stabilizzare la regione del Caucaso, tramite la riapertura delle vie di trasporto che, di conseguenza, avrebbe permesso di rilanciare i legami economici regionali. Questioni che, una volta risolte, avrebbero avvantaggiato anche altri attori regionali, quali la Georgia, secondo il ministro russo. “Anche Iran, Russia e Turchia, in quanto vicini più prossimi di queste tre Repubbliche, ne trarranno beneficio”, ha affermato il capo degli Esteri di Mosca. Stando a quanto riferito da Lavrov, l’Iran si è già detto favorevole all’iniziativa, così come la Turchia e l’Azerbaigian.  “Ci auguriamo che la Georgia, nonostante tutti i problemi che sta affrontando, possa essere interessata nella creazione di tale meccanismo di consultazione e coordinamento”, ha continuato Lavrov.

Durante il bilaterale russo-iraniano, i due ministri hanno posto sul tavolo dei negoziati la ripresa dei colloqui sul Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), altresì noto come accordo sul nucleare iraniano. Gli incontri nella capitale austriaca, lanciati il 6 aprile scorso, sono stati interrotti il 17 luglio, alla luce del “periodo di transizione” vissuto da Teheran con l’elezione di un nuovo presidente, Ebrahim Raisi. Successivamente, Abdollahian ha criticato la presenza israeliana nel Caucaso, area in cui Teheran non intende tollerare alcun mutamento degli equilibri geopolitici esistenti. Tali parole sono giunte dopo che, il 4 ottobre l’Azerbaigian aveva respinto le accuse di Teheran secondo cui l’Esercito israeliano si trovava nel Paese del Caucaso durante le esercitazioni militari condotte, il primo ottobre, dalle Forze Armate iraniane lungo il confine condiviso con l’Azerbaigian.

In tale quadro, è importante ricordare che la causa principale di attrito nelle relazioni tra Russia e Georgia è il supporto che la prima ha offerto alle forze separatiste dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud. Secondo Tbilisi, attraverso tale sostegno, Mosca avrebbe varcato la “linea rossa” che permetterebbe di riallacciare le relazioni diplomatiche tra i due Stati, un tempo alleati e parte dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS).

L’Abkhazia è una Repubblica autonoma, situata nella Georgia Nord-occidentale, che ha dichiarato formalmente l’indipendenza nel 1999. Solo pochi Paesi, in particolare la Russia, la quale è presente militarmente nella regione, hanno riconosciuto la sua indipendenza. Nel 1992, nel tentativo di ottenere l’indipendenza, i secessionisti in Abkhazia hanno dato il via ad una rivolta armata contro il governo centrale georgiano. Nel 1993, i ribelli hanno sconfitto le forze georgiane, con le quali hanno concordato, il 14 maggio del 1994, un cessate il fuoco. Nonostante l’accordo e il successivo dispiegamento di “peacekeepers” russi nella regione, le ostilità sono continuate e, nel 1999, la regione ha indetto un referendum, dichiarando poi formalmente la sua indipendenza. Tale mossa non è stata riconosciuta dalla comunità internazionale e la Georgia ha duramente criticato la Russia per aver sostenuto, anche militarmente, tale campagna secessionista. Il conflitto tra Georgia e Abkhazia si è ulteriormente aggravato in seguito alle elezioni del 2004 in Georgia, che hanno portato alla nomina del nuovo presidente, Mikheil Saakashvili. Tra le priorità del suo mandato politico, centrale è stata quella focalizzata sull’unità territoriale georgiana e sul controllo delle regioni separatiste del Paese, tra cui l’Abkhazia. Nel 2006, la Georgia è riuscita a prendere il controllo di una parte della gola di Kodori, in Abkhazia, anche se il resto della regione ha continuato ad autoproclamarsi indipendente.

Negli anni successivi, l’influenza russa in Abkhazia è diventata sempre più forte. Le tensioni si sono poi acuite, portando allo scoppio, nell’agosto 2008, di un altro conflitto. Un’altra regione georgiana, l’Ossezia del Sud, richiedeva l’indipendenza. Questo ha portato le autorità georgiane ad intervenire militarmente nell’area. In risposta, le forze armate della Federazione Russa, anche in questo caso a sostegno dei separatisto, hanno lanciato un rapido intervento militare nella regione che, nel giro di una settimana, si è concluso con la sconfitta delle truppe georgiane. A seguito di tale epilogo, i due Paesi hanno sottoscritto, il 15 agosto 2008, il cessate il fuoco. Gli accordi impegnavano la Russia a ritirarsi dal territorio georgiano e la Georgia a rinunciare all’uso della forza contro l’Ossezia e l’Abkhazia.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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